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La galleria degli orrori del 10 febbraio

Alla faccia delle parole del presidente della Repubblica, negazionismo e odio l’hanno ancora fatta da padroni in tutta Italia

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Anche questo 10 febbraio ha confermato che le Foibe rappresentano una pagina di storia che ancora spaventa la sinistra. D’altronde è significativo quanto confessato da un giornalista e storico come Paolo Mieli, cresciuto nell’estrema sinistra, nel programma Frontiere (lunedì sera su Rai Uno): «Se devo ricordare la prima volta che ho sentito parlare di foibe, penso agli anni Settanta. Ma pensavo alle foibe come un argomento di propaganda dell’estrema destra: una cosa inventata o gonfiata. Poi quando ne ebbi contezza, mi vergognai di questo e cercai di non parlarne più. Forse adesso è la prima volta che ne parlo in pubblico».

Se, poi, alle parole di Mieli, aggiungiamo quelle dello storico Guido Crainz, sempre nello stesso programma, il quadro si fa sicuramente più completo: «Vivevo a 60 km dal confine ma di quella storia io in realtà non ne sapevo nulla» e oggi «quando qualcuno mi ha chiesto perché ti sei occupato di questa storia… Io ci ho pensato un po’ e poi alla fine ho dato la risposta più onesta: per un rimorso, per il senso di colpa, avendo fatto lo storico per molti anni non me ne sono occupato».

Due testimonianze emblematiche dei silenzi in cui sono cresciuti gli italiani; nonché della “latitanza”, delle omertà o dei ritardi degli storici.

Adesso, però, che di Foibe se ne parla, la strategia è cambiata passando ogni anno sempre di più nel campo del negazionismo, del rovesciamento delle responsabilità o della strumentalizzazione politica. Le cronache stampa e i social di questi giorni straripano di odio, menzogne e messaggi deliranti. Impossibile (e disgustoso) dar conto di tutti, ci limiteremo ai casi più eclatanti.

Figuraccia del Pd a Basovizza

Al Pd, evidentemente, Mattarella va bene solo quando lo insedia al governo. Il duro monito del presidente è rimasto, infatti, lettera morta proprio nel corso della cerimonia ufficiale alla foiba di Basovizza (monumento nazionale). Nel momento in cui ha preso la parola Maurizio Gasparri, in rappresentanza della presidente del Senato, Casellati, la delegazione del Pd (composta fra gli altri dalla deputata Debora Serracchiani e dai senatori Giuseppe Zanda e Tatjana Rojc) si è platealmente allontanata protestando. Allucinate la spiegazione della stessa Serracchiani: «Basovizza è divenuta un palcoscenico della destra sovranista». Uno insulto ai martiri e uno garbo istituzionale che però i “giornaloni” del potere hanno cercato di giustificare. Così, il Corriere della Sera lascia intendere che Gasparri ha parlato solo come esponente di Forza Italia; mentre Repubblica ha criticato la Casellati per aver delegato Gasparri.

Il nostalgismo di Vauro

In tanti a sinistra sono rimasti agli anni ’70, ma il più nostalgico di tutti è senz’altro il sedicente vignettista Vauro, il quale, dopo aver liquidato le commemorazioni come una “caciara” ha definito il Giorno del Ricordo un «volgare e trucido strumento di propaganda sovranista e neofascista».

A Trieste tornano i “titini”

Attimi di autentica angoscia per molti cittadini di Trieste ignari del volgare “presidio antifascista” organizzato in piazza dei nostalgici dei partigiani che hanno seminato il terrore in città. Oltre alle bandiere della Jugoslavia di Tito (quella con la stella rossa) e al solito repertorio negazionista, sono apparsi anche manifesti e striscioni con scritte in sloveno a favore dei partigiani comunisti slavi. Ci sarebbe da chiedere alla ministra Morgese chi ha autorizzato una simile manifestazione di palese istigazione all’odio.

La partigiana sorridente

L’Oscar del nostalgismo sul web spetta però al Partito Comunista, di Marco Rizzo, che ha postato immagini propagandistiche del 1945, che ritraggono giovani partigiane jugoslave, con la stella rossa sul berretto. Il tutto accompagnato dalla dicitura: “Il revisionismo vuole equiparare le vittime ai carnefici. Non permettiamoglielo”.

Con Tito nel cuore

Nostalgico titino anche il segretario del Pd di Bruino (Torino), Stefano Marengo che, su Facebook, ha celebrato il Giorno del Ricordo postando una foto del maresciallo Tito con tanto di cuoricino. Post poi rimosso dopo le polemiche sollevate da parte di esponenti del centrodestra e il biasimo formale anche del segretario provinciale del Pd torinese.

Contro Norma Cossetto l’Anpi di Lecce…

A Lecce sono proseguite le polemiche dopo che l’Associazione dei partigiani aveva definito Norma Cossetto una «presunta vittima» delle foibe. Inutile ricordare loro che a Norma Cossetto (sevizia e poi infoibata) fu concessa la medaglia d’oro al merito civile da un presidente della Repubblica ex partigiano, quale Carlo Azeglio Ciampi.

…il sindaco “figlio di partigiano”

A volte, infatti, i figli e, soprattutto, “gli eredi” dei partigiani sono molto più faziosi. A Druento (TO), infatti, il sindaco Carlo Vietti ha negato la commemorazione di Norma Cossetto con questa bella motivazione: «Sono figlio di un partigiano, la mia lista è dichiaratamente antifascista e Druento ha una piazza dedicata a dodici martiri ammazzati per rappresaglia dai nazifascisti, quindi voterò contro. E poi, a pochi giorni dal ricordo della Shoah, questa richiesta mi sembra una vergogna, una strumentalizzazione».

…e persino “Repubblica”

Contro la povera Norma, diventata evidentemente un simbolo troppo scomodo, ha sciolto il suo livore anche l’edizione torinese del quotidiano fondato da Scalfari, con questo titolo: “La Regione regala il libro sulla fascista uccisa nelle foibe”. Naturalmente questo dovrebbe scatenare l’indignazione dei democratici contro “la fascista”, tanto che nell’articolo si rincara la dose: «Norma Cossetto, la giovane istriana iscritta ai gruppi universitari fascisti». Chissà se sapessero che anche Ingrao, Napolitano e tanti altri dirigenti del vecchio Pci erano stati dirigenti del Guf.

Scritte e danneggiamenti

Infine, sarebbe lungo l’elenco di atti vandalici e ingiuriosi. A Carpi (MO) un ventenne di origine serba è stato sorpreso mentre imbrattava la Stele dedicata ai Martiri delle Foibe; danneggiate due targhe di marmo all’interno dell’ex campo profughi di Marina di Carrara (MC) che sono intitolate alle vittime delle foibe e all’esodo delle popolazioni giuliano dalmata; a Sassari è stata danneggiata la targa di via Martiri delle Foibe; a Cassino sono comparse scritte: “10 100 1000 foibe”.

Inutile aggiungere che nessuno di questi episodi ha avuto l’onore di essere menzionato nei Tg al pari dei segni apparsi sulle case di alcuni ebrei.

 

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