Una famiglia italiana costretta a lasciare la propria città in Istria
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Negare o giustificare: ecco le strategie per nascondere la verità

La maggior parte dei corpi non fu mai ritrovata... quindi “non esistite”; l’esodo, poi, quasi non esiste e nelle scuole si cerca di parlarne il meno possibile

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Seconda parte –
Abbiamo visto ieri come siano state costruite a tavolino le tesi utilizzate per contrastare l’impatto emotivo del genocidio e della pulizia etnica compiuta dai partigiani comunisti jugoslavi in Venezia Giulia al termine della Seconda guerra Mondiale.
Da una parte c’è che mira a “giustificare” quanto avvenuto (come se si potessero giustificare la soppressione di più di 10.000 persone, le sevizie, le torture, gli stupri). Poi ci sono, anche, quelli che negano queste cifre.

Chiediamo quindi ancora a Silvano Olmi, giornalista e ricercatore storico, componente della direzione nazionale del Comitato 10 Febbraio di chiarire anche questo aspetto.

«Il comunismo, in ogni parte del mondo, agisce come la mafia: ti fa sparire. Non ritrovando i cadaveri delle vittime, e non essendo consultabili documenti di fonte jugoslava, gli storici negazionisti possono sostenere qualsiasi cosa. Purtroppo, un numero preciso dei martiri non c’è, perché non si sono potuti recuperare i corpi da tutte le foibe, come per esempio in quella più celebre, Basovizza, monumento nazionale sul Carso triestino. Sono stati recuperati i corpi degli infoibati del 1943. ma per quelli del 1945 è stato più difficile. La maggior parte delle foibe si trovano in territorio jugoslavo (oggi sloveno o croato) e sono quindi rimaste inesplorate.
Allora bisogna ragionare sugli scomprasi. Almeno 5 mila sono le vittime triestine (4.122 i nomi nell’elenco del sindaco Gianni Bartoli), altri 500 a Fiume, a Gorizia la stele nel Parco della Rimembranza riporta i nomi di 695 infoibati, di cui circa 200 partigiani bianchi (cioè anticomunisti). A questi bisogna aggiungere le vittime di Pola, di Zara e degli oltre 100 paesi dell’Istria e della Dalmazia. Per questo si calcola almeno 10-12 mila vittime.
Quello che importa comunque non è l’esatta contabilità, ma l’esistenza id una volontà di annientamento della presenza italiana».

Un’altra tecnica di disinformazione riguarda soprattutto internet e i “social” dove talvolta vengono utilizzate foto sbagliate…

«Sì, capita talvolta che siano utilizzate immagini che nulla hanno a che vedere con le foibe e l’uccisione di cittadini italiani. Immagini che hanno tratto in inganno anche trasmissioni televisive come “Porta a Porta”. Le immagini false più note sono quelle della fucilazione di alcuni cittadini slavi ad opera di soldati italiani e il recupero delle salme degli ufficiali polacchi massacrati dai sovietici nelle fosse di Katyn. Sull’uso delle immagini bisogna fare molta attenzione, perché in questo caso la disinformazione si basa su un teorema: se è falsa la foto, di conseguenza è falso anche tutto quello che viene sostenuto nell’articolo o nel post».

Queste sono le tecniche di disinformazione relative alle foibe. Riguardo all’Esodo invece…

«Dell’Esodo cercano di non parlarne proprio o di liquidarlo con poche battute. Anche lì contestano la cifra ufficiale di 300-350 mila esuli ma il tentativo più importante è di ignorarlo, principalmente per due motivi. Il primo è la vergognosa ostilità manifestata nei confronti degli esuli da parte del Partito Comunista Italiano, soprattutto ad Ancona e a Bologna per citare i casi più eclatanti.
Vale la pena di ricordare a chi non sa, che il Pci è stato sempre favorevole ad ogni concessione agli slavi. Ricordiamo la proposta di Togliatti per la cessione di Trieste o i 2 mila operai di Monfalcone che furono mandati a lavorare in Jugoslavia e che, dopo la rottura fra Tito e Stalin, finirono deportati nel campo di prigionia di Goli Otok.
Il secondo motivo è proprio la portata dell’Esodo con città come Pola abbandonate dal 90% della popolazione, interi paesi rimasti pressoché deserti. Portata che dimostra l’italianità di quelle terre e di quelle popolazioni. Un dramma che Simone Cristicchi, con il suo recital “Magazzino 18”, è riuscito a far conoscere, a divulgare in modo efficace. Non a caso Cristicchi, è stato contestato dall’estrema sinistra e da partigiani, proprio perché il suo spettacolo era terribilmente scomodo».

Cosa pensate delle iniziative dell’Anpi?

«Auspichiamo sempre di poter arrivare ad un confronto sereno e senza pregiudizi con l’Anpi nazionale. Purtroppo, però, soprattutto a livello locale pullulano le iniziative “negazioniste” che puntano sulla disinformazione, così come la contestazione di iniziative come la proiezione del film “Red Land – Rosso Istria” o del fumetto “Foiba rossa” entrambi incentrati sulla tragica vicenda di Norma Cossetto».

Eppure, non tutti i partigiani sono comunisti.

«Vero. Basterebbe riguardare le pubblicazioni del CLN istriano come “Foibe. La tragedia dell’Istria” oppure il giornale clandestino “Il Grido dell’Istria”. La collezione dei 53 numeri pubblicati tra l’agosto 1945 e il 10 febbraio 1947 è stata ristampata in copia anastatica alcuni anni fa dall’Associazione Nazionale Dalmata e, sfogliandola, si possono fare scoperte interessanti- A dimostrazione che i fatti che oggi si vogliono negare o ridimensionare erano molto ben conosciuti».

Come Comitato venite invitati a parlare nelle scuole?

«Raramente. Sono ancora poche le scuole che, in Italia, celebrano in modo adeguato il Giorno del Ricordo. Ogni anno bisogna trovare presidi e professori consci dell’importanza di far conoscere agli studenti questa tragica pagina dimenticata o addirittura strappata della storia italiana. Ma, la maggior parte, si disinteressano o frappongono intralci burocratici. Spesso, invece, sono gli studenti che ci invitano, per parlare di quello che non c’è scritto sui libri di testo e che i loro insegnanti non vogliono spiegare».

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