/

Marcello Veneziani: «Ecco come si reagisce al declino»

Intervista all’autore di “Dispera bene”, il nuovissimo libro scritto per vecchi e ragazzi ma “vietato” a politici e potenti

tempo di lettura: 6 minuti

Atteso da mesi, annunciato da pochi, è in distribuzione da oggi “Dispera bene. Manuale di consolazione e resistenza al declino”, l’ultimo libro di Marcello Veneziani (Marsilio Editori). Un saggio snello (160 pagine) ma denso di pensieri e di riflessioni, scritto con quello stile leggero, a volte allegorico, sempre brillante che Veneziani eredita dalla sua attività di polemista e corsivista d’attualità. Per presentare questo libro da non perdere, abbiamo rivolto alcune domande all’autore.

“Dispera bene” viene presentato come «Un manuale per reagire al declino – della civiltà o personale – al tempo che passa, alla vita che finisce». Quindi dobbiamo aspettarci un elenco di regole sociali e morali? 

«No, non ci sono elenchi né regole; c’è un tentativo di ripensare la nostra vita, una forma di filosofia pratica, applicata, e di cambiare atteggiamento rispetto alle cose e, in particolare, rispetto alle quattro nemiche dell’umanità: la solitudine, il dolore, la vecchia e la morte. È un manuale di consolazione, ma anche di resistenza al declino; declino di civiltà ma anche nostro, personale. E parte da una considerazione: la speranza non è l’ultima a morire, ma la penultima. Poi finisce anche la disperazione, e da lì che bisogna ripartire…».

In “Nostalgia degli dei” (Marsilio 2019) lei aveva descritto un nuovo Panteon, con 10 divinità archetipiche dei principi che dovrebbero guidare l’esistenza (ma che si sono ormai persi). Qui tenta un’impresa ancora più ardua: condensare il suo pensiero in massime e metodi concreti per affrontare la vita?

«In quel testo esponevo i principi, le idee di riferimento, la visione del mondo e gli dei. Qui cerco di trarne le conseguenze e di far derivare una condotta coerente da quelle idee esposte in “Nostalgia degli dei”. Insomma, come essere all’altezza degli dei. Per dirla in linguaggio filosofico, quella era la teoria, questa è la fenomenologia. Perché compito di un pensiero non è solo conoscere ma anche trasformare».

Lei dedica il suo libro ai giovani (e agli anziani) e indirizza persino una “lettera aperta” a un ragazzo della classe duemila… Davvero pensa che i ragazzi della Generazione Z, i nativi social, leggano libri e siano disposti ad ascoltare consigli etici? 

«Si, il libro è stato pensato in particolare per gli estremi dell’anagrafe, i vecchi e i ragazzi, arrivando anche ai due poli estremi, i morenti e i neonati, a cui rivolgo una postilla. So bene quanto sia difficile rivolgersi ai ragazzi, quanto siano refrattari e sconnessi rispetto alle generazioni precedenti. Ma il tentativo fa fatto, e a me capita ogni giorno di incontrare ragazzi sensibili a questi temi. In ogni caso, come diceva Guglielmo il taciturno: “Non occorre sperare per intraprendere né riuscire per perseverare”. Questo significa rendere bella e fruttuosa la disperazione…».

Questo libro è l’ultimo di una serie dedicata a riflessioni filosofiche, ma è anche una guida per «guardare alla realtà e affrontare le sfide del presente». Quanto influisce in questo la sua antica passione politica e l’attuale passione civile. 

«Sicuramente influisce la passione civile e politica ma ancor più influisce la delusione maturata da essa. Uno dei capitoli del mio libro è un’esortazione a stare lontani dalla politica, perché sparge solo illusioni, non cambia nulla, succhia energie che andrebbero meglio usate in altri contesti. Ecco un tema importante, come sublimare le energie della politica e rivolgerle altrove. Fuori dal potere è la via, la verità e la vita».

A proposito di potere: ci sarebbe un particolare politico o uomo di Stato (anche non italiano) cui consiglierebbe “caldamente” di leggere il suo libro?

«Sarebbe un consiglio inutile, per quasi tutti loro, con le dovute, nobilissime eccezioni. Anzi, se dovessi individuare un anti-target del mio libro indicherei proprio quelle categorie: questo libro non si rivolge ai politici e agli uomini di potere; oppure, se preferisce, metterei un’avvertenza di tipo medico: tenere questo libro lontano dalla portata dei suddetti…».

Non appartenendo alle due categorie “a rischio” consigliamo, invece, “caldamente”, a tutti voi di avventurarvi nella lettura di “Dispera bene”. Gli spunti di ragionamento e di discussione (se ancora ci fossero gli spazi e il tempo per esercitarli) proposti da Veneziani in questo libro sono tantissimi e tutti strettamente attuali, vitali… drammatici.

La lettura di queste pagine è come l’assunzione di una medicina, magari amara, ma necessaria per evitare che la mente degradi nella quotidianità asfissiante della banalità. Come ogni medicina, ci da la speranza che una via d’uscita (di guarigione) ci sia. Una meta oltre la disperazione esiste, ma bisogna riconquistare abilità e sensibilità dismesse. Bisogna ritrovare lo stupore del bello, il senso della preghiera, il silenzio dei morti. Coltivare l’arte e l’amore con la stessa cura che il contadino pone alla sua vigna.

In definitiva, riprendendo i “target” indicati da Veneziani, bisogna riuscire a guardare il mondo con gli occhi del bambino e affrontarlo con la saggezza dell’anziano.

Lascia un commento

Orwell.live vorrebbe inviarti notifiche push per tenerti aggiornato sugli ultimi articoli