Elezioni: le 5 anomalie emiliane

Si avvicina la data del voto e la roccaforte della sinistra ha ormai schierato tutte le sue truppe a difesa: dalle sardine ai vescovi...

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Siamo entrati negli ultimi 10 giorni di campagna elettorale per le elezioni regionali in Emilia, durante i quali non possono più essere diffusi i sondaggi elettorali. Ufficialmente bisogna accontentarsi degli ultimi rilevamenti che, però, tenuto conto del margine di errore, indicano di fatto un sostanziale equilibrio tra il candidato del Pd, Stefano Bonaccini, e la candidata del centrodestra, Lucia Borgonzoni. Alla fine, come sempre, saranno importanti i voti degli indecisi o di quelli che preferiscono non dire per chi votano. Categoria – quest’ultima – particolarmente numerosa in una regione come la rossa Emilia-Romagna, dove il potere “del Partito” e dei suoi derivati economici è ancora fortissimo (vedi la nostra inchiesta).

Al momento tutti i sondaggi danno Bonaccini in vantaggio di circa 2 punti sulla rivale (con una forbice però che si sovrappone) mentre, tra le coalizioni, è quella del centrodestra che sarebbe in vantaggio di circa 3 punti.

Questa rischia di essere la prima anomalia emiliana: il voto disgiunto. Come si sa, alle regionali, si può anche votare il candidato presidente (di una coalizione) e poi mettere la croce su un partito che non lo appoggia. Qui entrano in ballo gli elettori grillini (che vengono dati tra il 5 e il 7%) ma, soprattutto, quelli della estrema sinistra (ben due liste si richiamano al Partito comunista). Sono questi vetero-leninisti che potrebbero votare il loro partito come “bandiera” ma indicare come presidente Bonaccini per “salvare l’Emilia dal salvinismo”.

La seconda anomalia è la totale assenza dei leader della sinistra e, soprattutto, dei ministri. In questi giorni, i giornali (filo-dem) hanno accusato Salvini di vergognarsi della Borgonzoni, perché adesso si presenta sul palco da solo. La verità è che, mentre Salvini tenta il record delle 200 comparsate in piazza, intanto la Borgonzoni partecipa ad altre iniziative anche con candidati di altre liste che la appoggiano. Chi davvero si vergogna sembrerebbe essere, invece, proprio Bonaccini.

Si vergogna del Pd (il cui simbolo non compare mai abbinato al suo volto). Si vergogna di Zingaretti (che in Emilia ha fatto solo un pranzo senza dare troppo nell’occhio). Si vergogna, soprattutto, di Conte e dei suoi ministri, che hanno avuto il divieto assoluto di mettere piede in Emilia.

La terza anomalia è che questo governo, così bistrattato e misconosciuto da Bonaccini, sta invece facendo di tutto per aiutarlo. Dopo aver rinviato a luglio le tasse impopolari (come la plastic tax) ora sta rinviando a dopo il 25 qualsiasi questione importante: dai decreti sicurezza (che La Morgese vorrebbe modificare) al voto per la messa in stato di accusa di Salvini, dal MES alla prescrizione. Così come è sparita nuovamente dall’agenda del Parlamento (succede a ogni elezione)  la fatidica legge sullo “Jus soli” o “Jus culture”… insomma: quella per dare il voto agli immigrati. A proposito… anche le navi delle ONG sono in pausa pre-elettorale e l’immigrazione si è fermata.

Quarta anomalia (ma questa era attesa) la definitiva sepoltura del povero don Camillo. Ormai la nuova chiesa bergogliana è diventata sodale dei nipoti di Peppone (questo Guareschi, però, lo aveva già predetto nel 1968). Infatti, i vescovi emiliani, guidati da quel bel personaggio che è il cardinale Matteo Zuppi (quello dei “poltellini” per islamici) è scesa in capo con un accorato “appello” in cui c’è tanto buonismo, europeismo, democrazia, Costituzione, accoglienza, solidarietà, ecologismo… ma un isterico urlo finale: «In Emilia-Romagna non possiamo tollerare che si ceda il passo a sovranismi e populismi». Chiaro?

Quinta e ultima anomalia è la differenza di stile con cui si chiuderanno le campagne elettorali. Salvini ha scelto di chiudere la sua a Bibbiano. Una scelta forte e simbolica, decisa subito dopo che Bonaccini aveva, invece, rinunciato al suo incontro elettorale nel comune reggiano per timore del flash-mob promosso da un gruppo di genitori dei bimbi allontanati ingiustamente dalle famiglie.

Bonaccini, invece, preferisce lo stile “Primo maggio”; quindi per lui comizio e grande concerto in piazza a Bologna, organizzato dalle sardine, per domenica 19.

Fantastico lo slogan: «sei ore di musica, parole, luci, sei ore di umanità». Gli organizzatori assicurano che ci saranno molti artisti, «forse anche internazionali, persone del mondo dello spettacolo, del cinema, dell’editoria». Non ne dubitiamo. Per le sole spese vive hanno un budget di 65.000 euro, raccolti «con donazioni»… non è dato sapere di chi, né se siano solo questi i costi messi a budget. Tanto papà Prodi, di certo. la “mancetta” a Santori l’avrà data.

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