Nel cuore della notte… lo sai con chi sta parlando il tuo iPhone?

Una recente ricerca ha mostrato come 5.400 trackers nascosti nelle App si succhino i nostri dati in una sola settimana

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Prima parte –
Sono le 3 del mattino. Sai cosa sta facendo il tuo iPhone? «Il mio è stato occupato in modo allarmante», ha dichiarato Geoffrey A. Fowler a The Washington Post. «Anche se lo schermo è spento e io sto russando, le App trasmettono molte informazioni su di me a società di cui non ho mai sentito parlare. Il tuo iPhone, probabilmente, sta facendo lo stesso».

«Un recente lunedì sera, una dozzina di società di marketing, società di ricerca e altri “succhia-dati personali” hanno ricevuto segnalazioni dal mio iPhone – continua nel suo racconto. – Alle 23:43 un’azienda chiamata Amplitude ha appreso il mio numero di telefono, e-mail e posizione esatta. Alle 3:58, un’altra di nome Appboy ha ricevuto un’impronta digitale del mio telefono. Alle 6:25, un tracker chiamato Demdex ha ricevuto un modo per identificare il mio telefono e ha inviato un elenco di altri tracker da accoppiare. Per tutta la notte, c’è stato un comportamento sorprendente con un nome familiare: Yelp. Stava ricevendo un messaggio che includeva il mio indirizzo IP – una volta ogni cinque minuti».

Sono dichiarazioni forti che, tuttavia, ormai, non dovrebbero più stupirci, date le numerose violazioni della privacy perpetrate dai nostri device – online e anche offline – come abbiamo già visto nelle nostre precedenti riflessioni. I nostri dati hanno una vita segreta in molti dei dispositivi che utilizziamo ogni giorno, dal parlare negli altoparlanti Alexa alle smart TV. Ma ci troviamo dinanzi a un enorme punto cieco quando si tratta delle società di dati che sondano i nostri telefoni.

Potresti pensare di poter contare su Apple per conoscere, magari con qualche fatica, tutti i dettagli sulla privacy. Dopotutto, è stato pubblicizzato in un annuncio recente che dice: “Ciò che accade sul tuo iPhone rimane sul tuo iPhone”. Le cose però non stanno proprio così.

Le App per iPhone che sono state scoperte a rintracciare gli utenti passando informazioni a terze parti – proprio mentre dormivano – includono Microsoft OneDrive, Intuit’s Mint, Nike, Spotify, The Washington Post e IBM’s Weather Channel. Una App, il servizio Citizen per la segnalazione di reati, ha condiviso informazioni di identificazione personale in violazione della sua stessa politica sulla privacy.

Il nostro iPhone, quindi, non solo alimenta i tracker dei dati mentre dormiamo. In una sola settimana sono stati scoperti oltre 5.400 tracker, principalmente nelle App, escluso l’incessante traffico di Yelp.

Sbagliato, però, pensare che sia un problema solo di iOS ed Apple. I tracker rappresentano un problema anche sui telefoni con Android di Google. Anzi, Google non lascerà nemmeno entrare il software di protezione tracker di Disconnect nel suo Play Store. Le regole di Google, infatti, vietano le App che potrebbero interferire con un’altra App che visualizza annunci pubblicitari.

Se Geoffrey A. Fowler ha spiegato ciò che le aziende possono ottenere se si utilizzano le impostazioni di privacy predefinite, Patrick Jackson, ex ricercatore della National Security Agency, che è Chief Technology Officer di Disconnect, ha collegato l’iPhone di Fowler a un software speciale in modo da poter esaminare il traffico. Secondo la Disconnect, quei tracker indesiderati avrebbero raccolto 1,5 gigabyte di dati nell’arco di un mese.

I primi risultati della ricerca di Jackson sullo smartphone di Fowler dicono che i tracker delle App sono come i cookie sui siti Web che rallentano i tempi di caricamento, sprecano la durata della batteria e fanno sì che annunci inquietanti ti seguano su Internet.

Perché i tracker si attivano nel cuore della notte? Alcuni produttori di App li mettono in azione quando il telefono è in carica o quando non interferiscono con altre funzioni. Questi eventi si verificano su iPhone se hai consentito il “refresh delle App in background”, che è l’impostazione predefinita di Apple.

Un esempio tipico è DoorDash, servizio di consegna degli alimenti. Appena avvii l’App, invii i dati a nove tracker di terze parti, anche se non lo sai. I produttori di App usano questi tracker come scorciatoie per la ricerca. Alcuni sono come “consulenti” che i produttori di App pagano per analizzare ciò che le persone toccano e guardano. Altri, infine, pagano i produttori di App spremendo valore dai nostri dati per indirizzare gli annunci.

Nel caso di DoorDash, un tracker chiamato Sift Science ottiene un’impronta digitale del telefono (nome del dispositivo, modello, identificatore dell’annuncio e dimensioni della memoria) e persino dati di movimento dell’accelerometro per aiutare a identificare le frodi. Altri tre tracker aiutano DoorDash a monitorare le prestazioni dell’App, incluso uno chiamato “Segment” che instrada i dati successivi tra cui indirizzo di consegna, nome, e-mail e corriere. Gli altri cinque tracker di DoorDash, inclusi Facebook e Google Ad Services, aiutano a capire l’efficacia del suo marketing. La loro presenza significa che Facebook e Google sanno ogni volta che accedi a DoorDash.

La società di consegna dice di non consentire ai tracker di vendere o condividere i nostri dati, ma la sua politica sulla privacy mette le mani avanti: «DoorDash non è responsabile delle pratiche sulla privacy di queste entità» c’è scritto.
(1 – Continua)

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