I giornalisti italiani vincono la guerra delle fake news

Una incredibile sequela di informazioni distorte, fale o sensazionaliste sono la testimonianza di una informazione sempre meno libera e credibile

tempo di lettura: 7 minuti

Ogni guerra più o meno combattuta sul campo, comporta un altro tipo di guerra, più sottile e pericolosa, quella della propaganda e delle menzogne (oggi si chiamano fake news) che accompagnano le operazioni militare. L’esempio ormai storico è la tragica vicenda della Seconda guerra del Golfo, iniziata nel marzo 2003, dagli Usa con l’invasione dell’Iraq di Saddam Hussein, accusato di essere un dittatore sanguinario e di possedere “armi di distruzione di massa”. L’amministrazione Bush fornì alla stampa anche le foto dai satelliti spia, ma queste armi si rivelarono (a invasione terminata) soltanto una grande bufala architettata per orientare il consenso mondiale all’occupazione americana.

Non sempre è facile capire quali siano le notizie vere e quelle false in situazioni confuse dove mancano riscontri, ma il dovere di un giornalista serio sarebbe quello di non prendere come “oro colato” ciò che viene detto da una delle parti in causa. Così come, forse, è davvero meschino soffiare sul fuoco della paura quando già le preoccupazioni sono forti. Eppure è proprio quello che è successo anche in quest’ultima settimana, dopo l’uccisione a Baghdad del generale iraniano Qassem Soleimani, da parte di un drone americano, cui è seguita la risposta iraniana dei missili lanciati contro due basi americane in Iraq.

Tanto per vendere qualche copia in più alcuni giornalisti sconsiderati hanno iniziato a parlare di «inizio della III Guerra Mondiale» (Corriere della sera, seguito da Fanpage); mentre il Tempo ci spiegava “Come salvare i risparmi dalla terza guerra mondiale” e Repubblica, il 9, ci informava che “Grazie a Twitter evitata la terza guerra mondiale”.

Altra fake news da irresponsabili quella secondo cui il drone che ha ucciso Soleimani era partito dalla base siciliana di Sigonella (Il Manifesto). Notizia palesemente illogica, considerando che gli Usa hanno una dozzina di basi e aeroporti intorno all’Iran, mentre Sigonella dista 2.600 chilometri dall’obiettivo da colpire. Eppure, è stata ripresa (seppure con il punto interrogativo anche dal Sole 24 ore, dal Messaggero e da molti altri).

“Iran la minaccia atomica” è il titolo allarmista sparato a piena pagina del Mattino (ma l’argomento ha campeggiato sulle prime pagine di molti giornali). Questa è palese disinformazione perché tutti sanno che il programma atomico iraniano è stato a lungo sospeso e comunque è ancora lontanissimo dal concludersi. Quello che tutti i giornalisti hanno invece taciuto è che le bombe atomiche le hanno – a decine – gli americani (sulle navi e nelle basi saudite) e gli israeliani. Magari l’occasione era buona per ricordare anche che la “minaccia atomica” l’abbiamo noi in casa, visto che ad Aviano (Pordenone) e a Sigonella (Catania) sono di stanza i caccia americani dotati di questa poco simpatica arma.

Altra notizia tipica della propaganda, lo scambio di minacce reciproche. Gli Usa pronti a colpire 52 obiettivi tra cui anche siti archeologici e monumenti (che secondo gli Usa e il Giornale «ospitano basi militari»…), mentre l’Iran, a sua volta, minacciava di colpire 35 basi americane.

Al di là della guerra dei numeri avrebbe dovuto scatenare ilarità (se la situazione lo avesse permesso) il modo con cui è stata presentata agli ascoltatori del Tg7 la notizia della esercitazione con cui sono stati fatti decollare in contemporanea 52 F35 (caccia bombardieri) che, secondo “l’ingenuo” commentatore italiano, erano «pronti a colpire altrettanti obiettivi iraniani» come indicato da Trump. Peccato che i 52 aerei siano decollati per l’esercitazione dalla base aerea di Hill, nello Utah cioè a 12.000 chilometri dall’Iran…

Infine, veniamo al giorno del lancio dei missili iraniani contro le basi americane, quando si diffonde la notizia che l’attacco ha provocato 80 morti. “Notizia proveniente da Teheran” (Repubblica). Le agenzie di stampa scrivono che la «televisione di Stato iraniana cita fonti ben informate della Guardia Rivoluzionaria secondo le quali circa 80 persone sono state uccise, ed altre 200 sono rimaste ferite, in seguito al raid». Propaganda? Disinformazione? In ogni caso superficialità e sensazionalismo dietro alla diffusione acritica visto che, in contemporanea, fonti americane (e anche della Difesa italiana) riferivano che tutti i soldati erano illesi perché – avvisati per tempo – avevano raggiunto i rifugi.

Qualsiasi giornalista attento, senza neppure essere esperto, avrebbe dovuto capire subito che si trattava di una azione quantomeno anomala. I video (americani o iraqueni) mostravano i missili “piovere” indisturbati dal cielo, senza che contro di loro fossero azionati i sistemi “antimissile” che sono efficientissimi: basti pensare ad analoghe situazioni in Israele, dove mai nessun razzo riesce ad arrivare a destinazione.

Uno strano attacco, in cui – questo però si è appreso dopo – gli iraniani hanno avvisato con anticipo per non creare vittime e gli americani hanno ritenuto di non sprecare neppure i soldi della difesa missilistica. Tanto ci hanno rimesso solo un po’ di capannoni e infrastrutture che costano meno di un singolo missile.

Alla fine, non si è capito neppure quanti missili siano stati effettivamente sparati, fonti americane (quindi non attendibili) dicono che i missili andati a segno sarebbero soltanto 4. La Cnn arriva addirittura a ipotizzare che gli iraniani abbiano mancato volontariamente i loro bersagli.

Vale la pena di riportare, al riguardo, la dichiarazione dell’ambasciatore iraniano in Italia, Hamid Bayat alla AdnKronos: «Negli ultimi 200 o 300 anni l’Iran non ha mai cominciato una guerra contro nessuno, e anche oggi noi non cerchiamo una guerra». Il bombardamento è stata «una risposta circoscritta, non per provocare vittime ma per far capire che qualsiasi altra azione ostile da parte degli Usa avrà una risposta dura». Ma questo i TG non lo dicono.

Lascia un commento

Orwell.live vorrebbe inviarti notifiche push per tenerti aggiornato sugli ultimi articoli