Scenari di guerra 3: cambiamenti che destabilizzano

Il mondo sunnita si divide sul ruolo dei Fratelli musulmani, mentre quello sciita va identificandosi sempre più con Hezbollah, e questo fa tremare Israele. Per cui...

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Terza parte –
In questi giorni, per cercare di capire cosa stia succedendo nello scenario africano e mediorientale, al di là delle banalità e delle bugie che ci vengono raccontate, abbiamo prima valutato le contrapposizione religiose, poi gli interessi legati al grande business delle risorse energetiche. Tuttavia, dobbiamo necessariamente introdurre altri elementi di valutazione. L’analisi ha, però, sempre al centro il complesso mondo islamico, perché è nei Paesi di questa Fede che si sono generati tutti i conflitti degli ultimi vent’anni, anche per il fatto che è attorno a essi che ruotano i più grandi interessi economici.

Come abbiamo già scritto, all’interno dell’Islam, gli equilibri di forza sono andati mutando in questi ultimi anni. Ripartiamo, ancora una volta, dal tentativo fallito di creare il Grande Califfato sunnita, attraverso le cosiddette “primavere arabe”; tentativo che si è sostanzialmente infranto con la fine della guerra civile in Siria, ma non solo.

LA FRATELLANZA DELLA GUERRA SANTA

Il primo fallimento fu in Egitto. Anche questo Paese subì la sua “rivoluzione” con la destituzione di Mubarak (2011) e l’arrivo al potere di Mohamed Morsi, esponente della Fratellanza musulmana, la potente organizzazione che ha supportato tutta la campagna delle “primavere arabe” e che ancora oggi supporta – per esempio – il premier libico Al Sarraj.

Cosa sono i Fratelli musulmani? Sono una organizzazione politica fondata in Egitto nel 1928. Da allora a oggi si è radicata in tutto il mondo sunnita (Turchia compresa) come principale organizzazione politico-militare-religiosa del fondamentalismo islamico. In seno alla Fratellanza musulmana sono nate (o si sono sviluppate) tutte le organizzazioni, legali e illegali, politiche o terroristiche che, dal dopoguerra a oggi, hanno contraddistinto la “jihad” (guerra santa, interiore ed esterna, per affermare l’Islam).

In Egitto, i Fratelli Musulmani erano stati cacciati (e perseguitati) da Nasser negli anni Sessanta del Novecento. Mubarak li riammise nel 1984 e fu ripagato con la rivolta del 2011. Giunti alla presidenza con Morsi, i Fratelli iniziarono subito a modificare le leggi nella direzione dell’Islam più integrale. Questo, però, scatenò la reazione dell’esercito che, sotto la guida di Abdel Fattah al-Sisi, prese il potere mettendo di novo fuorilegge la Fratellanza.

Tutto questo spiega – per esempio – perché l’Egitto, oggi, appoggi il leader della Cirenaica, Khalifa Haftar. Appunto per impedire un governo della Fratellanza nella confinante Libia.

Dopo la sconfitta delle milizie jahadiste in Siria, però, la Fratellanza è caduta in disgrazia anche presso i grandi sponsor (Arabia Saudita, Oman, Emirati). Lo dimostra la vicenda dei Madkhali, corrente salafita radicale, molto forte in Libia, un tempo schierata con il governo. L’anno scorso, però, Rabee al-Madkhali (fondatore del movimento e considerato uno dei pensatori più radicali del salafismo) ha emesso una fatwa (condanna) che esorta i suoi seguaci a impegnarsi attivamente dalla parte di Haftar, proprio contro i Fratelli musulmani.

BANDIERE GIALLE ALLA RISCOSSA

Tanto è in declino (provvisorio) questa storica e potentissima organizzazione sunnita, tanto è diventata forte, invece, la sciita Hezbollah. Nata in Libano nel 1982; deve buona parte del suo successo al “modello cristiano libanese”.

Ci spieghiamo: in Libano gli sciiti sono solo un terzo della popolazione: ci sono poi altrettanti sunniti e drusi e il resto è ciò che rimane dei cristiani che – un tempo – erano la maggioranza. I cristiani (di culto maronita) da quando il Libano è indipendente (1943), hanno sempre costituito un punto di riferimento, anche perché (come è tipico di questa religione) costruivano e gestivano: scuole, ospedali, asili, centri di assistenza sociale, condotti da preti e suore, ma aperti a tutti, senza distinzione di fede. Cosa che l’Islam (particolarmente quello sunnita che non ha clero) non ha mai fatto. Questo è il “modello cristiano” che Hezbollah ha copiato diventando più che un partito, più che una organizzazione militare: soprattutto una imponente infrastruttura sociale capace di attrare a sé anche i non sciiti.

Questo spiega perché si è radicata anche nel mondo palestinese (sunnita) o perché sotto le sue insegne gialle abbia combattuto anche una brigata cristiana, in Siria.

Hezbollah è il grande nemico di Israele, perché è stata l’unica forza militare capace di tener testa a Tzahal (l’esercito israeliano) nel corso della guerra del Libano (2006) che fu disastrosa per Tel Aviv, abituata, fino ad allora, a sbaragliare gli eserciti arabi in pochi giorni. Da quel giorno a oggi l’ossessione dell’immortale Netanyahu è diventata quella di distruggere il crescente potere sciita.

Da qui la “convergenza di interessi” con Usa e Arabia che ha portato all’intervento (spesso anche militare e al limite dello scontro con la Russia) per tentare di abbattere Assad in Siria. Da qui anche la ripresa dei raid aerei contro l’Iran. Da qui, infine, il recente assassinio del generale Soleimani, che non sarebbe stato possibile senza l’aiuto (forse anche diretto) del Mossad.

Però non esistono solo le opzioni militari. Mentre Hezbollah si radica anche in Iraq, la Fratellanza musulmana è tornata a farsi viva in Libano riproponendo lo schema, ormai logoro, della “rivolta popolare democratica” che riceve immediati aiuti finanziari e logistici dagli USA (e da Israele) e l’appoggio incondizionato dei media “democratici” di tutto il mondo. Una gran buffonata (la sedicente “rivolta” in Libano) che aveva solo lo scopo di indebolire Hezbollah, diventato nel frattempo il primo partito del Paese, alla guida anche dell’esercito regolare (un tempo comandato da cristiani).

Così, forse, si incomincia a capire qualche cosa di più della missione in Iraq del generale Quasem Soleimani che gli è costata la vita. Su questo e su quali potranno essere gli scenari futuri (al di là delle menzogne di cui sono pieni i giornali e le tv) torneremo domani.
(3 – Continua)

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