La nuova eroina social ha le ciglia finte

Una ragazzina americana con un finto tutorial è riuscita a ricordare le violazioni dei diritti umani in Cina beffando la censura.

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A volte le idee battono gli algoritmi e le censure. Lo ha fatto Feroza Aziz, 17 anni, americana ma di ordini afgane, sfidando la censura di un social “made in China”, qual è TikTok, oggi molto in voga tra i giovanissimi. Lo ha fatto in maniera molto furba, fingendo di realizzare un tutorial per insegnare ad allungare le ciglia mentre, invece, il suo intento è stato quello di informare sulla persecuzione cui è oggetto, in Cina, la minoranza musulmana degli Uiguri, nella provincia dello Xinjiang.

«Ciao ragazzi. Ora vi insegno come allungare le vostre ciglia. La prima cosa è mettere le ciglia nel piegaciglia. Poi lo mettete giù e usate il vostro telefono, proprio quello che state usando ora, e cercate di capire cosa sta succedendo in Cina nei campi di concentramento per i musulmani. Questo è un altro Olocausto».

In 41 secondi non si riesce a dire moltissimo, ma le notizie essenziali sono passate e, soprattutto, è stato dato un segnale forte che, se si vuole, si può riuscire anche a parlare di libertà su un social molto “frivolo” come è Tik-Tok, dimostrando che bisogna saper usare un linguaggio adatto a ogni situazione.

Il successo del messaggio è stato, soprattutto e come ovvio, di carattere prima virale, poi mediatico. Il video di Feroza, prima di essere rimosso dai responsabili del social, è stato visto da oltre 1,4 milioni di persone ricevendo 500mila like, rimbalzando poi nelle radiazioni dei principali giornali e atterrando, infine, su altri social dove l’hanno visto in milioni (dopo la denuncia della censura subita).

Una bella lezione per chi crede che le nuove generazioni siano totalmente disinteressate a qualsiasi forma di pensiero critico e per quelli che vedono i social solo come un luogo dove postare scemenze, dire assurdità o insultare. I social, invece, dovrebbero essere, soprattutto, un luogo di idee e di libertà che rifugge dalle censure di chi li vuole imbavagliare, come ha fatto e ancora sta facendo il gruppo americano di Facebook. o come fanno i cinesi, non solo a casa loro.

Per chi non lo sapesse TikTok (che in Cina si chiama Douyin), è un social network lanciato nel 2016, una piattaforma tramite cui condividere video, di massimo 60 secondi. Da tempo è in corso una guerra, in USA, guidata dal gruppo di Mark Zuckemberg, il quale, dopo aver cercato di acquistarlo e ora di copiarlo, lo accusa appunto di essere “al servizio della Cina”.

Per i responsabili di TikTok quello con Feroza è stato quindi un grave scivolone.

Aggirati da una ragazzina su un argomento molto “sensibile” hanno reagito chiudendo il video e l’account. Poi sono arrivate la retromarcia e le scuse. Per la rimozione del video si sono inventati «un errore umano» negando qualsiasi tipo di censura, anche in risposta a un’indagine del quotidiano britannico Guardian che dimostra come altri contenuti sgraditi a Pechino fossero stati rimossi.

Eric Han, capo della sicurezza a TikTok Usa, ha assicurato che il video è stato rimosso solo per 50 minuti a causa di un errore del moderatore» ed è stato ripubblicato appena «un nostro moderatore senior si è accorto dell’errore». Ufficialmente il motivo del blocco dell’accesso sarebbe legato a un video postato tempo fa che conteneva un’immagine di Osama bin Laden.

«Per anni i cinesi hanno provato a eludere la censura con tattiche come quella usata da Aziz. Quello che cambia ora è che Aziz è una cittadina americana che utilizza un’app americana», commenta Charlie Shim, pseudonimo dietro cui si cela il coordinatore di Greatfire.org, organizzazione che monitora lo stato dei siti web censurati dal Great Firewall of China (il sistema che blocca i social e i motori di ricerca occidentali) e aiuta gli utenti di Internet cinesi a eludere il blocco dei siti.

Certo fa sorridere che a gridare contro la censura di un video, siano gli spessi che hanno taciuto per la chiusura di decine di migliaia di profili e gruppi su Facebook, nonché di video su Youtube; gli stessi però che, invece, si sono “indignati” per la chiusura, durata mezza giornata, della pagina ufficiale delle “sardine”.

Insomma, onore alla brillante idea di Feroza Aziz… ma diffidiamo di chi esulta o recrimina a senso unico.

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