Ecco il nuovo piano CIA per l’America latina

Si chiama “Condor 2.0” e ha l’obiettivo di “rimettere ordine” nel Sudamerica in nome, ovviamente, della “democrazia”

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Donald Trump sembra aver preso la decisione di rimettere “le cose a posto” in America Latina. Troppe le situazioni calde che non piacciono all’amministrazione statunitense, soprattutto a un anno dall’ appuntamento elettorale presidenziale. La Casa Bianca pare determinata a “risolvere” una volta per tutte la situazione di alcuni governi “socialisti” e vorrebbe ristabilire un certo ordine in Venezuela, Bolivia, Nicaragua e Messico, riportando queste nazioni in linea con l’assetto gradito agli USA.

È chiaro che, per Trump, dato il buon andamento dell’economia americana degli ultimi 4 anni e la grande confusione che regna tra i candidati del partito democratico, riuscire in una operazione del genere in politica estera, significherebbe cancellare il procedimento di impeachment e avviarsi comodamente verso la rielezione per un altro quadriennio.

Gli Stati Uniti, dopo aver organizzato e favorito il colpo di stato in Bolivia, hanno reso più pesanti le sanzioni contro il governo nicaraguense e adesso hanno il Messico nel mirino, come prossimo obiettivo.

Trump, perfettamente in linea con tutta la politica estera degli Stati Uniti degli ultimi 50 anni, ha ripetutamente ribadito che intende sradicare il “socialismo” nei Paesi vicini geograficamente agli USA, intendendo con questo combattere i governi autonomi non propensi a soggiacere alle brame commerciali e agli interessi economici nordamericani.

Negli ambienti dell’intelligence, si parla già di un piano “Condor 2.0”, che riporta alla mente quanto avvenuto tra gli anni ’70 e primi anni ’80, quando i militari di Argentina, Brasile, Bolivia, Cile, Paraguay e Uruguay, in stretta collaborazione con la Central Intelligence Agency (CIA) americana, portarono a termine colpi di Stato e operazioni militari mirate ad annientare i governi non allineati con la politica di Washington.

Secondo gli archivi ufficiali, il conto delle vittime nei Paesi latinoamericani, prodotte da quel “piano Condor”, è di oltre 50.000 morti, cui sommare almeno 300.000 tra feriti e dispersi.

Ovviamente, “Condor 2.0” avrebbe caratteristiche molto diverse dal precedente; è stato aggiornato con metodi e strumenti innovativi. Nei contenuti del nuovo piano, la prima parte del lavoro viene affidata ai media, con ondate massicce di propaganda per la “democrazia”, la “libertà”, i “diritti”… Questa demagogia dovrebbe preparare il terreno a unità territoriali di “influencer e/o persuasori”, a libro paga della CIA. Si tratta in genere di persone reclutate sul territorio e istruite per organizzare il dissenso interno verso il governo locale. L’intervento dell’esercito è previsto, come in Bolivia, solo alla fine, per “ristabilire l’ordine pubblico”, andare rapidamente ad elezioni “democratiche” ed eleggere qualche candidato favorevole a Washington.

“Condor 2.0” è, quindi, un piano a “limitato impatto” con basso spargimento di sangue previsto ma, come spesso accade, non tutto funziona come sperato.

Dopo il mal riuscito golpe in Venezuela e dopo la destituzione di Morales in Bolivia, ora gli Stati Uniti hanno indicato il Nicaragua come “minaccia alla sicurezza nazionale” e hanno annunciato nuove sanzioni contro il governo di Daniel Ortega, che ha già superato un tentativo di colpo di Stato, da parte delle opposizioni, nel 2018.

A seguire, come detto, dovrebbe essere la volta del Messico, su cui il Presidente americano ha già espresso severe condanne, non escludendo l’intervento militare contro i cartelli della droga che la fanno ormai da padroni.

“Condor 2.0” ha anche come logica quella di arginare l’esodo di popolazione verso gli Stati Uniti. Trump ha bisogno, più che di un muro di confine, di governi che impediscano tale fenomeno che – secondo la dottrina trumpiana – è figlio della miseria generata dai regimi socialisti. Trump lo ha ribadito parlando recentemente in Florida difronte a migliaia di “latinos”: «I giorni del socialismo e del comunismo sono contati non solo in Venezuela, ma anche in Nicaragua e Cuba».

Già, Cuba, l’isola caraibica, rimane un punto dolente nella coscienza di qualsiasi presidente USA, democratico o repubblicano che sia.
“Condor 2.0”, è ormai in una fase già avanzata e vola sopra il cielo del Sudamerica. Vedremo nei prossimi mesi dove si poserà e quali mutamenti produrrà.

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