Il quartier generale del Gruppo Unipol a Bologna

Perché l’Emilia resterà rossa (3): le grandi casseforti

Un viaggio nella vecchia toponomastica bolognese che ci consente di scoprire alcune delle fonti miliardarie del potere della sinistra

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“Sede a Bologna in via Stalingrado”. Questa definizione sarebbe sufficiente a spiegare tutto. Il solo fatto che in una città capoluogo si mantenga ancora nella toponomastica il nome di una città che non esiste più dal 1961 (è tornata a prendere il suo nome originale di Volgograd) la dice lunga sul radicamento del comunismo in Emilia.
Chi è, però, che ha sede a Bologna in via Stalingrado? Il Gruppo Unipol, divenuta oggi la seconda più potente holding italiana nel settore bancario-assicurativo… e non solo. Infatti, il ramo assicurativo è gestito da Unipol-Sai, quello bancario attraverso BIPER (Banca popolare Emilia-Romagna) e Banca popolare di Sondrio, però è anche proprietaria – per esempio – della catena di alberghi e resort UNA (28 in tutta Italia).

Se due giorni fa abbiamo parlato del mondo delle cooperative (che costituiscono il tessuto produttivo, logistico e distributivo); se ieri abbiamo parlato del tessuto sociale, culturale e sportivo (CGIL, ARCI, UISP); ecco quindi che oggi dobbiamo parlare delle casseforti della finanza rossa.

La storia, però, come vedremo, si intreccia sempre con quella delle cooperative.

Unipol nasce, infatti, nel 1963 per iniziativa della Federcoop di Bologna e di altre cooperative emiliane. Grazie all’aiuto del Partito Comunista, la polizza Unipol diventa pressoché obbligatoria per i tesserati consentendo una costante crescita della compagnia “rossa” (e del suo fatturato) fino a entrare a far parte dei primi dieci gruppi assicurativi italiani negli anni Ottanta.
Intanto, sono nati i Consigli Regionali Unipol (CRU), strumenti di partecipazione tra l’azienda e le sue organizzazioni socie (Legacoop, CGIL, CISL, UIL, CNA, CIA, Confesercenti…) che si fanno, ovviamente, anche da promotori. Nasce, poi, Finsoe spa, società finanziaria controllata da Legacoop, che diventa socio di maggioranza, fino al 2017.

Nel terzo millennio il Gruppo Unipol si affaccia al mondo bancario con una partnership (indovinate con chi?) ovviamente con il Monte dei Paschi di Siena, banca controllata dal PCI (ormai diventato PDS – DS e, oggi, PD) di Firenze. Tenta anche la scalata alla Banca Nazionale del Lavoro ma, alla fine, si mette “in proprio” tramite BIPER cui, proprio quest’anno, ha ceduto definitivamente il controllo di Unipol Banca.

Il vero colpo Unipol lo compie, però, nel 2012 con l’acquisizione del gruppo Fondiaria SAI, in dissesto finanziario a seguito delle inchieste della magistratura milanese contro la famiglia Ligresti. Unipol-Sai, con una raccolta premi di oltre 16 milioni di euro, balza così al secondo posto tra le compagnie assicurative italiane, preceduta solo da Generali.

A Bologna, in via Stalingrado, c’è quindi una cassaforte che, pur essendo ormai una holding differenziata, con società tutte quotate in borsa, ancora oggi, è controllata principalmente dalle cooperative e, tra queste, per prima, da Coop Alleanza 3.0 (sì, quella dei supermercati…). Così il cerchio si chiude.

Dopo aver parlato di un colosso di dimensioni tali da rendere praticamente incalcolabile (nei meandri dei bilanci incrociat) la quantità di denaro effettivamente movimentata, parlare di Bologna Fiere può sembrare una bazzeccola. Eppure, questo è un altro straordinario “polo” sia economico, sia politico del sistema dell’Emilia rossa.

Bologna Fiere (che controlla anche le fiere di Modena, Ferrara e parzialmente quella di Bari) gestisce 75 eventi in Italia e 25 all’estero, con un utile di bilancio di 170 milioni di euro. Anche se si tratta di una società per azioni il suo controllo è pubblico, essendo di proprietà del Comune di Bologna, dela Città metropolitana di Bologna e della Regione! Quindi, se mai Lucia Bergonzoni dovesse anche riuscire a espugnare la Regione, sarebbe comunque in minoranza…

Stiamo dunque girando per Bologna incontrando strade dai nomi evocativi: da via Stalingrado a piazza della Costituzione (Bologna Fiere) toccando via Aldo Moro (sede della Regione). A questo punto, però, ci sarà anche venuta fame. Nella città dei tortellini e della lasagna, nella regione delle mille eccellenze eno-gastronomiche ci pare doveroso cercare un luogo dove poter fare assaggi e acquisti.

Andiamo così a infilarci in un’altra cattedrale rossa; l’ultima edificata in ordine di tempo: FICO, acronimo di Fabbrica Italiana Contadina, altresì detto Eataly World.

Un autentico e grandioso parco tematico del settore agroalimentare ed eno-gastronomico inaugurato nel 2018 (ovviamente dal presidente Gentiloni). Un’altra fabbrica di soldi (26 milioni di euro fatturati nel solo primo semestre di vita). Fico nasce grazie al contributo creativo di Natale (Oscar) Farinetti, ex proprietario di Unieuro e “inventore” di Eataly, la più grande catena internazionale di negozi di gastronomia italiana nel mondo. Però, è un’idea che – guarda caso – si può realizzare solo a Bologna e solo grazie alla co-partecipazione di… Ma sì avete capito: Coop Alleanza 3.0, sempre quella dei supermercati e ipermercati… Quella di “la Coop sei tu”, ma a guadagnare sono sempre loro.

A questo punto del nostro viaggio ci rimane solo da tirare le somme e scoprire… che fine hanno fatto i nipoti di Peppone. A domani.
(3 – Continua)

 

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