La Cina alla conquista del Mediterraneo

Una complessa strategia geopolitica di penetrazione economica che i deboli governi europei non sono in grado di contrastare

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Inizia oggi la collaborazione a Orwell.live di Gennaro Malgieri, una delle menti più brillanti della cultura non conforme italiana. Scrittore e giornalista, ha diretto i quotidiani “Secolo d’Italia”, “L’Indipendente” e fondato la rivista di cultura politica “Percorsi”. È stato consigliere di amministrazione della RAI e deputato per tre legislature. Ha ricoperto importanti incarichi in organismi rappresentativi europei e questo lo ha spinto a occuparsi di politica internazionale, argomento per il quale scrive oggi su Orwell. Però è anche un profondo studioso dei movimenti politici e culturali del Novecento, ragion per cui avremo l’onore di ospitare anche una sua rubrica domenicale di approfondimenti culturali dal titolo “Il pensiero critico”.
Con grande orgoglio diamo, quindi, il benvenuto a Gennaro in questo nostro spazio libero. 

Alessandro Nardone, Guido Giraudo

La nuova Via della seta

Nel marzo scorso, al termine di giorni densi di incontri e trattative, il governo italiano ha firmato a Roma  il Memorandum of Understanding (MoU). Con esso l’Italia è entrata a far parte del gruppo dei partner della Cina nel progetto Belt and Road Initiative (BRI), noto come “Nuova  Via della Seta”, inaugurato dal presidente cinese Xi Jinping nel settembre 2013.

Ambizioso e strategico dal punto di vista commerciale e finanziario – dai chiari risvolti politici – esso mira a collegare la Cina ai mercati dell’Europa Occidentale via terra e via mare. La BRI, avendo esteso le sue ramificazioni fino all’Africa e all’America Latina, aspira all’integrazione internazionale cinese sul piano culturale, energetico e, come si è detto, finanziario. Un vasto programma che punta apertamente all’egemonia in quello che viene già definito il “secolo asiatico”.

L’influenza planetaria di Pechino non è più solo un’ipotesi. Essa si è lanciata, attraverso la BRI, alla conquista dell’obiettivo che sembrava meno “aggredibile”, e che, invece – grazie alla classe politica italiana, inadeguata e incline ad approfittare di ogni occasione pur di dividere l’Europa e lucrare qualcosa – si  è rivelato più facile del previsto: la conquista  del Mediterraneo.

Secondo il “Libro bianco” del Congresso Nazionale del Popolo del marzo 2015 (il documento nel quale è descritta nei minimi particolari la visione e il piano d’azione di BRI), scopo finale del disegno politico-economico cinese è l’istituzione di uno «spazio strategico stabile e favorevole allo sviluppo a lungo termine dell’economia cinese».

Una volta terminata l’operazione di colonizzazione di quasi tutta l’Africa centrale, soprattutto attraverso gli aiuti militari e un piano a vasto raggio di egemonia delle telecomunicazioni (il 70% delle reti 4G è stato realizzato dal colosso cinese Huawei, sicché si può dire che il Continente dipende ora totalmente da Pechino e l’uso che faranno i gerarchi di Xi Jinping di queste tecnologie è facilmente immaginabile), non resterà che il Mediterraneo, soprattutto attraverso i Paesi del Maghreb e del Mashrek, per raggiungere l’Europa, obiettivo finale della nuova Via della Seta.

L’Italia è un terminale strategico, insieme all’Olanda e alla Polonia, perché è uno dei principali ingressi delle merci cinesi in Europa. E siccome il nostro Paese è una sorta di piattaforma naturale nel Mediterraneo, ecco spiegato l’interesse di Pechino per l’Italia e gli appeasement recenti con alcune forze politiche di governo (vedi l’abbraccio di Grillo all’ambasciatore cinese) che dovrebbero favorirne la penetrazione.

In un’intervista al settimanale WirtschaftsWoche, rilasciata nel giugno 2017, la cancelliera tedesca Angela Merkel disse: «Vista da Pechino l’Europa potrebbe sembrare una grande penisola asiatica, ma, ovviamente, noi consideriamo le cose diversamente. L’Europa deve dimostrarsi capace di difendere la sua influenza e, soprattutto, di parlare alla Cina con un’unica voce».

In pochi giorni Bruxelles ha, invece, dimostrato davanti ai cinesi il proprio dilettantismo non riuscendo ad articolare una posizione comune sulla politica dei traffici commerciali con la Cina; nello stesso tempo evitando di dare una risposta condivisa sulla questione dei diritti umani.
Una prospettiva inquietante: la Cina è vicina o è già arrivata?

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