Il vero pericolo è la nostra sottomissione all’islam

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Siamo a tal punto sottomessi all’islam da negare che i terroristi islamici siano terroristi islamici. Li vogliamo “recuperare” e loro ci massacrano. E ci rassegniamo all’islamizzazione promossa dai sedicenti “musulmani moderati”

Cari amici, c’è stata una nuova ondata di terrorismo islamico in Europa. L’altro ieri a Londra e all’Aja dei terroristi islamici hanno ucciso e ferito cittadini innocenti a suon di coltellate.

Faccio tre considerazioni che ci fanno comprendere perché più che preoccuparci della violenza omicida dei terroristi islamici “tagliagole” dobbiamo occuparci della nostra sostanziale sottomissione all’islam come sistema di potere teocratico, dittatoriale e violento, e della strategia di islamizzazione promossa dai “taglialingue”, gli islamici apparentemente moderati che facendo leva sulla nostra fragilità ci impongono le loro moschee e le loro leggi.

Il terrorista islamico che ha ucciso due persone e ha accoltellato ferendole altre persone sul London Bridge, prima di essere a sua volta ucciso, era un cittadino britannico di origine pachistana. Si chiamava Usman Khan e aveva ventotto anni. Era già stato arrestato per il suo coinvolgimento nell’attività del terrorismo islamico in Gran Bretagna, condannato a 16 anni ma rilasciato dopo sette anni di carcere nel dicembre 2018 in libertà condizionata con indosso un braccialetto elettronico alla caviglia, per seguire un corso di recupero e di reinserimento nella società. Proprio sabato, il giorno in cui ha ucciso due persone a coltellate, avrebbe dovuto partecipare a una conferenza sulla riabilitazione dei detenuti.

Ebbene la prima considerazione che faccio è che i terroristi islamici non sono recuperabili perché hanno subito un lavaggio di cervello che li ha trasformati irrimediabilmente in robot della morte e, anche qualora tentassero di liberarsi mentalmente e spiritualmente dell’ideologia islamica che è oppressiva, invasiva e vendicativa, pagherebbero con la vita il loro tradimento perché sono prigionieri di gruppi terroristici che non perdonano.

La seconda considerazione concerne la reazione del Sindaco di Londra, Sadiq Aman Khan, cittadino britannico di origine pachistana di fede islamica come il terrorista islamico. Queste sono state le sue parole riportate dall’Agenzia giornalistica Ansa: “Il mio cuore è con le vittime e con le loro famiglie. Grazie ai nostri coraggiosi servizi di emergenza per la coraggiosa risposta all’orrendo attacco di oggi. Noi dobbiamo – e vogliamo – rimanere risoluti nella nostra determinazione di essere forti di fronte al terrore. Quelli che ci attaccano e cercano di dividerci non avranno mai successo”.

Mi soffermo sull’ultima frase: “Quelli che ci attaccano e cercano di dividerci non avranno mai successo”. Quel “cercano di dividerci”, fa riferimento a due distinte entità: i cittadini britannici autoctoni che storicamente sono cristiani, e i cittadini britannici originari di altri Stati, nel caso specifico del Pakistan, che sono di fede islamica. È evidente che il Sindaco di Londra concepisce se stesso come appartenente alla seconda entità, e assicura che gli islamici che compiono atti violenti non riusciranno a dividere i cittadini autoctoni dai cittadini di fede islamica. Ebbene è preoccupante che il Sindaco di Londra, la città più popolosa e la piazza finanziaria più importante dell’Unione Europea, sia governata da un Sindaco che concepisce se stesso innanzitutto come islamico e poi come britannico, sottolineando lu stesso il fatto che sono due entità distinte che oggi vanno tenute unite politicamente. Ma cosa accadrà tra venti o trent’anni quando non solo a Londra ma in tutta la Gran Bretagna gli islamici saranno la maggioranza dei giovani al di sotto dei trent’anni, in grado di condizionare le scelte strategiche dello Stato?

La terza considerazione concerne il fatto che la stampa italiana è diventata “islamicamente corretta” da essersi auto-censurata al punto da riuscire a descrivere un attentato terroristico islamico non solo senza mai usare il termine “terrorismo islamico” o “terrorista islamico”, ma persino senza mai usare semplicemente la parola “terrorista” o “islam”. Sia ieri sia oggi il terrorista islamico Usman Khan è stato presentato da gran parte della stampa Italiana come “Jihadista”, “killer”, “attentatore”, senza far riferimento al fatto che fosse un “terrorista” e un “islamico”.

Ebbene questo travisamento della realtà trasmette alla gran parte dei cittadini italiani un’immagine distorta della gravità del terrorismo islamico, fa intendere che si sarebbe trattato dell’ennesimo atto di un folle solitario, mira ad assolvere l’islam come religione escludendo qualsiasi nesso tra i terroristi islamici e l’islam.

Cari amici, tutto ciò conferma che ci comportiamo come se fossimo sostanzialmente sottomessi all’islam. Siamo in un’Italia e in un’Europa dove chiunque può dire di tutto e di più su tutto e su tutti, tranne che sull’islam.

L’islam emerge come il parametro che più di altri ci fa toccare con mano il livello di decadenza della nostra civiltà. Solo se riscatteremo il nostro diritto di dire la verità in libertà anche sull’islam come religione, nel più assoluto rispetto dei musulmani come persone, tutti noi potremo risalire la china e far rinascere la nostra civiltà decadente che, piaccia o meno, è l’unica civiltà al mondo che si fonda e che legittima la sacralità della vita di tutti, la pari dignità tra uomo e donna, la libertà di scelta individuale. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

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