Amazzonia sotto “fuoco amico”?

A conferma delle nostre inchieste: arrestati volontari delle Ong ecologiste... ma è subito polemica

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Sempre sbagliato generalizzare o demonizzare una parte. Giusto, invece, cercare di capire cosa succede davvero, fori dalla propaganda e dalle strumentalizzazioni.

Come molti ricorderanno, lo scorso agosto è stato segnato dalle polemiche per gli incendi che devastavano la foresta amazzonica, in Brasile. Polemica alimentata, come le fiamme, dal vento della demagogia politica che ha trasformato il presidente “sovranista” brasiliano Jair Bolsonaro, nel responsabile unico di questo dramma. La propaganda ecologista perbenista e politicamente corretta si è così scatenata, in apparenza per difendere l’Amazzonia, in realtà per attaccare il governo brasiliano.

Solo poche voci (e tra queste la nostra), si sono levate per cercare di spiegare alcune cose semplici, documentate ma “scomode”. Primo: gli incendi in Amazzonia sono una realtà purtroppo ciclica che, nel 2019, ha avuto un picco ma non superiore ad altri. Anzi, i peggiori picchi di incendi in Amazzonia si sono riscontrati nel periodo di presidenza di Ignacio Lula. Secondo: gli incendi coinvolgevano non solo il Brasile, ma anche la parte di Amazzonia in Bolivia, Venezuela e Paraguay dove, anzi, in proporzione, la “deforestazione” è decisamente maggiore. Terzo: si è sempre parlato di roghi provocati da contadini e speculatori in cerca di nuovi spazi ma si è taciuto sulle coltivazioni di droga boliviane, sulle miniere d’oro venezuelane, sugli allevamenti in Paraguay.

Quarto, ma non ultimo; sin da subito era apparso chiaro a molti che il panico mondiale sugli incendi in Amazzonia fosse stato scatenato da alcune Ong ecologiste, accusate da Bolsonaro di appiccare incendi “in favore di telecamera” per ottenere finanziamenti. Noi avevamo documentato, per esempio, i roghi appiccati dai sedicenti “Guardiani dell’Amazzonia”. Guai… L’indignazione buonista ha sommerso queste accuse, al pari di quelle formulate contro le Ong che lucrano organizzando la tratta di essere umani nel Mediterraneo.

A distanza di mesi ecco, invece, arrivare le prime conferme. Qualche giorno fa la polizia brasiliana ha arrestato quattro volontari della Psa (Progetto Salute Allegri), una Ong creata per “combattere i roghi forestali in Amazzonia”, accusandoli proprio di aver appiccato incendi per ottenere finanziamenti internazionali. Tre di loro facevano addirittura parte della “brigata antincendio”.

La polizia ha spiegato, in base a precise intercettazioni telefoniche, che la Ong «aveva ottenuto un contratto con il Wwf, al quale hanno venduto 40 immagini di roghi per 70mila reais (circa 15 mila euro) e il Wwf ha ottenuto per loro donazioni, come quella dell’attore americano Leonardo Di Caprio, per 500mila dollari, per combattere i roghi in Amazzonia».

Ovviamente i responsabili della Ong negano e accusano la polizia di aver “costruito” le accuse. L’intera sinistra mondiale, non solo brasiliana, è insorta definendo (come al solito) “intollerabile” l’accusa: «non si può permettere questa criminalizzazione dei movimenti sociali e delle Ong». Dalla loro parte si è schierata anche la Procura Federale che sta svolgendo indagini nella regione «oggetto dell’avidità delle industrie turistiche e immobiliari». Così, proprio come accade in Italia, è giunta immediata la liberazione dei quattro attivisti.

A questo punto le polemiche tornano a essere politiche: sinistra ed ecologisti accusano la polizia e Bolsonaro di aver “montato il caso” proprio a ridosso della Conferenza sul cambiamento climatico che si terrà a Madrid dal 2 dicembre.

La polizia, da parte sua, diffonde i video e conferma le accuse «provocavano incendi che poi spegnevano per ottenere finanziamenti da organizzazioni ambientaliste internazionali».

Alla fine, però, nessuno vuole affrontare quello che, purtroppo, è il nodo di questa e di altre vicende analoghe. Ovvero che attorno ai buoni sentimenti e sfruttando la buona fede e la generosità di molti sono cresciuti, spesso, gli appetiti e gli interessi economici di persone e organizzazioni che di virtuoso non hanno nulla. Denunciare e combattere questo malaffare non significa voler bruciare la foresta o voler far morire i migranti. Al contrario, significa proprio tutelare l’ambiente e l’umanità.

 

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