Emilia: Bonaccini si candida per la Lega?

Una lettura attenta delle scelte che stanno dietro al manifesto fatto affiggere dal candidato di centro-sinistra, spiega il suo disperato tentativo di “smarcarsi”

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Un manifesto elettorale con nome e slogan in verde, senza logo di partito. Sarà di un qualche candidato leghista? Ebbene no è del compagno Stefano Bonaccini, presidente della Regione più “rossa” d’Italia, per storia e per lunga tradizione.

Questo primo manifesto, con la scelta del verde come unico colore per il nome e per lo slogan, lascia capire che la campagna per le regionali in Emilia-Romagna sarà molto particolare.

Non solo, ma sarà anche dura, incerta e anomala, per almeno tre motivi: primo, l’incomprensibile ritardo del voto; poi, il tentativo di Bonaccini di accreditarsi come candidato “oltre” il Pd, al punto che sembra vergognarsi del suo partito che, finora, in Regione, ha sempre fatto il bello e il cattivo tempo dal 1945; infine, il tentativo del centrodestra di realizzare un risultato “storico”, magari facendo saltare anche il governo.

Il verde, si sa, è sempre stato il colore storico della vecchia Lega (solo di recente sostituito parzialmente dal blu), per cui, se si sottoponesse quel manifesto al giudizio di un migliaio di cittadini scelti a caso, per la strada, sicuramente la maggior parte penserebbe che si tratti di un candidato leghista.

Oltre alla scelta del colore, però, il primo manifesto di Bonaccini, fa discutere anche per l’assenza dei simboli dei partiti che lo sostengono.

Cosa significa? Chiaramente, che il candidato non vuole dare un’identità “di sinistra” alla sua campagna elettorale; né tantomeno legare il suo nome a quello dell’attuale governo rosso-giallo. Non a caso ha già fatto sapere a Conte, Zingaretti e compagni, soprattutto i ministri, di evitare quelle passerelle elettorali che, a suo avviso, possono fargli solo perdere voti anziché aumentarli.

Infine, critiche anche per lo slogan: “Emilia Romagna, un passo avanti”; uno slogan che vuole rimarcare che la Regione è comunque considerata un passo avanti rispetto a molte altre. Qualcuno però l’ha letto come se lui, Bonaccini, si considerasse “un passo avanti” (evidenziato in verde) rispetto alla linea del partito o, addirittura, a quella del governo.

Naturalmente, quando si parla di comunicazione politica, in una Regione dove “il Partito” ha in mano tutto, non si tratta di scelte improvvisate, ma ben ponderate, opera di esperti nel marketing elettorale. Il tentativo palese è quello di accalappiare i voti degli indecisi, dei meno attenti e di molti ex-grillini. Bonaccini, insomma, pare puntare tutto sul voto disgiunto, dando per scontata una débâcle del Pd..

I sondaggi, a oggi, sono alquanto incerti. La maggior parte lo indica sempre in testa: di 1,5, il 7 novembre, ma anche di oltre 13 punti dopo la performance delle “sardine”. Però girano voci anche di sondaggi che lo vedono sconfitto. La corsa, da qui al 26 gennaio, è comunque ancora lunga.

Siamo sicuri che Stefano Bonaccini stia rimpiangendo di aver convocato le elezioni regionali a fine gennaio, scegliendo di ritardare il voto il più possibile (praticamente l’ultima data utile), anziché votare il 24 novembre. Chissà chi è stato quel “genio” che lo ha consigliato così malamente. Nessun altro al posto suo, infatti, avrebbe regalato alla sua diretta concorrente altri due mesi per farsi conoscere e a Salvini per girare fino all’ultimo paesino della Regione.

Sulla campagna di Bonaccini incombe anche la possibile conclusione delle indagini sull’inchiesta “Angeli e Demoni”, per cui Bibbiano e l’Unione dei comuni della Val d’Enza potrebbero tornare sotto i riflettori nonostante i tentativi di “silenziare” e “disinnescare” lo scandalo.
Da ieri c’è anche l’inchiesta che coinvolge la Fondazione Open, che finanziava le iniziative politiche di Renzi. Perquisizioni sono state effettuate anche a Modena.
Infine, c’è anche l’incubo della manovra finanziaria che nessuno sa come uscirà dal Parlamento e che è molto temuta dagli imprenditori e dalle coop rosse emiliane.

Poi ci si chiede perché gli “esperti” di Bonaccini abbiano scelto di sembrare leghisti, di non mettere il simbolo del Pd e di “smarcarsi” dal governo?

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