Aria di elezioni, media scatenati

“Salvini strabordante” secondo il Fatto Quotidiano, che travista i dati dell’Agcom. Noi, invece, li pubblichiamo

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In vista delle prossime elezioni regionali, considerate decisive per la tenuta della maggioranza rosso-gialla, i media di potere si stanno dividendo i compiti. Così, se Repubblica ha inaugurato ieri una nuova rubrica di “attualità”, in cui ogni giorno si racconta un episodio di «razzismo, fascismo, nazismo, antisemitismo, bullismo politico, sessismo»… Il Fatto Quotidiano, invece, si è scatenato contro il “Salvini strabordante” accusando Rai e Mediaset di dedicare più spazio del dovuto al leader leghista.

Però, sono talmente accecati dall’antisalvinismo da non sapere nemmeno leggere i dati dell’Agcom (L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni). Dati che ogni mese certificano la presenza della politica nei tg e nei programmi televisivi.

Così, al Fatto Quotidiano si stracciano le vesti inventandosi un’emergenza che non c’è, e fornendo una lettura che, poi, scopri essere l’esatto contrario della realtà.

Prima di leggere, insieme, i dati diffusi (relativi a ottobre), bisogna fare una premessa tecnica e una politica.
Tecnicamente, le rilevazioni dell’Agcom, riguardano le presenze dei partiti ripartite in “tempi di notizia” (ovvero quando al Tg si parla di un partito senza interviste), “tempi di parola” (la battuta o l’intervista del politico) e “generale tempo di antenna”, che è la somma dei due precedenti.
In termini politici, i tg, quando confezionano i servizi, solitamente li dividono in 3 blocchi: governo-maggioranza-opposizione, oppure in 2: maggioranza e opposizione. Quindi i tempi della maggioranza vengono divisi tra Pd, M5 Stelle, LeU e Italia Viva; quelli dell’opposizione tra Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Ma ecco i dati.

Tempo di antenna nei Tg Rai (notizia+parola):
Maggioranza: Conte 21,33%; ministri 11,03; M5 Stelle 12,49; Pd 10,86; ItV 5,53; LeU 1,56.
Opposizione: Lega 12,14%; Forza It 7,11; FdI 4,43.
TOTALE: Governo 32 – Maggioranza 30 – Centrodestra 23 (per arrivare a 100 bisogna aggiungere Quirinale, altre cariche istituzionali e partiti minori).
Tempo di antenna nei Tg Mediaset (notizia+parola):
Maggioranza: Conte 17,20%; ministri 9,68; M5Stelle 14,26; Pd 8,91; ItV 7,65; LeU 0,40
Opposizione: Forza It 16,76%; Lega 10,52; FdI 3,70
TOTALE: Governo 27 – Maggioranza 31 – Centrodestra 30 (per arrivare a 100… come sopra).

Come si vede il pluralismo viene rispettato, semmai alle opposizioni dovrebbe andare un po’ più tempo. Anche nei Tg Mediaset il pluralismo viene rispettato sebbene, come si può vedere, con una certa prevalenza di Forza Italia, riequilibrata però con i servizi. Passiamo ora al tempo di parola (ovvero le interviste).

Tempo di parola nei Tg Rai
Maggioranza: Conte 18,45%, ministri 14,17; M5 Stelle 12,41; Pd 10,51; ItV 3,59; LeU 1,50.
Opposizione: Lega 12,48 Forza It 8,51 e FdI 3,81.
TOTALE: Governo 32 – Maggioranza 28 – Centrodestra 25 (per arrivare a 100… idem).
Tempo di parola nei Tg Mediaset
Maggioranza: Conte 19,05%; ministri 7,28; M5Stelle 9,61; Pd 5,75; ItV 6,88; LeU 0,11.
Opposizione: Forza It 22,40%; Lega 11,72; FdI 4,32.
TOTALE: Governo 26 – Maggioranza 23 – Centrodestra 38 (per arrivare a 100… idem).

È vero, quindi, che in Mediaset il centrodestra arriva al 38% ma la maggioranza comunque è al 49%. Poi, quello che conta, è il tempo totale di antenna, quindi la somma con il dato precedente.

Con questi dati davvero non si può parlare di pluralismo violato, ma ecco come quelli del Fatto Quotidiano si arrampicano sugli specchi. Salvini rappresenta un leader forte che «buca la tv», mentre dall’altra parte (Pd e 5 Stelle) risponde un «vacuo chiacchiericcio senza capo né coda», «esponenti che declarano spesso noiosamente, la loro ricetta senza nessun appeal». Lo scrivono loro evidenziando come per la Lega parli quasi solo Salvini, mentre gli altri sono frammentati. Per cui il giornalista osserva: «Non ci vuole molto a capire, se così stanno le cose, come il pluralismo rimanga solo sulla carta, visto che di fatto il monologo salviniano rafforza l’immagine del leader del Carroccio oltre ogni ragionevole misura».

Capito il ragionamento? Il pluralismo non sarebbe far parlare tutti i partititi per lo stesso tempo, quindi dare a tutti la stessa possibilità di farsi ascoltare, ma andrebbe calcolato in base all’efficacia dei messaggi e delle persone.

Poi alla fine dell’articolo, ecco la perla: «Un serio problema per lo svolgersi equilibrato del dibattito pubblico: un problema che l’Authority, e se vogliamo anche il governo, mettendo mano (sarebbe ora) a una seria riforma del sistema, devono quanto prima affrontare».
Siamo curiosi di conoscere quale proposta vorrebbero avanzare quelli del Fatto Quotidiano: obbligare le tv a non far parlare Salvini perché “buca” e così ripristinane l’equilibrio a favore dei mediocri?

 

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