Perché i democratici odiano la democrazia?

Il tentativo di ribaltare il voto della piattaforma Rousseau è solo l’ultimo di una serie di casi in Italia e all’estero

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Da un po’ di anni la democrazia – per alcuni “democratici” – è diventata un optional. Il voto del popolo, il voto in generale, piace solo se il risultato è quello voluto da loro. Se la gente dà un verdetto contrario ecco che arrivano, prima le critiche (voto di pancia, voto dei vecchi, voto degli ignoranti), poi le manovre e i giochini di Palazzo per ribaltare l’esito delle urne.
Non è solo un problema di casa nostra (ricordiamo però il record del Pd che è la quarta volta che governa senza aver vinto le elezioni).
Guardate cosa è successo in Gran Bretagna con la Brexit. Una serie di intoppi politici da manuale ha paralizzato il Parlamento costringendo il Paese all’ennesima campagna elettorale (che, poi, magari verrà tradita). La cosa strana è che nessun partito “tradizionale” (a eccezione del No Brexit di Farange) è completamente a favore o contrario alla Brexit, né prende totalmente posizione, perché (al di là di quello che cercano di farci credere tv e media mainstream, mostrando le manifestazioni dei “remain”) i contrari all’Unione Europea sono sempre tantissimi (e i sondaggi lo confermano). Il risultato di ciò è che sono tutti cauti, anche i laburisti di Corbyn. In attesa, semmai, di ribaltare tutto dopo. Un secondo esempio ci è venuto dagli Stati Uniti dove la vittoria schiacciante di Trump non è mai andata giù ai “democratici” che, da quasi tre anni, hanno scatenato media, magistrati, spie e ogni possibile risorsa per detronizzare il presidente eletto. Risultato? Una procedura di impeachment che appare ridicola (e persino dannosa) e uno scandalo (il Russiagate) archiviato. Almeno così sperano i democratici, perché in piena campagna elettorale sarà Trump a riparlarne con la sua contro-inchiesta che cercherà di dimostrare le indebite forzature subite.
Aspettiamoci anche un capitolo sull’Italia, poiché si deve all’operato non autorizzato di Conte una parte significativa di questa contro-inchiesta.
Torniamo però a casa nostra, per parlare della ormai mitica piattaforma Rousseau. Come sappiamo è stata interrogata per decidere se presentare o meno le liste del Movimento 5 Stelle in Emilia-Romagna e in Calabria. Di Maio e i vertici politici del M5S, che erano favorevoli a non presentarsi, le hanno pensate davvero tutte. Ricorso alla piattaforma annunciato all’ultimo minuto, voto esteso a tutti gli iscritti (non solo agli interessati delle due Regioni che erano ovviamente favorevoli a presentarsi). Stessa procedura, peraltro, utilizzata per il quesito se allearsi con il Pd in Umbria (gli umbri, naturalmente, erano contrari). Infine, il quesito. In una democrazia “normale” la domanda sarebbe stata: “volete che il Movimento 5 Stelle presenti le liste in Emilia e Calabria?” Invece no, il quesito era ribaltato in modo truffaldino. La domanda era formulata così: «Vuoi che il Movimento 5 Stelle osservi una pausa elettorale fino a marzo per preparare gli Stati Generali ed evitando di partecipare alle elezioni di gennaio in Emilia-Romagna e Calabria?». Davvero un capolavoro. Sembrava quasi una domanda retorica, di quelle cui è scontato rispondere sì, soprattutto se a chiederlo erano Di Maio e i vertici del partito. Invece è arrivato il No secco (sempre a voler credere alla veridicità di una piattaforma desueta, insicura e non controllata). Un bel pernacchione alla classe dirigente. Nonostante il “triplo ostacolo”, su 125.018 iscritti (ma solo 27.273 votanti), il No alla pausa (e quindi il Sì alle liste) ha ottenuto 19.248 voti attestandosi al 70,6%.
Apriti cielo! Gioia per la base grillina, soprattutto gli emiliani e, in particolare, i reggiani, quelli in prima fila sul caso Bibbiano. Amarezza per Di Maio e gli altri esponenti di vertice che hanno dovuto ingoiare il rospo.
A questo punto, però, iniziano le manovre. Per prima cosa a Roma arriva Beppe Grillo, al quale ormai i 5 Stelle vanno stretti. Lui, il fondatore, chissà perché sta facendo di tutto per distruggerli e annetterli al Pd (che un tempo odiava). Incontra Di Maio e commenta: «Avete scelto questa votazione, in Emilia-Romagna ci andiamo per beneficenza. Come dai un euro a uno» per beneficenza, «non puoi dare un piccolo voto anche a noi per beneficenza?». Come fare però a ribaltare l’indicazione della base? Si potrebbe dire che gli elettori si sono pentiti o che si sono sbagliati a votare (perché pensavano che il No fosse un No alle liste). Oppure si può spingere per entrare in coalizione con il Pd (invece che correre da soli) evitando così lo scontro e le ripercussioni sul Governo. «Non lo escludo» dice il ministro pentastellato Vincenzo Spadafora, «se gli attivisti a livello locale proporranno questa linea».  Ma come? Se avete appena fatto una consultazione “nazionale” adesso andate a chiedere un’altra cosa alla base locale? La verità è che, sempre di più, il Palazzo ignora la gente, e sempre di più i sedicenti democratici ignorano la democrazia.

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