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Il Mark furioso ora copia TikTok

Il proprietario di Facebook, dopo aver tentato una “scalata” al colosso cinese, ora lo attacca e lo imita

tempo di lettura: 7 minuti

Dal nostro corrispondente a New York

Quante cose si possono fare in sei mesi? C’è chi organizza viaggi, chi prepara campagne elettorali, chi cambia idea (e fazione politica) a seconda di come gli conviene. Mark Zuckerberg, invece, ha provato a comprare in Cina, quando ancora nessuno sapeva cosa fosse, l’antenato di quello che sarebbe diventato il nuovo colosso social media: Tik-Tok. Dimostrando due cose: da un lato il suo infallibile fiuto per le evoluzioni di un mondo di cui è stato primo artefice. Dall’altro, anche tanta, tanta ipocrisia.

Assalto a Musical.ly

Lo scoop lo ha fatto BuzzFeed pochi giorni fa, nello scoprire grazie a tre fonti diverse che Facebook aveva investito molte risorse, nella seconda metà del 2016, per cercare di acquistare Musical.ly. Le fonti hanno definito “seri” i tavoli di conversazione tra le due parti, pur precisando che non siano mai state davvero vicine a chiudere l’accordo, anche per la capacità di Musical.ly di tenere botta sulle proprie posizioni.

Una quarta fonte, ripresa questa volta da Bloomberg, ha detto che, a influire, sarebbe stata anche la preoccupazione, espressa da Facebook, per quanto riguarda «l’età media molto giovane degli utenti» e «la vicinanza del governo cinese».

Fatto sta che Facebook, alla fine, ha lasciato i tavoli di negoziazione e Zuckerberg non è mai stato in grado di acquisire Musical.ly, antenato del colosso di quello che oggi è chiamato Tik-Tok. Perdendo così la sua occasione di mettere un piede (o entrambi) nel mercato cinese, uno dei due fronti su cui Facebook, all’epoca, si stava avvincendo. L’altro focus di Zuckerberg, ironia della sorta, era stato il continente africano che. oggi. sembra essere sempre più nelle mani proprio di Pechino.

Ipocrisia Zuckerberg

Il fondatore di Facebook, con il tentativo del 2016, aveva dimostrato ancora una volta la sua spaventosa capacità di saper leggere, alla perfezione, il mondo dei social media e di agire di conseguenza. Lo fece con Snapchat, che Zuckerberg tentò di acquistare e poi sgonfiò inventandosi “le storie” su Instagram. Lo fece con Whatsapp, acquistandolo.

Alla luce dei fatti, però, il papà di Facebook dimostra di prendersela non poco nel momento in cui la sua campagna acquisti va male. E di cadere nell’ipocrisia.

«Su TikTok, l’applicazione cinese che sta crescendo così velocemente in tutto il mondo, le menzioni delle proteste vengono censurate, anche qui in America», ha tuonato Zuckerberg in un appassionato discorso a Georgetown University, a ottobre, circa tre anni dopo aver provato ad acquistarla. «È questo – si è chiesto il fondatore di Facebook – il genere internet che vogliamo?».

“Sotto censura”

Il discorso di Georgetown è l’ultimo di una serie di episodi in cui Zuckerberg ha fortemente criticato il social cinese, definendolo un media “sotto censura”, anche al suo interno. Secondo un’inchiesta del Washington Post, in effetti, “moderatori” in Cina starebbero censurando video “culturalmente problematici” o considerati “sovversivi e controversi” per il governo di Pechino, nella sede americana di TikTok.

Il colosso cinese ha negato ogni censura tramite le parole del suo portavoce: «TikTok US è localizzato e aderisce alle leggi statunitensi; e archivia tutti i dati degli utenti statunitensi negli Stati Uniti. Le nostre politiche sui contenuti e sulla moderazione sono guidate dal nostro team con sede negli Stati Uniti e non sono influenzate da alcun governo straniero. Oltre al nostro team negli Stati Uniti, ci avvaliamo della consulenza di diversi consulenti e terze parti e stiamo considerando la formazione di un comitato composto da organizzazioni ed esperti di primo piano che possano aiutarci a perfezionare e a valutare regolarmente le nostre politiche e la loro implementazione, e aumentare la trasparenza».

Ciò nonostante, le preoccupazioni, indotte molto probabilmente dalle prese di posizione di Zuckerberg, hanno provocato la recente apertura dell’indagine del Dipartimento di sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

Le contromosse

«Facebook è così irritata dal fatto che TikTok sia l’unica cosa che, al momento, non riesce a sconfiggere, che sta utilizzando motivazioni geopolitiche e legislatori al Congresso di Washington come sostegno alla sua lotta». Ad affermare ciò è stato, sotto anonimato, un dipendente di alto livello di Facebook a BuzzFeed, nel corso dell’inchiesta che ha dimostrato il tentato acquisto dell’antenato di TikTok da parte di Zuckerberg, facendo luce su una situazione che sembra infastidire non poco il fondatore del social media.

«Come ha detto Mark nel suo discorso a Georgetown, volevamo i nostri servizi in Cina perché crediamo di essere capaci di collegare il mondo intero. Ma non potremmo mai raggiungere con loro un accordo giusto, così ora abbiamo più libertà di esprimerci e di difendere i valori in cui crediamo». Questa, invece, la versione del portavoce di Facebook a Business Insider.

Quale sarà, ora, la contromossa di Zuckerberg? La solita: copiare da chi sta facendo meglio.

Per questo Instagram ha lanciato, di recente, la feature “Reels” in Brasile. Si tratta di uno strumento di editing video che permette agli utenti di Instagram di registrare video della durata massima di 15 secondi, di regolare la velocità, di sincronizzarla con la musica e di sostituire l’audio del video girato. Guarda caso, proprio quello per cui TikTok, che oggi conta 110 milioni di download solo in America, è diventato famoso.
Non proprio una casuale coincidenza.

 

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