Claudio Dodoi: se i politici scoprono il rap

Un milione e 600 visualizzazioni per l’ultimo remix sulla Meloni, ma successi anche con Renzi, Di Maio o Salvini. E se fosse questa la professione del domani?

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Il politico in salsa rap piace? C’è chi pensa di deriderlo e chi, invece, di far riflettere su quello che dice. In molti sono rimasti spiazzati dal successo che stanno ottenendo sui social i rap tratti dal discorso di Giorgia Meloni a piazza San Giovanni. La versione di Mem & J, che doveva prenderla in giro si è rivelata un boomerang diventando fonte di simpatia e conensi. Esiste poi un video remix, mostrato nel servizio de Le Iene, realizzato da Claudio Dodoi che, solo su Facebook, ha superato il milione e 600 mila visualizzazioni.

Non pensate al tormentone, qualitativamente infatti, siamo a un livello assai superiore con un maggior sforzo sia artistico che tecnico per poter far rappare le frasi del comizio della Meloni sulla base di “The real slim shady” di Eminem, utilizzando le frasi “tormentone” solo per il finale. Il risultato è pienamente riuscito, anche a giudicare anche dai commenti, meno politici e più “tecnici”.

L’obiettivo del rap è quello di giocare con le parole del comizio, per rispettare la metrica del rapper senza però alterare il senso del discorso come, in passato, aveva già fatto con il duetto Salvini-Renzi per la crisi di governo ad agosto o con “Il vero slim Di Maio” dopo la campagna elettorale del 2018 oppure, andando ancora più indietro, con “Il vero slim Renzi” nel 2016 che gli ha portato fama internazionale.

Però Claudio Dodoi, 24 anni, mantovano, disc jockey e youtuber (ma i social li usa tutti), non si occupa solo di satira politica. «Ho cominciato nel 2015 con le parodie, poi sono passato al calcio, ma d’estate il calcio riposa, allora mi sono dedicato a video divertenti e a video con i politici. Così adesso alterno un po’ tutti i generi. Il mio raggio d’azione è vasto proprio perché mi piace variare: non devo annoiarmi io mentre lo realizzo e, ovviamente, non devo annoiare il mio pubblico».

Non sono video che si improvvisano in pochi giorni…

«Ci vuole tempo, anche perché a me piace fare le cose bene. Occorre l’estro artistico perché ormai la tecnologia la possono usare tutti, ma l’idea da realizzare, il tocco d’artista per riuscire a far piacere il video senza essere banali non è da tutti. Personalmente ho scelto di puntare più alla qualità che alla quantità. In genere faccio un video al mese, ma va bene così».

Sei diventato un professionista nel settore anche dal punto di vista dei guadagni?

«Ancora no. Ho anche un lavoro. Gestisco il marketing di un’azienda e per ora il 50% dei miei guadagni viene dai miei video e l’altra metà dal lavoro. Contano le visualizzazioni per la pubblicità ma i video consentono di avere contatti, di creare rapporti di collaborazione lavorativa. Poi adesso da parte dei social ci sono più filtri per cui a volte trovi degli ostacoli. Per esempio, ora Youtube tende a privilegiare i video di 10-20 minuti, ma un rap o un video comico di quella durata è troppo difficile da realizzare. Hanno tempi molto ridotti».

Quando ritieni che un tuo video funzioni?

«Non è solo questione di numeri, anche perché spesso non riesci a capire realmente quante visualizzazioni hai avuto fra tutti i “social” esistenti. Inoltre, è capitato anche di video che non hanno avuto moltissime visualizzazioni ma poi sono passati in tv, alla radio, quindi hanno avuto egualmente successo».

I tuoi video vengono trasmessi anche in discoteca?

«Sì, ogni tanto ricevo segnalazioni in tal senso da amici e follower. Alcuni sono presenti anche sulle piattaforme musicali e funzionano».

Progetti per il futuro?

«Il web e i social sono sempre in evoluzione per cui occorre essere sempre sul pezzo e adattarsi alle novità. Oltre a migliorare ulteriormente la qualità dei miei prodotti, mi piacerebbe essere chiamato a collaborare con qualche regista famoso per un film o girare spot per aziende internazionali che ogni volta riescono a stupire consentendo ai creativi di sbizzarrirsi al massimo».

Visto il successo di questi remix, secondo te i politici arriveranno a chiedere di realizzare appositamente rap come brevi spot per le campagne elettorali oppure terranno comizi elettorali “cantati”?

«Non potrei escludere nessuna delle due possibilità. Speriamo che non ci rubino il lavoro, ma che ce ne diano di più».

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