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ELEZIONI USA: un piccolo “Super Tuesday” tutto da capire

I media italiani gioiscono per le sconfitte repubblicane, sintomo di “crisi” per Trump. Ma è vero?

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Il meraviglioso mondo elettorale americano ha una peculiarità tutta sua: fa parlare chiunque, anche a vanvera. Soprattutto qui in Italia. Tre giorni fa, si è votato in un – impropriamente definito – Super Tuesday, per lo scranno di governatore in Kentucky e in Mississippi, per il parlamento statale del Commonwealth of Virginia e per la Camera statale del New Jersey, oltre che in diverse città con le più disparate tipologie di elezioni.

I media italiani, ovviamente, hanno puntato gli occhi sulle sconfitte dei repubblicani in Kentucky e in Virginia, menzionando, solo per dovere di cronaca, la vittoria – con margine più alto del previsto – in Mississippi sentenziando che “la sconfitta in Virginia è un pessimo segnale per Trump”.

Ovviamente, nessuna menzione per le 12 (13 con quella di Tate Reeves nelle gubernatorial in Mississippi) vittorie fra Kentucky e Magnolia State, di cui 3 sottraendo lo scranno ai democratici. Nessuna menzione, per i 2 Attorney General eletti nei citati stati (Lynn Fitch e Daniel Cameron) in barba alle accuse di misoginia e razzismo.

Il perché è presto spiegato: in Virginia i repubblicani non perdevano da 26 anni, mentre il Kentucky è uno degli stati più “rossi” degli USA. Motivazioni futili, analizzate con sufficienza e senza entrare nei veri motivi che hanno portato il GOP alla sconfitta. Al massimo, tra i motivi della sconfitta in Kentucky, viene menzionata l’impopolarità del governatore uscente.

Allora cerchiamo noi di capire i veri motivi che hanno portato i repubblicani a perdere queste due sfide e perché questi dati non indeboliscono per niente il Presidente.

Iniziamo dal Kentucky. Matt Bevin è il governatore più impopolare degli Stati Uniti, verissimo. Perché? L’impopolarità è dovuta sia al taglio delle pensioni agli insegnanti, sia alla mancata espansione del Medicaid, voluta da Barack Obama. Lo scarto di 5.000 voti fra i due candidati è fortemente segnato dal voto degli insegnanti a favore di Andy Beshear. Anche il diritto di aborto è stato al centro dell’attenzione, nel perenne e intramontabile scontro fra pro-life e pro-choice.

Lo scarto percentuale irrisorio dovrebbe impensierire Trump? Improbabile. Quattro elezioni su cinque, in Kentucky, sono state vinte dai repubblicani e gli ultimi sondaggi, condotti fra giugno e agosto, danno il Presidente uscente avanti con almeno 20 punti percentuali su qualsiasi rivale democratico.

In Virginia, i repubblicani perdono dopo 26 anni il parlamento statale, ma è un trend iniziato prima del 2016. Qui la Clinton vinse con oltre 200mila voti di scarto (5 punti percentuali). Questo dato dovrebbe preoccupare Trump? No. Per due semplici motivi: nel 2016 ha vinto anche senza quello Stato e, oggi, qualunque sfidante democratico, vincerebbe contro l’attuale inquilino della Casa Bianca.

Allora: esiste davvero un qualche segnale di cedimento per il Partito repubblicano? Sì, ma per un particolare che è “sfuggito” ai media in Italia. I repubblicani hanno perso voti nelle zone suburbane rispetto al 2016.

È questo il vero dato preoccupante perché Trump ha costruito la sua vittoria sul voto delle campagne. In Kentucky, due contee vicine all’Ohio river, che nel 2015 furono vinte da Bevin con circa 8mila voti di scarto, sono andate a Beshear con circa 2.300 voti di scarto. Nella contea di Jefferson, dove si trova Louisville, la città più popolosa dello stato, i democratici hanno vinto con 100mila voti di scarto, contro i 50mila di quattro anni fa. Beshear ha anche vinto tre contee al di fuori di Lexington che avevano visto Bevin vincitore quattro anni fa.

In Virginia, nei distretti lungo il confine meridionale con la Carolina del Nord, nella periferia di Richmond e in alcune zone al confine con la West Virginia, i repubblicani hanno perso distretti che avevano ricoperto per anni, se non decenni.

La corsa per la presidenza nel 2020 è lunga e c’è tempo ancora per molti colpi di scena.

 

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