Domani il nostro SPECIALE 9-11: contro falsi e “omissioni”

Nel 30.mo anniversario della caduta del Muro di Berlino un serie di articoli storici e rievocazioni esclusive.

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Il 9 novembre è stato ufficialmente proclamato “Giornata della Libertà” nel 2005; quindi è una data significativa che dovrebbe vedere ogni scuola e ogni Ente territoriale impegnato in attività di informazione.
Quest’anno, poi, la data è ancora più rilevante perché ricorrono i 30 anni da quel fatidico 9 novembre 1989, in cui il Muro di Berlino – una ferita, una piaga, una vergogna nel cuore dell’Europa – iniziò a essere violato e, poi, abbattuto.

Il Muro di Berlino, e la sua caduta, rimangono non solo come simboli di un’era – quella della cosiddetta Guerra Fredda – ma, soprattutto, come monito e lezione per capire come, in fondo, sia davvero facile uccidere la libertà e ridurre un intero popolo in prigionia.

Tutti oggi, soprattutto quelli che non hanno vissuto – buon per loro – quegli anni e quella storia, hanno il diritto-dovere di sapere in nome di quale ideologia e di quali perversi interessi furono: soppressa la libertà, calpestati i diritti umani, uccise centinaia di persone.

IPOCRISIA E SILENZI AL GOVERNO

Invece, incredibilmente, la maggioranza del Parlamento italiano aveva deciso di non far sapere che il Muro di Berlino era una folle creazione comunista e che fu il comunismo sovietico a imporre il giogo dell’oppressione alla capitale tedesca (e non solo…).

Infatti, la Commissione Cultura della Camera dei Deputati (là dove, in teoria, la storia si dovrebbe conoscere bene e senza mistificazioni) non aveva dato il consenso a una risoluzione unitaria con il centrodestra perché, nel preambolo, c’era un riferimento al “comunismo”. Termine che, invece, è completamente sparito nelle due mozioni (poi unificate) presentate da Flavia Piccoli Nardelli del Pd (la quale, essendo figlia di Flaminio Piccoli, storico esponente della Dc, dovrebbe conoscere meglio la storia della Guerra fredda e le responsabilità del comunismo) e da Alessandro Fusacchia di +Europa.

Il testo venuto fuori era un capolavoro di ipocrisia, si parlava di “guerra fredda” e “cortina di ferro” ma non di comunismo. Praticamente un ritorno ai tempi di Honecker, di Krusciov e dell’asservimento dei comunisti italiani del PCI alla “disinformatia” imposta dal Cremlino.

Solo in extremis, ieri sera, i deputati di FdI sono riusciti a ottenere l’inserimento della parola magica che fa tanta paura al governo rosso-giallo. Per cui il testo è stato modificato nuovamente e là dove c’era scritto «nei Paesi del cosiddetto socialismo reale» è divenuto «dopo decenni di dittatura imposta in nome del comunismo nei Paesi del cosiddetto socialismo reale». Sofismi? Giochi di parole? Più che altro vergogna!

DA DOMANI STORIA E DOCUMENTAZIONE

Per cercare di sapere, capire e ricordare di più, domani e dopo, noi di Orwell.live dedicheremo una serie di articoli esclusivi a questo anniversario.

Crediamo che, oggi, la storia della costruzione del Muro (la spartizione dell’Europa, la divisione di Berlino, lo scontro Kennedy-Krusciov) non siamo più conosciute se non a pochi. Insieme, potremo riviverle.
Siamo certi che nessun giovane, oggi, abbia un’idea reale delle dimensioni, della potenza, della complessità e – al tempo stesso – della follia con cui fu edificato il Muro. Insieme potremo scoprirlo.
Abbiamo avuto la prova che si cercherà di tacere sul numero di quanti tentarono di fuggire dall’oppressione e sulle responsabilità dirette di chi ordinava di reprimere nel sangue il desiderio di libertà. Insieme ricostruiremo storie e conosceremo nomi ed episodi.

Pubblicheremo, inoltre, il racconto di uno dei pochissimi italiani che erano presenti a Berlino (Est!) quel famoso 9 novembre e pubblicheremo in esclusiva le sue fotografie.
Rivivremo, infine, le vicende di quel fatidico 1989: un anno che ha segnato una profonda svolta nella storia, non solo dell’Europa, ma del Mondo intero.

Speriamo che anche qualche parlamentare italiano ci legga e, magari, si vergogni per aver – ancora una volta – sacrificato la libertà di pensiero sull’altare di una ideologia che dovrebbe essere ormai morta e sepolta.

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