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Quando l’investimento è… un’arte

Piccola guida a un settore economico e culturale in grande sviluppo

tempo di lettura: 4 minuti

Investire in opere d’arte, in passato, è sempre stata una prerogativa riservata a una fascia economica medio alta della popolazione. Negli ultimi dieci anni, il mercato si è ulteriormente aperto a nuove fasce di investitori che, anche con cifre modeste, si possono lanciare in investimenti a lungo termine e ricavarne ottime soddisfazioni. Per approfondire gli aspetti di questo settore d’, abbiamo interpellato Sonia Farsetti, legale rappresentante di una storica casa d’aste italiana, FarsettiArte, presente con tre sedi importanti sul territorio nazionale.

Sonia Farsetti

Può farci un “quadro”… di cosa vuol dire investire in arte?

«L’arte è sempre un ottimo settore dove investire, oggi è possibile farlo anche con somme relativamente piccole. Certo non è un investimento speculativo, salvo rare eccezioni. Chi investe in arte deve dare tempo all’opera di maturare, anche a livello economico. La speculazione in arte, in genere, non ha dato buoni risultati. Ricordiamoci che, nell’arte, bisogna sempre coniugare la parte economica con il piacere di possedere il quadro o la scultura su cui si vuole investire».

Il mercato che orientamenti suggerisce in questo momento?

«L’arte moderna e contemporanea riscuote sempre un grande interesse, mentre l’arte antica e i dipinti del XIX secolo hanno, in questo momento, un passo più lento. Fanno eccezione le punte di diamante, le opere di grande qualità o di grandi autori, che mantengono inalterato l’interesse dei grandi collezionisti».

Un mercato sempre molto fluido?

«Si, il mercato dell’arte può essere anche molto dinamico, anche se l’Italia resta penalizzata e non può concorrere con i player internazionali anche a causa della legislazione molto restrittiva in materia di circolazione dei beni culturali. Difficilmente possiamo essere appetibili sul mercato internazionale se non possiamo esportare le opere d’arte italiane».

Quali autori consiglierebbe oggi?

«Dipende dal cliente che si presenta nelle nostre sedi, soprattutto da cosa desidera e qual è la somma che vuole investire. Per collezionisti di fascia alta, i grandi del “900” italiano, sono sempre un buon investimento; Morandi, De Chirico, Fontana, Burri, per fare alcuni esempi. Ma come dicevo poco fa, anche risparmiatori che non vogliono spendere cifre importanti, possono fare relativamente piccoli investimenti, con un buon orizzonte di sviluppo economico, anche con somme intorno ai 6.000-7.000 euro».

Si è portati a pensare solo ai dipinti e alle sculture, in realtà è possibile fare investimenti anche in altro?

«L’offerta oggi è ampia anche su altri settori, dagli arredi antichi alle porcellane, al design dei gioielli, all’argenteria, oppure le grafiche antiche e moderne e la fotografia d’autore».

Abbiamo visto che, anche le grandi case d’aste internazionali, qualche volta sono “cadute” nella vendita di un falso d’autore…  

«Non è frequente ma può capitare. È doveroso prestare la massima attenzione alla certificazione e alla provenienza di un’opera d’arte, fare ricerche bibliografiche e rivolgersi ad archivi e fondazioni. È importante tutelare innanzitutto il cliente e la credibilità di chi propone le opere».

Errori che un investitore deve evitare?

«Per investire in arte, se non si è sufficientemente esperti, è consigliabile rivolgersi a professionisti di comprovata serietà, oppure affidarsi ad una casa d’aste. Improvvisare, acquistare in modo emotivo o seguire la moda del momento, può comportare un rischio per le proprie tasche. Solamente l’esperienza, la serietà nella selezione e nella proposta delle opere, valgono come garanzia per coloro che si vogliono avvicinare al mondo dell’arte per fare i propri investimenti».

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