La Occhionero e il postino dei boss

Cari deputati, non scaricate tutto sui vostri collaboratori.

tempo di lettura: 4 minuti

Fino a pochi giorni fa, i collaboratori parlamentari erano venuti alla ribalta solo in seguito a servizi giornalisti nei quali denunciavano casi di sfruttamento, di lavoro nero o di mancati pagamenti da parte dei parlamentari per cui avevano svolto compiti anche importanti.

Mai, però, ci saremmo aspettati il collaboratore che fa il “postino” per i boss della mafia mentre accompagna la parlamentare a visitare le carceri.

Quello che ha lasciato stupefatti, però, è l’iniziale atteggiamento della deputata in questione, l’avvocato molisano Giuseppina Occhionero (deputata di LeU, ora di Italia Viva di Renzi), che ha “scaricato” in un attimo il suo ex collaboratore. «La collaborazione con me è durata solo quattro mesi, ed era nata in virtù del suo curriculum, in cui si spacciava per docente universitario oltre che studioso dei diritti dei detenuti. Non appena ho avuto modo di rendermi conto che il suo curriculum e i suoi racconti non corrispondevano alla realtà ho interrotto la collaborazione».

La dichiarazione lascia stupefatti perché il suo collaboratore non poteva avere totale libertà di movimento (al punto da sostituirla anche nelle visite nelle carceri). Ma vediamo i fatti.

Antonello Nicosia è stato arrestato con altre 3 persone accusate a vario titolo di associazione mafiosa e favoreggiamento. Secondo la Procura, Nicosia avrebbe fatto da tramite tra i capimafia (alcuni dei quali al 41 bis) e i clan, portando all’esterno messaggi e ordini.
Compito che ha potuto svolgere proprio in quanto collaboratore di una deputata, dato che i parlamentari possono recarsi in carcere per effettuare visite di controllo sullo stato delle strutture, sulle condizioni dei detenuti, sui minori eventualmente alloggiati con le mamme e anche sulle condizioni di lavoro degli agenti penitenziari.

Dunque il Nicosia nelle carceri, a trovare i mafiosi, ci è andato con la Occhionero che, infatti, già l’altro ieri è stata ascoltata dai magistrati, naturalmente come testimone, anche perché vi sono intercettazioni a suo carico non certo edificanti, visto che se la ride quando si parla dei superboss.

Solo a questo punto la deputata renziana ha dovuto cambiare versione, avendo capito finalmente i termini reali della questione. «Ho sbagliato, ho sbagliato tutto. Mi sono fidata di lui».

La posizione della deputata, avvocato civilista, componente della Commissione Ambiente, diventa delicata perché è lei che deve spiegare perché e a chi sia andata a fare delle visite. Come detto è un suo diritto: ci sono parlamentari che sono andati a trovare il pluriomicida Cesare Battisti appena riportato in Italia, oppure chi, come l’attuale sottosegretario Ivan Scalfarotto si è recato a far visita ai due ragazzi americani che avevano appena ucciso un carabiniere a Roma.

La Occhionero, però, ha compiuto almeno cinque visite in altrettante carceri (stando a quanto risulta dalle interrogazioni che ha poi presentato). Non per tutte ha riportato la data, comunque risulta essere stata a Tolmezzo, all’Ucciardone di Palermo, a Sciacca in provincia di Agrigento (il 21 dicembre 2018), a Trapani (22 dicembre 2018) e a Venezia Giudecca (3 febbraio 2019).

Tre in Sicilia, una in Veneto e una in Friuli. Scelte a caso da lei, oppure su indicazione di Nicosia? Possibile che lei non si sia accorta proprio di nulla di strano nei comportamenti del suo assistente durante queste visite? È stata “usata”, è stata ingenua o è lecito porsi qualche dubbio alla luce delle intercettazioni?

In ogni caso non sembrano reggere molto le motivazioni con cui ha “scaricato” il suo collaboratore, ma vogliamo sperare che abbia comunque chiarito tutto nelle due ore in cui è stata ascoltata dai magistrati.

Lascia un commento

Orwell.live vorrebbe inviarti notifiche push per tenerti aggiornato sugli ultimi articoli