Ombre azzurre

«Io me ne vò. Scusate: non può essa aspettarmi. / Il raggio della luna, ecco, viene a chiamarmi.»

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La prima immagine che ricordo era molto romantica. Uscendo, una sera di autunno, nel chiostro dell’Università scorsi da lontano un gruppo di una mezza dozzina di studenti seduti in cerchio. I loro volti erano illuminati da un soffuso chiarore. Pensai a una candela, ma la luce era stabile e azzurrina, per cui optai per un qualche lume elettrico.

Immaginai che stessero chiacchierando sotto le stelle, guardandosi negli occhi rischiarati da quel tenue barlume. Pensai che stessero nascendo amori o pensieri filosofici o, magari, anche solo scambi di ragionamenti su qualche esame impellente.

Tutto ciò era molto bello. Ma io sono anche molto miope e, forse, anche un po’ sordo, poiché non sentivo alcun brusio.

Avvicinandomi al gruppo compresi l’errore, poiché la luce che così dolcemente rischiarava quei volti proveniva da singoli apparecchi (computer o tablet) che ognuno di loro computava con impegno. Intento – chissà – a “chattare” con un mondo lontano o, magari, anche solo con la compagna di corso seduta di fronte a lui, con cui parlare non s’usa più.

La seconda immagine è un ricordo spettrale e quasi “mistico”. Rientrando in auto una notte, venni affiancato da un taxi con a bordo tre angeli. O, forse, tre fantasmi. Comunque, tre creature ieratiche dal volto bellissimo. Lineamenti delicati e dolcemente sensuali, il capo leggermente chino incorniciato da lunghi capelli chiari e sottili.

Tutte e tre questi esseri soprannaturali, seppure chiaramente femminili, avevano la stessa posizione fissa e immobile, con gli occhi bassi, come se stessero aspettando una benedizione. Su ognuno dei loro volti era circonfusa una luce mistica che proveniva dal grembo o da quelle mani che io immaginavo giunte in preghiera.

Seguii il taxi per un po’, sinceramente incantato dalla bellezza delle tre creature che per molti minuti non mossero mai il capo. Non l’alzarono, non si voltarono verso di me, come invece fece il tassista che voleva accostare. Fu così che, una volta aperto lo sportello, i tre angeli si svelarono per quello che erano in realtà. Tre modelle armate di smartphone e intente a postare le loro immagini, minuto per minuto, su Istagram.

La terza immagine ce la regala un’artista britannica, Gali May Lucas che, insieme alla scultrice Karoline Hinz, ha realizzato l’opera che vediamo in queste immagini dal titolo “Absorbed by Light”. Si tratta di una installazione, realizzata in occasione dell’Amsterdam Light Festival, che raffigura delle persone concentrate sui loro telefoni cellulari e con i volti illuminati dai dispositivi stessi.

L’artista ha spiegato di aver voluto creare qualcosa “in cui tutti potessero riconoscersi”.
Io, più che altro, vi ho riconosciuto gli studenti innamorati e i tre angeli in preghiera.
Ma, si sa, io sono un poeta, pazzo e visionario…
Uomo di un tempo in cui era possibile viaggiare «sull’opalina Luna, senza l’ausilio di macchina veruna».

 

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