Land Grabbing (2): la speculazione si può fermare

Invece di perdere tempo in battaglie inutili, l’Onu dovrebbe imporre ai governi una regolamentazione

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«Il Land Grabbing, in diversi casi, porta a una trasformazione radicale del territorio, con una possibile perdita delle piccole proprietà agricole, a favore di grandi estensioni di territori, in mano a un unico proprietario (azienda o ente nazionale), dove non è inusuale trovare coltivazioni invece che foreste, perdendo anche la biodiversità, che è una grande ricchezza naturale».

Inizia così la seconda parte dell’intervista a Andrea Stocchiero (policy officer della FOCSIV). L’argomento è sempre quello scottante e poco conosciuto del Land Grabbing, una sorta di neo-colonialismo e (secondo quanto appena affermato) anche di neo-latifondismo, praticato da multinazionali, speculatori globali e anche direttamente da governi nazionali per sfruttare al massimo i territori di nazioni povere.

Ci sono situazioni in cui le popolazioni si fanno rispettare?

«Ci sono situazioni dove il Land Grabbing porta effettivamente una collaborazione costruttiva ed efficiente con le popolazioni locali, che beneficiano realmente del benessere derivante dall’insediamento imprenditoriale estero. Oltre a questo, ci sono state comunità (in alcune zone del Madagascar, per esempio) che lottano unite e mettono in crisi governi e multinazionali ottenendo quanto richiesto. In altri Paesi, le popolazioni dei territori oggetto dell’accaparramento, si sono unite alle opposizioni politiche al governo e lo hanno fatto dimettere».

Abbiamo visto ieri che il Brasile è sia uno degli Stati protagonisti di questo fenomeno commerciale mondiale sia uno degli Stati oggetto di cessioni di terre…

«Bisogna ricordare che ci può essere anche un Land Grabbing all’interno dei propri confini nazionali, portato avanti da grandi holding appartenenti allo stesso Stato. È il caso dell’Amazonia, dove sono operative anche aziende brasiliane e il disboscamento per la produzione intensiva agricola è un esempio tragico ma evidente da diversi anni».

Anche durante il governo Lula o solo con Bolsonaro?

«Si, anche durante il governo Lula e i precedenti governi. Lula tentò di mettere qualche piccola limitazione al disboscamento ma il risultato finale non è cambiato, ampie aree dell’Amazonia sono state distrutte, oltre ad altri aspetti importanti…».

Quali?

«Per l’Amazzonia, oltre al pericolo di un impatto ambientale nefasto per l’attuazione del grande progetto della Hidrovia, si evidenza il contrasto tra una visione culturale ridotta agli aspetti materiali, e una concezione integrale, dove l’uomo non è un agente esterno alla natura ma ne è completamente parte. Non si tratta solo di accaparramento materiale di terre, ma anche di identità, storie, rapporti umani con la madre terra e con lo spirito che tutto pervade. In tal caso il fenomeno del Land Grabbing assume una forma più sottile e indiretta: l’accaparramento di terra e acqua, cambia drasticamente il rapporto dei popoli indigeni con il loro ambiente. La devastazione dell’ambiente equivale alla soppressione socio-culturale delle comunità locali».

Questo fenomeno pare inarrestabile, colpa dell’egoismo e del consumismo dei Paesi ricchi a discapito degli ultimi del mondo?

«Siamo molto preoccupati da questo crescente accaparramento di terre e acqua a danno delle comunità locali, dei piccoli contadini, dei popoli indigeni e del loro ambiente di vita. Sono milioni di ettari di terra presi in concessione da grandi imprese agroindustriali e minerarie dove però vivono piccoli popoli, contadini, famiglie e comunità che vedono il proprio ambiente trasformarsi e spesso degradarsi in modo irreparabile. Le organizzazioni socie della  FOCSIV (Federazione degli Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario)operano con le comunità locali in iniziative concrete. Si tratta di progetti per contrastare la perdita di autonomia, di governo delle proprie condizioni di vita, di resilienza e biodiversità; per dare più potere alle comunità per costruirsi un futuro migliore in armonia con l’ambiente».

Oltre a questo?

«FOCSIV chiede ai governi – quindi anche a quello italiano – di impegnarsi in una partecipazione proattiva alla negoziazione di un Trattato ONU vincolante su imprese e diritti umani in modo da regolare con più forza i comportamenti delle grandi imprese e degli Stati che possono arrecare danni alle comunità e all’ambiente. Così come chiediamo all’Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e alla Cassa Depositi e Prestiti di applicare criteri etici e un piano per far sì che le imprese finanziate rispettino concretamente i diritti alla terra e all’ambiente. Urgente è inoltre il lancio di un programma speciale per proteggere i difensori dei diritti umani e per appoggiare le comunità locali per far fronte all’accaparramento delle terre e avere accesso a una maggiore Giustizia».

(2 – Fine)

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