La "strana coppia" Cirinnà e Scalfarotto

Adozioni (4): assalto gay alle istituzioni

Le adozioni per omosessuali non sono consentite ma si stanno muovendo importanti pedine politiche, le stesse che ignorano i problemi delle famiglie in attesa

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«Tutti i bambini devono avere un papà e una mamma». È questa l’espressione più comune che si sente ripete tra le coppie aspiranti all’adozione. È un assunto, vecchio come il mondo, che non andrebbe neppure spiegato e che le coppie stesse, una volta diventate adottive e forti dell’esperienza familiare, ripetono sempre a chiunque.

Solo che, da qualche anno a questa parte, a dirlo si corre il rischio di passare per bigotto e retrogrado, il che sarebbe il meno, rispetto all’altra e ben più pesante accusa: quella di non essere “politicamente corretto” o addirittura “omofobo”.

In Italia, come noto (ma forse non a tutti) è tuttora vietata, per legge, l’adozione di un minore da parte di coppie dello stesso sesso. Siamo in buona compagnia, visto che, in tutto il mondo, la pensano così altri 141 Stati, a fronte di soli 27 (tra i quali, con tutto il rispetto, alcuni tipo Lussemburgo e Andorra) che, invece, hanno dato il via libera alle cosiddette “adozioni gay”.

È anche vero che, dall’entrata in vigore della legge sulle unioni civili (giugno 2016), altresì conosciuta come “legge Cirinnà”, a decidere in materia sono soprattutto i giudici. E all’universo Lgbt con l’accodato mondo del “politicamente corretto” va bene così, perché «i giudici colmano un vuoto legislativo» che, come detto, in realtà non esiste per niente. Così, ormai, le sentenze pro coppie gay si sprecano, fino alla Cassazione.

Non bastassero i giudici, ci si sono messi anche i sindaci, a iniziare dall’apripista Chiara Appendino, sindaca 5 stelle di quella Torino che ha mille problemi, ma che un bel giorno si è alzata con l’idea di concentrare tutte le sue energie per registrare all’anagrafe il figlio di due mamme (ma almeno non era un’adozione essendo stato partorito da una delle due).

Qui, però, entriamo direttamente nel discorso politico, perché tanto il nocciolo della questione è tutto qui, inutile girarci attorno. Parliamo delle decisioni che potrebbero essere imposte alla collettività dall’attuale governo rosso-giallo.

Tutto muove dalla già accennata legge sulle unioni civili. Monica Cirinnà (56 anni, romana, laurea in legge, cresciuta politicamente nei Verdi di Francesco Rutelli e poi passata al Pd con una serie di oscillazioni tra Renzi, Orlando e Zingaretti) avrebbe voluto mettere in quel calderone anche le adozioni gay. Quando l’ipotesi fumò, ne fece un dramma in diretta nazionale. Stoppata da Renzi? Così dicono, probabilmente non solo. Intanto, anche il governo Renzi fece la fine a tutti nota e di adozioni gay non se ne è più parlato. Almeno apertamente… Perché in realtà, nel frattempo, sono state presentate altre proposte di legge, sulle quali c’è sempre un grande battage mediatico, grazie alla spinta del potente mondo gay. Come dire: lettorato ed elettorato Lgbt che marciano compatti.

A leggere certi commenti che ritornano regolarmente e a sentire il sottobosco della politica pare che il problema più grande dell’Italia siano i diritti dei gay e, in primo logo, quello di poter accedere alle adozioni.

Nelle settimane passate abbiamo ampiamente raccontato, nelle tre puntate di questo viaggio attraverso il complesso mondo delle adozioni internazionali e nazionali, quali siano i problemi per le coppie in regola. Una burocrazia asfissiante, nessuno aiuto da parte dello Stato, ostacoli diplomatici e tecnici, Tribunali dei minori che non decidono e neppure si mettono in rete…
Tutto questo non conta, non se ne parla. Il “problema” è concedere il diritto di adottare alle coppie omosessuali, per non parlare, poi, del fatto che c’è una fortissima pressione mediatica (sopratttutto dei giornali femminili) anche per approvare la possibilità di adozione da parte dei single (ma questo è ancora un altro discorso).

Il rischio è che in questa difficile partita che impegna molte famiglie, il “politicamente corretto” vada a segnare in netto fuorigioco, sicuro del fatto che, tanto, l’arbitro non fischierà, anzi, l’opinione pubblica buonista applaudirà.

Fuor di metafora: il segretario del Pd Nicola Zingaretti già guarda con attenzione ai famosi “diritti civili”, con le adozioni gay in testa, come a un grimaldello per recuperare almeno un po’ di quei voti finiti chissà dove ma, soprattutto, per aprire autostrade di ogni tipo ai grillini. «Su adozioni gay e fine vita c’è un terreno comune con il Movimento 5 stelle» ha dichiarato in un’intervista a La Stampa. La sua testa di ariete – oltre al sottosegretario Ivan Scalfarotto “da sempre impegnato per i diritti LGBT” , sarà ancora la Cirinnà, sebbene lei abbia messo il broncio per l’arrivo nel Pd di Beatrice Lorenzin (l’ex ministra del “fertility day”, per capirci).

Anche nel Movimento 5 stelle, però, l’orientamento non è comune: Di Maio s’è detto sempre contrario all’eventualità, mentre Grillo ha ammesso di saperne poco o niente. Poi, però, c’è tutto il substrato di parlamentari orientati a sinistra; uno su tutti quel Vito Crimi, che presentò un Ddl per le adozioni gay ancor prima della legge sulle unioni civili.

Per chiudere il quadro (e siamo forse davvero vicini alla quadratura del cerchio) ecco anche i renziani di Italia Viva, dove intanto è emigrata Elena Bonetti. Che non è una qualunque signora della Mantova bene laureata in Matematica ma, dal 5 settembre scorso, è diventata ministro della Famiglia, con delega alle adozioni. Da sempre favorevole anche a quelle gay, l’abbiamo già sentita esprimersi di nuovo a favore di questa eventualità. Mai però che abbai aperto bocca in tutela di quei papà e di quelle mamme che da anni non riescono ad avere un certificato di idoneità all’adozione, o di quelle coppie (purtroppo per loro eterosessuali) che da ancora più anni aspettano di poter adottare (all’estero o in Italia), dove sono migliaia i bambini ancora senza una famiglia (vera).

Tutto questo muovere di pedine politiche, in maniera scientifica, dimostra il rischio effettivo di trovarsi una legge pro coppie gay dal mattino alla sera.

Sarà poi divertente vedere cosa succede. Perché se le coppie gay (che potrebbero essere si e no il 2% dei richiedenti) dovessero seguire l’iter delle famiglie tradizionali non vedrebbero mai un bambino… Se, invece, si apriranno corridoi “preferenziali” o si accetteranno scorciatoie (come la pratica illegale dell’utero in affitto), allora saremmo davvero di fronte a una sconfitta per il diritto oltre che per il buon senso.

Concludiamo dicendo che, finora, la nostra è tra le pochissime voci che si levano per denunciare l’operazione politica in corso (ovviamente anche il Vaticano tace). Ci teniamo a citare, però, la comunità di cittadini “CitizenGo” che ha lanciato anche una raccolta di firme online per chiedere al ministro Bonetti «di cessare subito questo attacco contro la famiglia e contro il diritto dei bambini a una mamma e un papà».

(4 – Fine)

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