Ty Borg e Anna Fallini a cavallo, a Twin Springs Ranch, in Nevada
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REPORTAGE: viaggio negli USA che rivoteranno Trump

L’America rurale profonda non crede più alla divisione tra Democratici e Repubblicani

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Quando si dice Stati Uniti, si pensa subito alla Grande Mela o alla Silicon Valley, al massimo a San Francisco, Hollywood o Las Vegas. Un’America cosmopolita, dinamica, tecnologica, cool… In Nevada e Iowa, ma anche in Vermont e Indiana c’è, invece, il volto di un’America poco considerata e poco raccontata, che tuttavia sarà decisiva per le elezioni presidenziali del 2020.

Un elettorato variegato, composto da ranchers e cowboys, farmers e contadini, sempre diverso e molto flessibile, che valuta i candidati sul mantenimento (o meno) delle promesse elettorali. Un’America profonda che sta seriamente pensando di rivotare Donald Trump o, comunque, un candidato anti-establishment e crede sempre meno nella divisione dicotomica che ha dominato l’opinione pubblica negli ultimi decenni: Democratici e Repubblicani.

IMPEACHMENT? “COSA DA WASHINGTON”

Lungo la Extraterrestrial Highway, le giornate sono lunghe anche a ottobre. A 200 miglia da Las Vegas, lontano dalle luci delle roulette e dei casinò, la famiglia Fallini si prepara per un’altra giornata di lavoro nel Nevada. Sono ranchers italo-americani da cinque generazioni e legano il loro destino alla storia, incredibile, di un immigrato comasco di nome Giovanni Falllini, che si trasferì nella Nye County come carbonaio nella seconda metà dell’Ottocento, a tredici anni.

Quasi duecento anni dopo è Anna Fallini a guidare il ranch avviato dal quadrisavolo. Secondo i dati pubblicati nel 2012 dal Dipartimento dell’Agricoltura USA, non è la sola: il 14% dei 2,1 milioni di ranch americani opera sotto la responsabilità di una donna.

«Giugno e luglio sono i mesi più intensi nel nostro lavoro, perché procediamo con le attività di branding e di vaccinazione delle mucche», dice Anna, che vive e partecipa alla vita del ranch da quando ha 5 anni. Al suo fianco c’è il marito americano di origini svedesi, Ty Borg e quella appena conclusa è stata una stagione complessa, per più di un motivo.

A causa della guerra dei dazi, infatti, il prezzo della carne verso la Cina ha avuto aumenti tra il 37% e il 50% provocando sensibili cambiamenti all’interno di un mercato già fragile di suo.

Per le cowgirls e i cowboys come i Fallini, il problema è alla base: «Siamo alla mercé di questo mercato – dice Anna – perché siamo la prima parte di una lunga filiera, ma siamo gli unici venditori che non controllano i prezzi». Qui il prezzo di una mucca può oscillare dai 700 ai 1300 dollari e spesso a influenzare queste oscillazioni è la burocrazia interna.

«Il governo per me è sempre stato un nemico: è arrivato dopo di noi ed è venuto qui a dirci cosa fare con le nostre terre», spiega il papà di Anna, Joe Jr. Donald Trump, però, ha capito questa criticità ed è venuto a fare campagna elettorale in Nye County, nel 2016, promettendo un alleggerimento della burocrazia.

«Non mi piace come persona – dicono Anna (che ha sempre votato come Indipendente) e Ty (con un pedigree elettorale da repubblicano conservatore) – ma ha fatto tutto ciò che ci ha promesso: ha scelto un commissario della zona per seguire le nostre prerogative e fatto passare una serie di dispositivi che hanno migliorato la nostra situazione». «Ora – aggiunge Ty sorridendo – toglietegli solo Twitter dalle mani».

Cowgirls come Anna e cowboys come Ty hanno bene in mente chi sceglieranno nel 2020. «Rivoteremo Trump, anche perché per noi l’impeachment è una cosa da Washington: chi vive lì non può capire la nostra America e i nostri bisogni».

COLPA DI BUSH E OBAMA

Non solo Nevada. Gli Stati dove la forza di chi lavora la terra e di chi vive dell’allevamento degli animali rappresenta una spinta elettorale decisiva sono molti. Sono luoghi in cui i ritmi delle giornate sono ancora dettati da quelli della natura.

Iowa, “swing state” per eccellenza. Da cui scatterà la corsa alle primarie dei Democratici dal prossimo febbraio. Nel 2012 ha vinto Barack Obama, nel 2016 ha trionfato Trump. Hillary Clinton trascurò i bisogni e le richieste dei farmers di questa America, in campagna elettorale, e ne pagò con forza le conseguenze subendo una batosta non indifferente.

Dave Walton, farmer di Wilton, Iowa

Oggi quei farmers che hanno scelto Trump sono in affanno per le aggressive politiche del presidente USA contro la Cina, ma non lo incolpano di queste conseguenze. «Il colpevole è chi non ha fatto nulla negli ultimi vent’anni», dice per esempio Tim Bardole, presidente dell’Iowa Soybean Association. La sua tenuta agricola a Rippey, vicino a Des Moines, è un punto di riferimento di molti farmers e contadini di zona ed è tra quelle più in crisi per il crollo dei prezzi di mais e soia, legati alle contro-sanzioni di Pechino contro l’America.

«Ma sono Bush e Obama ad aver permesso che si arrivasse a questo punto, ignorando che la Cina stesse manipolando il nostro mercato – dice Bardole – Trump ha fatto ciò che aveva promesso nel 2016: ora, certo, ci aspettiamo che chiuda un accordo con la Cina, perché è assurdo che le due potenze commerciali più grandi al mondo non lo trovino».

“NON CI DEVONO PRENDERE IN GIRO”

Bardole, così come molti altri in zona, rivoterà Trump, ma il mondo dei farmers non è chiuso ad alternative. «I candidati che vengono qui, però, non ci devono prendere in giro», spiega Dave Walton nella sua azienda agricola di Wilton, in Iowa.

Dave è un elettore-chiave per capire i trend dell’America rurale. Ha votato Obama nel 2012 ed è passato a Trump nel 2016, ora dice di essere aperto ad altri, a patto che siano «anti-establishment e siano concreti: devono rispettare ciò che promettono ed essere credibili».

Essere credibili, per americani come Walton che non si considerano né blu né rossi, né liberal né conservatori, significa essere anti-establishment. Hanno votato secondo coscienza e preso le decisioni elettorali sulla base dei fatti vissuti sulla loro pelle, negli ultimi vent’anni. «Se una Elizabeth Warren dovesse venire da noi a dirci: “Aumento le tasse, ma per fare x o y pensando alle vostre esigenze”, potrei anche pensarci. L’importante è non ragionare secondo vecchi schemi».

È questo principio che ha spinto farmers come lui e molti altri a sostenere due candidati di rottura, seppur posizionati in due poli opposti, come Obama e Trump, nel giro di appena quattro anni. Lo stesso principio che potrebbe spingerli a rifarlo nel 2020: «Basta con candidati del sistema, come la Clinton. – precisa Walton – A noi dell’impeachment interessa meno di zero, che ci vengano a parlare dei nostri problemi e di come intendono risolverli».

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