Immigrati bruciano la bandiera della Svezia: il “modello svedese” di accoglienza è decisamente fallito.

Obiettivo Svezia (2): nella morsa della disinformazione

I media e la maggioranza dei giornalisti impongono il dibattito su temi “politicamente corretti” ma l’opinione pubblica...

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Dal nostro corrispondete a Stoccolma

Abbiamo visto ieri come ormai la Svezia non sia più il paradiso del welfare e del progresso sociale. La Patria di Greta Tumberg è, però, ancora un laboratorio mondiale per il “politicamente corretto”. Ciò si deve, soprattutto, all’azione dei media.

La radiotelevisione pubblica e i due quotidiani di maggiore tiratura – entrambi di sinistra – Dagens Nyheter e Aftonbladet non affrontano mai i temi scottanti; preferiscono parlare della minaccia globale per il clima, delle discriminazioni mondiali verso donne, gay, transessuali e immigrati.

In caso di episodi violenti (che, come abbiamo scritto, sono in costante aumento), non solo i nomi, ma anche le origini degli accusati o condannati vengono taciute onde “non fomentare il razzismo”. Per quanto riguarda la radiotelevisione di Stato, finanziata dai contribuenti, questo crea ancora più problemi, in quanto dovrebbe attenersi a un’informazione neutra e super partes.

La faziosità politica dei media si rispecchia nelle preferenze politiche dei giornalisti che vi lavorano.

Una ricerca del 2012, eseguita dalla facoltà di Comunicazione dell’Università di Goteborg, ha dimostrato come proprio i Verdi siano la formazione politica che riscontra le maggiori simpatie dei giornalisti mainstream, con punte di oltre il 50 per cento tra quelli impiegati nella radiotelevisione pubblica. La percentuale a livello polare dei Verdi era, invece, si e no, al 7 per cento.

QUALCHE COSA STA CAMBIANDO

Lo sbilanciamento dell’informazione porta, naturalmente, a una maggiore diffidenza degli elettori di centro-destra verso i media. L’evoluzione politica degli elettori svedesi è evidenziata da una recente ricerca dell’autorevole facoltà di Scienze politiche, sempre dell’Università di Goteborg, che certifica una discrepanza sempre più evidente, tra elettori di destra e di sinistra, nell’indicare quali siano le priorità politiche. Il cambiamento climatico, presentato nei media come il problema principale del momento è, infatti, in cima alle priorità indicate dagli elettori di Verdi ed ex-comunisti. Aumento della criminalità e dell’immigrazione sono, invece, i temi che preoccupano gli elettori dei partiti di destra.

Ultimamente si denota un crescente spirito combattivo dell’opinione pubblica svedese di centrodestra dinnanzi alla faziosità delle principali fonti d’informazione.

Sempre più svedesi preferiscono informarsi su testate alternative in rete, mentre anche gli editorialisti dei principali quotidiani di centrodestra: Göteborgs-Posten e Svenska Dagbladet, sono diventati più duri nell’attaccare la propaganda di sinistra e la deformazione della realtà presentata dalla radiotelevisione pubblica.

Cresce inoltre il numero di svedesi che dichiarano di voler votare per il partito dei Democratici svedesi (SD), intorno al quale, fino a poco tempo, fa vigeva una specie di conventio ad excludendum perché accusato di xenofobia. Il centrodestra tradizionale era finora diviso tra i due partiti moderati che aderiscono al PPE, mentre oggi non escludono accordi con SD e questa formula viene già praticato con successo in alcuni comuni della Svezia meridionale.

Sembra che Margaret Thatcher avesse confidato di non leggere mai gli editoriali dei giornali in modo di poter proseguire senza tentennamenti con il proprio programma politico.
Questo, forse, è il consiglio migliore consiglio che potremmo oggi dare ai leader politici svedesi per non farsi imporre l’agenda politica dai media rosso-verdi che sono ancora lo specchio della “patria del politicamente corretto”.

(2 – Fine)

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