Cyberbullismo e Sexting: “malattie” dell’adolescenza digitale

Vittime e carnefici sono principalmente ragazze e il ruolo della famiglia è fondamentale per prevenire errori a volte dolorosi

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«Una ragazza su dieci che è colpita dal cyberbullismo o sexting, tenta il suicidio». È perentorio il dottor Andrea Bilotto, psicologo e psicoterapeuta, presidente dell’Associazione Italiana Cyberbullismo e Sexting. «Abbiamo ancora una conoscenza parziale di un problema molto vasto e grave». I social, sono presenti in modo predominante nella quotidianità dei giovani e, come tutti gli strumenti di comunicazione e socializzazione, hanno anch’essi il “retro della medaglia”, costituito dal loro uso sbagliato.

Il dottor Andrea Bilotto nel suo studio

Dottor Bilotto, quando si sono avuti i primi segnali di queste due distorsioni dell’era digitale?

«In campo internazionale nel 2010, mentre in Italia le prime avvisaglie sono apparse nel 2014. Ricordiamoci che questi gravi comportamenti digitali, vivono in un mondo sommerso, che emerge in tutta la sua gravità solo quando succede qualche tragedia».

Distinguiamo meglio le dinamiche del Cyberbullismo e del Sexting…

«Nel Cyberbullismo, generalmente, un gruppo di ragazzi aprono un “gruppo” su uno dei loro social, ci inseriscono il coetaneo che vogliono prendere di mira e iniziano a colpirlo ripetutamente con offese, invettive e frasi pesantissime, che mirano a destrutturare la sua stima e indurlo a fare azioni fuori dalla normalità; nei casi più gravi si può parlare anche di istigazione al suicidio».

Il Sexting?

«A differenza del Cyberbullismo, nel Sexting è proprio la vittima a far partire il suo percorso doloroso. È la vittima che postando su un social una propria foto in atteggiamento erotico o addirittura porno, fa partire il suo “calvario”. Spesso sono fidanzate o ragazze che inviano al fidanzatino o all’ amico del momento le loro foto o video; quando la storia sentimentale o di amicizia finisce, iniziano i problemi… Per vendetta o rivalsa inizia la divulgazione di tutto il materiale. Ancora troppo pochi adolescenti comprendono che quando invii questo materiale in internet, attraverso i social, è per sempre».

Cyberbullismo è più un problema maschile mentre il Sexting mi sembra di capire avere una connotazione più femminile?

«No, dai dati emergono sono tutti e due problemi che appartengono, in percentuali diverse, più al mondo femminile. Nel Sexting il 70% delle vittime sono le ragazze, nel Cyberbullismo la percentuale di sesso femminile è del 62%. Dobbiamo tener presente che se il mondo femminile è molto più sensibile a pressioni psicologiche, è anche molto competitivo, fatto di frequenti confronti tra ragazze, dove le invidie e le gelosie sono molto presenti, a volte la violenza prodotta dal mondo delle adolescenti supera di gran lunga quella dei maschi».

Quali sono i dati che emergono?

«Il 6,5% degli adolescenti ha dichiarato di essere stato vittima di Cyberbullismo, mentre per il Sexting il 13% degli adolescenti ha dichiarato di aver inviato almeno una volta una propria foto intima. Si pensa che, negli ultimi 10 anni, le vittime, derivanti da queste due comportamenti distorti siano almeno 15, in Italia».

Quali sono i canali social più utilizzati per Cyberbullismo e Sexting?

«Ce ne sono diversi che vengono utilizzati, in modo errato, secondo le loro caratteristiche: Ask, forse il più usato insieme a Istagram, poi TiK Tok, Tumbler, This Crush e infine Telegram che è preferito a WhatApp. Alcuni garantiscono anche l’anonimato, altri sono improntati sui filmati».

Secondo la sua esperienza, quali sono le motivazioni che spingono i giovani verso Cyberbullismo e Sexting?

«Principalmente la rabbia: nei giovani ne ho trovata moltissima. Rabbia per mancanza affettiva, perché non ricevono in famiglia l’affetto e l’attenzione che chiedono. Il Cyberbullismo è la valvola di sfogo per alcuni, mentre il Sexting è una forma di esibizionismo per attirare le attenzioni e, quindi, magari l’amicizia, l’ammirazione o l’affetto dei coetanei».

Come è possibile difendersi in modo digitale?

«Ci sono delle applicazioni che vengono usate per arginare l’uso improprio dei social. Quella più famosa è stata creata da una ragazzina di 15 anni che permette di bloccare ogni messaggio offensivo, in entrata e in uscita, questa applicazione si chiama Re Think. Poi ci sono le varie applicazioni di ScreenTime, per limitare il tempo d’uso di smartphone o tablet. Oppure utilizzare filtri per evitare che i ragazzi vadano in siti pericolosi o illegali a pagamento, Kasperky offre vari supporti. Ma il lavoro più grande è un altro…».

Su ragazzi, genitori e insegnanti…

«Esattamente. Un grande lavoro di prevenzione nelle scuole, con laboratori attivi che coinvolgono direttamente i ragazzi. Si punta molto a evidenziare i valori dell’amicizia e della sana affettività, si fanno ore di formazione sull’uso corretto dei social e sull’uso delle parole. Dico sempre che :”Il cellulare caricato delle parole sbagliate, può essere un arma”. Vengono fatti anche percorsi con i genitori, sempre più impreparati, smarriti, disorientati, sempre più occupati al lavoro e quindi lontani dai loro figli. C’è una immensa mancanza di valori, di sani punti di riferimento di qualità, di buoni testimoni del nostro tempo».

Gli adulti, genitori ed insegnanti, spesso si sentono disarmati…

«Non bisogna mai sottovalutare questi due gravi comportamenti che possono anche diventare, mortali. Intervenire e approfondire se si hanno anche solo dei sospetti; è possibile rivolgersi ad associazioni specializzate ricevendo aiuto. Bisogna ricordarsi che esiste anche una legge sul Cyberbullismo, la 71 del 2017, che permette a ogni minore di segnalare, al Garante della privacy, qualsiasi attacco. La posizione evidenziata dalla denuncia, una volta accertata, verrà chiusa entro 48 ore. Ricordiamo sempre, ad adulti e ragazzi, nei nostri incontri in tutta Italia, che la sola detenzione, anche nei cellulari, di materiale pedopornografico, costituisce reato».

 

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