Azzurri addio: l’Italia è al verde…

La scellerata idea della FIGC di cambiare magliette scatena i social, nel silenzio imbarazzato e complice di giornali e tv

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Il Commissario Tecnico della Nazionale italiana, Roberto Mancini, cerca di minimizzare: «Io preferisco l’azzurro (…) Vediamo come sta in campo (…) È strano, perché si è abituati all’azzurro e al bianco e io sono un po’ old fashion sulle maglie”». Lui è sempre diplomatico, anche se è evidente che i suoi occhi esprimano tutt’altro pensiero: questa idea sembra anche a lui assurda.

Domani l’Italia giocherà contro la Grecia, a Roma, una partita valida per la qualificazione dei Campionati Europei del 2020 e – come ormai tutti sanno – indosserà una maglia verde, invece della classica azzurra; con su cucito uno scudetto nero e oro, invece che tricolore.

Naturalmente, i grandi capi della Federcalcio hanno venduto alla stampa asservita una spiegazione “culturale”, legando la scelta a un presunto, utopico e ridicolo “nuovo Rinascimento” del calcio nostrano, reso possibile dal meticciato (tanto amato dal papa) che ha portato nelle nostre squadre tanti giocatori di colore. Ci si sarebbe ispirati, nella scelta dei colori, appunto: «ai tessuti e all’Architettura rinascimentali» (?).

Invece c’è dietro, soprattutto, una questione commerciale, perché la “terza maglia” è stata realizzata e imposta dallo sponsor della FIGC, Puma, che si è anche occupato di tutta la campagna media. Non è una fake news, infatti la maglia è già in vendita sul FIGC STORE, con tanto di immagini di apertura con modelle e modelli (di colore) che la indossano.

In un periodo come questo, la scelta sembra più che inopportuna, anche se il “politicamente corretto” è sempre ben supportato dai media. Anche la precisa indicazione anti-italiana (lo scudetto dorato, senza i nostri colori nazionali) è stata letta come “anti-sovranista”. Anche se, poi, nell’allenamento e nella conferenza stampa di ieri sono “magicamente” riapparsi gli scudetti tricolori. Vedremo domani in campo cosa succederà.

Quanto sia scellerata questa decisione appare evidente cercando le reazioni sui social. Qui, si sa, si scontrano sempre “pro e contro” a qualsiasi tesi, ma sulla bocciatura della maglia verde sono proprio tutti d’accordo.

Abbiamo navigato per ore su pagine e profili di ogni tipo, ma non siamo riusciti a trovare neppure un commento favorevole. Solo contrari con critiche di tutti i tipi, dalle più estrose fino ai classici insulti, passando per misure più estreme come gli annunci di boicottaggio, invitando a non vedere la partita o addirittura a tifare la Grecia. Persino il sempre politicamente corretto Wired prende atto delle proteste su Twitter anche se “stigmatizza” i post patriottici su Facebook.

Tutti d’accordo sul fatto che la “terza maglia” sia davvero improponibile, come del resto sono spesso improponibili alcune terze maglie di squadre di serie A che non c’entrano nulla con i tradizionali colori sociali. Vanno bene solo per il marketing, per abbindolare collezionisti e super-tifosi disposti a comprarsi anche questi “orrori”.

Devono aver pensato così anche per la Nazionale, inventandosi questa maglia verde, come quella utilizzata nel 1954 per una sola partita, contro l’Argentina, poi subito abbandonata. Ridicolo e patetico, poi, il tentativo di far passare questa operazione di squallido marketing, come un’iniziativa di “integrazione” perché «celebra i tanti giovani talenti che stanno diventando sempre più protagonisti dei successi degli azzurri». Azzurri, appunto, non verdi… (lapsus del comunicato?).

Questa maglia di cattivo gusto viene imposta a tutti nel momento più sbagliato. I giocatori (se non fossero anche loro dei mercenari) dovrebbero rifiutarsi di indossarla.

Vedremo domani cosa succederà, in campo. Di fatto, per qualificarsi agli Europei, alla nostra Nazionale mancherebbe solo una vittoria e, vista la situazione, è proprio brutto che ci sia qualcuno che, invece, spera di perdere.

 

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