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La Casa Bianca? I democratici la consegnano per la seconda volta a Trump

La lezione del 2016 non è bastata ai dem, che infatti continuano a commettere gli stessi errori

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L’impeachment che i democratici hanno chiesto e che non otterranno contro Donald Trump si è rivelato un boomerang. Non sono i sondaggi a dircelo, ma i numeri. I calcoli, in questo caso, non sono stati corretti.

Se è dunque quasi certo che i democratici riusciranno a far partire la procedura alla Camera e, come vuole la legge, successivamente tramite voto prima e risoluzione poi, passeranno la palla al Senato; è altrettanto certo che il Presidente ne uscirà vincitore. Questo sia perché la maggioranza è repubblicana sia perché, per condannare un presidente, la maggioranza richiesta è dei due terzi del Senato. Il caso Clinton insegna.

Dunque, come da noi anticipato, la forzatura democratica per spodestare Donald Trump e smobilitare l’elettorato si è ritorta contro i democratici e contro Joe Biden.

L’ex vicepresidente non solo dovrà difendersi (per il momento dagli attacchi dei repubblicani e dalle domande dei giornalisti) sulla possibilità che venga inquisito ma dovrà riuscire tramite il carisma che non ha, a tenere botta dalla rincorsa inarrestabile di Elizabeth Warren. Già, perché le sfortune, quando arrivano, sono in successione temporale cadenzale: il whistleblower rilascia le dichiarazioni su Trump che chiede a Zelensky di indagare, la Pelosi apre all’impeachment, Bernie Sanders deve interrompere le sue attività per problemi cardiaci (a proposito, auguriamo al senatore del Vermont una pronta guarigione e auspichiamo di rivederlo presto in campo con la solita grinta che lo contraddistingue), la Warren sale nei sondaggi.

Pensate che sia finita qui? Assolutamente no. Perché il tutto, come solitamente avviene, deve essere condito da una ciliegina sulla torta: è notizia di oggi che l’Ucraina ha deciso di indagare su Burisma, la società di cui Hunter Biden faceva parte. Zelensky aveva detto a Trump che “al 100% la persona che nominerò (come Procuratore Generale, ndr) si occuperà di questa vicenda”. E così, infatti, è stato.

È vero, i democratici hanno chiesto l’impeachment per smobilitare l’elettorato e cercare di attaccare più duramente il Presidente, ma nelle ultime ore, soprattutto chi come Elizabeth Warren ha posizioni più radicali rispetto a Biden ha saputo sfruttare maggiormente la situazione.

Mi sono chiesto più volte se sia imbarazzante essere Joe Biden in questo momento. Lo è. È tremendamente imbarazzante. Perché quando sei il front-runner per la corsa alla poltrona più importante del mondo, non puoi trovarti in questa situazione.

E questo lo dimostrano anche i dati sulla raccolta fondi dove Biden si trova troppo indietro rispetto ai suoi compagni di avventura.

Se ancora oggi qualcuno afferma che Biden resta il candidato più inadeguato del partito democratico statunitense, resto convinto – come me, tanti altri che hanno posizioni diametralmente opposte alle mie – che sarebbe l’unico in grado di affrontare e battere Donald Trump. Si pensi agli indipendenti moderati, ai repubblicani moderati, ai delusi, a tutti coloro che non hanno votato, un bacino elettorale non indifferente per un moderato come Biden.

Qualora la situazione dovesse diventare apocalittica e il suo sprofondamento nei sondaggi diventi consequenziale a qualche azione dell’Ucraina, due nomi resterebbero in piedi: Warren e Buttigieg.

Iniziamo dal sindaco si South Bend, il quale potrebbe risucchiare voti dei moderati filo Biden e portarli nel suo bacino. Buttigieg è sempre dietro i primi, nell’ultimo sondaggio condotto da Ipsos è addirittura quarto a pari merito con Kamala Harris.

La senatrice, invece, appare inarrestabile. Trump l’ha definita “Pocahontas” e, per capire come stia riscuotendo successo nell’elettorato democratico, occorre osservare un solo dato: la percentuale di elettori di colore che, giorno dopo giorno, decide di votare per lei. A luglio il 53% dell’elettorato di colore avrebbe scelto Biden contro il 4% della Warren, oggi la senatrice è attestata al 19% mentre Biden si aggira intorno al 40%. Un dato sensazionale per chi, come la Warren, fino a pochi mesi fa, era accreditata fra la terza e la quarta posizione, dietro a Biden, Sanders e, in alcuni sondaggi e per poco tempo, alla Harris.

In una situazione in continua evoluzione, occorre però rimediare agli errori del 2016. L’elettorato di Bernie Sanders non fu piacevolmente felice della vittoria della Clinton e, secondo molti istituti accreditati, sono state più le persone che hanno annullato il loro voto o che hanno preferito non votare rispetto a quelle che hanno votato per l’ex first lady turandosi il naso.

Dunque il calcolo è presto fatto: la Warren è una via di mezzo fra Biden e Sanders (tendente al senatore del Vermont), con posizioni più moderate rispetto al vecchio socialista su alcune tematiche, è apprezzata dagli elettori di entrambi i candidati e verrebbe preferita dagli elettori di Biden rispetto a Sanders e, essendo donna, riuscirebbe a recuperare voti anche fra quelli della sua collega Kamala Harris. Emblematico, in tal senso, il sondaggio del Los Angeles Times: la senatrice è rispettivamente nella prima o nella seconda posizione (dipende dall’età degli elettori intervistati) – con il 70% delle preferenze – nell’ordine di preferenza per la nomination.

Però, questo calcolo favorevole alla Warren non è effettivamente predominante in una corsa a due. Donald Trump, anche se i sondaggi continuano a ripetere che perderebbe contro i tre candidati principali in casa democratica (nel caso di specie: Warren 42%, Trump 37%), vincerebbe nuovamente.

Nel 2016 Trump fu accreditato con il 9% di chance di vittoria, poi il 33%, poi arrivò il famoso “tre a zero” (Michigan-Pennsylvania-Wisconsin) con l’aggiunta di Ohio e Florida.

Il risultato è noto, anche se, per onestà intellettuale, occorre ammettere che a livello nazionale il risultato che dava vincitrice la Clinton (in termini di voti), è stato rispettato. Tre milioni di voti in più e due punti percentuali di scarto. Oggi lo scarto accreditato sarebbe del 5%, e, considerando il margine d’errore, si ridurrebbe rispettivamente del 2,3% sul campione di tutti i cittadini adulti americani, che sale al 2,6% sul sotto campione di elettori registrati e, infine, al 3,8% sul sotto campione di elettori registrati democratici.

Vale a dire uno scarto, in termini di voto popolare, di circa 2.5/2.6 punti percentuali: esattamente lo 0.4/0.5 in più rispetto a tre anni fa. Ciò vorrebbe dire che la Warren potrebbe conquistare uno, probabilmente due, stati fra quelli realmente in bilico – su tutti PA e MI (36EV), su 87 grandi elettori per 5 stati (uno è del secondo distretto del Nebraska) – lasciando Florida, Arizona e Wisconsin ai repubblicani.

Risultato? 268 per la Warren 270 per Trump. Ci si trova in un campo assai simile a quello descritto tempo fa, nel quale il Presidente si sarebbe riconfermato perdendo il voto popolare di circa 5 milioni di voti e con un solo grande elettore di vantaggio.

Dunque grazie democratici, perché l’impeachment si rivelerà una grande nuvola di fumo e se Donald Trump vincerà, sarà più per colpa vostra che per suoi meriti.

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