Italia Viva è il nome di un “think tank” che sfotteva Renzi per il referendum

La nuova sfida di Matteo Renzi si chiamerà Italia Viva, ma il nome è stato copiato da un think tank fondato nel 2012

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Il primo pensiero, bisogna confessarlo, va a Castellacci e Pingitore che sicuramente se avessero pensato ad un partito da contrapporre a Forza Italia sicuramente avrebbero pensato a Italia Viva, certamente da escludere Europa Abbasso.

Il secondo pensiero è alla grande modestia di Renzi che forse vuole contrapporre il suo partito agli altri, utilizzando un vecchio e noto slogan “Noi siamo i vivi in un mondo di morti”. D’altronde da qualche anno a questa parte l’unico che ha dato la linea al Pd è stato proprio Renzi.

Dopo le elezioni del 4 marzo 2018 è stato lui ad aver imposto al Pd di non trattare con il Movimento 5 Stelle (nonostante la maggioranza avrebbe voluto varare già allora un governo con i grillini), mentre dopo la crisi aperta da Salvini è stato lui ad obbligare il Pd ad effettuare la conversione a 360 gradi e nel giro di pochi giorni passare dal No della direzione del 26 luglio a qualsiasi accordo con i 5 Stelle, al Sì per arrivare a confrontarsi fino a farci il governo insieme, varando il Conte bis.

 

 

 

 

 

 

Una mossa strategica non da voltagabbana ma da politico consumato perché se il Pd avesse fatto un governo nel marzo 2018 lo avrebbe fatto da una posizione di minoranza, di debolezza mentre ad agosto i ruoli si sono ribaltati il Pd è un partito forte mentre i 5 Stelle sono in forte calo e desiderosi di evitare le elezioni a qualsiasi costo. Infatti nonostante il tentativo iniziale di far valere i numeri parlamentari hanno ceduto e stanno ingoiando di tutto, persino gli accordi per le prossime elezioni regionali, ormai i grillini sono destinati a diventare una sorta di succursale civica del Pd per cui alle prossime elezioni si vedrà a quanto corrisponde lo zoccolo duro del suo elettorato di sinistra (sempre che non preferisca tornare all’originale, ovvero al Pd).

E ora Renzi, appena hanno giurato i sottosegretari, ha scelto di lasciare il Pd per riprendersi la scena e il ruolo di vero dominus del governo, determinante per il futuro dell’esecutivo e della maggioranza rosso-gialla.

In queste ore ha detto tante cose, a partire che punta a irrobustire la maggioranza di governo, puntando a inglobare qualche scontento di Forza Italia. Per il resto è inattendibile per qualsiasi promessa dati i suoi precedenti da “Enrico stai sereno” a “Se perdo il referendum lascio la politica”. E ora Conte, Di Maio e Zingaretti “soffriranno” un po’ e potranno limitarsi a fare i “morti viventi” della politica italiana.

Intanto sul nome potrebbe esserci qualche problema dato che nel 2012 L’Italia Viva era il nome scelto da un think tank che radunava un centinaio di giovani under 40, imprenditori, professionisti firmatari di un manifesto opera di “una generazione che ha imparato a poter contare solo su se stessa e che, senza troppi fronzoli, si è rimboccata le maniche e si è data da fare per costruirsi, giorno dopo giorno, il proprio futuro”.

Particolare gustoso: uno degli ultimi tweet rilanciati da Italia Viva è uno sfottò a Jim Messina, ovvero il presunto “guru” americano scelto da Renzi per gestire la comunicazione della campagna referendaria, ottenendo però il disatroso risultato che, di fatto, fu la morte cerebrale dell’esperienza di Renzi al PD. Dettaglio che visto oggi assume un tono non esattamente beneaugurante per la nuova “sfida” dell’ex premier.

Dettaglio che, visto oggi, assume un tono non esattamente beneaugurante per la nuova sfida dell’ex premier.

 

di Federico Gennaccari e Alessandro Nardone

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