Conte, PD vuol dire fiducia

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A Palazzo Madama non ci sono state sorprese. Il governo rosso-giallo di Giuseppe Conte ha superato immune anche lo scoglio del Senato, ottenendo la fiducia con 169 sì, 133 no e 5 astenuti, fra i quali i grandi delusi del Pd, Matteo Richetti e dei 5 Stelle, Gianluigi Paragone.

Tra i favorevoli oltre a 5 Stelle, Pd e Leu anche i due senatori del Maie. Tra i contrari anche l’ex grillino Carlo Martelli. Non hanno partecipato al voto il grillino Alfonso Ciampolillo che ha già avanzato critiche nei confronti della maggioranza e un altro ex grillino Saverio De Bonis. Assenti anche il senatore a vita Renzo Piano e 5 parlamentari di Forza Italia (Massimo Vittorio Berruti, Donatella Conzatti, Gabriella Giammanco, Fiammetta Modena, Laura Stabile) sui quali ora pesa qualche dubbio da sciogliere quanto prima. Sicuramente si tratta di assenze ben motivate anche se per i maligni si tratta di una mossa strategica in attesa della formazione dei gruppi autonomi di Renzi per arrivare a sostenere il governo. Completano il quadro i 5 senatori in congedo: il leghista Umberto Bossi, la grillina Bogo Deledda, la piddina Rojc e i senatori a vita Napolitano e Rubbia.

La fiducia non è stata una passeggiata, c’erano maggiori timori però era ancora troppo presto per far emergere gli strappi che potrebbero verificarsi nelle prossime settimane dopo le nomine dei sottosegretari e i primi provvedimenti.

Conte gode di buona stampa per cui viene spacciato per gran statista, ma certamente non hanno convinto i suoi discorsi né hanno suscitato grandi entusiasmi da parte delle forze di maggioranza. Un intervento lungo, spesso noioso, pochi spunti interessanti, qualche contestazione. Una seduta tutto sommata tranquilla, anche tra Salvini e Conte non ci sono stati i fuochi d’artificio del 20 agosto pur rinnovandosi le accuse di “attaccato alla poltrona” e “traditore”, e poi i cori delle opposizioni “Elezioni elezioni” o “Dignità dignità”..

Emblema delle difficoltà della situazione è la dichiarazione di voto del grillino Gianluca Perilli nel passaggio in cui si è rivolto al Partito Democratico, quasi supplicando. “Il nostro progetto non è incondizionato. Lo sapete bene. Io ero presente quando si discuteva di quei punti ed alcuni dei venti punti che costituiscono il nostro programma sono irrinunciabili. Mi raccomando, quindi, a non fare fughe in avanti e interviste inopportune. Anche qui, le parole del Presidente Conte sono state molto chiare rispetto alla questione delle stop delle trivelle e alla revoca delle concessioni. Guai a far superare i temi, che abbiamo discusso per trovare un modo condiviso, da singole iniziative autonome che superano i limiti e i confini. Noi vigileremo sempre. Noi saremo le sentinelle di quell’accordo programmatico, per dimostrare la nostra autonomia, la nostra libertà e la nostra indipendenza proprio da quello che, oggi, una certa parte del Parlamento vorrebbe strumentalmente utilizzare”.

In serata però poi arriva la prima “grana” su uno dei temi caldi sul quale il Pd ha chiesto discontinuità ovvero l’immigrazione. Zingaretti in tv a “Dimartedì” ha affermato che per lui la nave Ocean Viking deve entrare in porto “senza se e senza ma”. Ora vedremo cosa succederà anche perché nell’aula di Palazzo Madama Conte ha tentato di dire: “Evitiamo di concentrarci ossessivamente sullo slogan ‘porti aperti-porti chiusi’” ma è stato subito subissato di proteste da parte dei senatori leghisti, conscio che proprio su tale questione, al di là dei buoni propositi enucleati nel programma, il governo dovrà dare prova di sé. Allora si vedrà se la bacchetta del comando è strettamente in mano al Pd che intende dare una netta discontinuità sul tema (non a caso ha cambiato tutti e tre i ministeri, prendendosi Difesa e Infrastrutture e insediando un tecnico agli Interni) e i 5 Stelle hanno il ruolo dei comprimari pronti a ingoiare tutto pur di non andare al voto perché, nonostante avessero il doppio dei parlamentari, rappresentano il lato debole della maggioranza di governo rosso-gialla.

Un altro tema caldo è quello di Bibbiano ovvero il sistema degli affidi e lo scandalo dei bimbi tolti illecitamente alle famiglie. E’ stato sollevato in aula dalla senatrice leghista emiliana Lucia Borgonzoni che indossava una maglietta “Parliamo di Bibbiano”. Appena l’ha mostrata all’aula togliendosi la giacca è stata subito bagarre con la presidente Casellati costretta a sospendere la seduta.

Rimessasi la giacca ha potuto riprendere il discorso sempre interrotta da una paio di senatrici del Pd e protestando per l’assenza del presidente Conte dai banchi nel governo. Conte però poi ha affrontato il tema nella sua replica, ricordando che il ministro della Giustizia ha istituito una squadra speciale e aggiungendo: “Riteniamo cioè che sia urgente un monitoraggio della legislazione vigente e un più efficace censimento degli affidi”. Poi ha voluto sottolineare: “Questo non è un tema di opposizione o di maggioranza, voglio sperare. Stiamo parlando di protezione dei minori e di misure efficaci per la protezione dei nostri figli”. Quindi ha fatto propria una proposta già avanzata dalla Commissione Infanzia: “Dobbiamo creare sicuramente – credo che questa sia una misura molto efficace e utile – una banca dati nazionale per gli affidi, in modo da poter incrociare i dati e rilevare eventuali anomalie già dall’incrocio dei dati”. Infine un’ulteriore stoccata al Pd che con Delrio aveva affermato che il sistema affidi funziona e che a Bibbiano sono solo responsabilità di singoli. “Ovviamente – ha detto Conte – siamo disponibili, in ragione dell’obiettivo di intensificare la protezione dei minori, che non ha colore politico e non può essere circoscritta territorialmente, ma è un problema che riguarda tutti, a condividere, anche con le opposizioni, proposte di ulteriori misure in questa direzione”. Parole dure per il Pd che bisogna vedere se resteranno lettera morta oppure si tradurranno concretamente in un impegno del governo. Certamente le opposizioni su Bibbiano non hanno intenzione di mollare.

Nel dibattito di ieri vari senatori hanno richiamato titoli di film, però ce n’è uno che va ricordato. Nel suo intervento Ignazio La Russa ha citato “Goodbye Lenin” film ambientato nel 1989 nella Repubblica democratica tedesca con protagonista una donna fervente comunista che va in coma e si sveglia due anni dopo quando il Muro era caduto e i figli, per non turbare la madre, si ingegnano per farle credere che ci sia ancora il comunismo. “Mi sono immaginato –ha affermato il senatore di Fratelli d’Italia- un militante del MoVimento 5 Stelle che dopo non otto mesi di coma, ma un solo mese di viaggio all’estero, torna indietro e, nella giornata di ieri, arriva davanti alla Camera dei deputati, trovando il portone chiuso (per lavori, per carità) e vedendo una piazza che grida contro chi si è asserragliato dentro e difende la casta. Egli vedrebbe una piazza che dice, in maniera civile, composta e democratica che vuole riavere il potere di decidere contro chi, in maniera innaturale, si ostina a far finta che ci sia una logica in un Governo degli opposti. Ecco, questo poveretto dei 5 Stelle sarebbe rimasto tramortito nello scoprire che nella piazza non c’era Grillo ma c’era la Meloni, c’era Salvini… c’era tutto un mondo che voleva semplicemente poter esprimere la propria opinione e invece, poveretto, cercando i suoi, li avrebbe trovati asserragliati insieme a Renzi, quello che gli avevano detto – prima di andare all’estero e mancare un mese – che era il nemico e che invece è diventato il santo protettore”.

Un santo protettore decisivo non solo per la formazione del governo ma anche per la sua durata. Renzi è infatti un altro elemento “disturbatore” della maggioranza, impegnato a perseguire il progetto di fondare un proprio partito e soprattutto propri gruppi parlamentari. Nel Pd stanno tentando di sventare l’operazione nominandolo presidente del partito, ma a quel punto potrebbe tentare di riprendersi il partito, data anche la debolezza di Zingaretti, inizialmente fortemente contrario all’accordo con i grillini e quindi ancora una volta l’ex premier sarà protagonista della scena.

Intanto adesso il primo esame in Parlamento sarà il taglio dei parlamentari giunto al quarto esame al quale però il Pd vuole abbinare una riforma più complessiva e soprattutto una nuova legge elettorale proporzionale che possa impedire a Salvini e al centrodestra di vincere le prossime elezioni politiche, tanto per ricordare anche a distratti e smemorati che il governo rosso-giallo nasce contro Salvini ed ha nell’antisalvinismo l’unico collante.

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