Il palazzo e la piazza

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Una volta si diceva che c’era il Paese legale e il Paese reale. Oggi più che mai è evidente lo scollamento che esiste tra il Palaźzo e la piazza.

Emblematiche le scene andate in onda contemporaneamente ieri mattina con i politici “asserragliati” in un Palazzo Montecitorio col portone chiuso e i soldati di guardia, mentre il popolo italiano gremiva piazza Montecitorio e le vie circostanti.

Dentro il Palazzo alle prese con il discorso programmatico del presidente del consiglio per chiedere alla Camera la fiducia un governo nato per impedire le elezioni unendo partiti che si sono combattuti fino a un mese fa anche a colpi di querela, con Di Maio che dichiarava solennemente “mai col partito di Bibbiano” e Zingaretti che rispondeva mai con i 5Stelle in base al documento votato dalla direzione del Pd. Poi per evitare le elezioni tutto rimangiato. E così anche il lungo discorso di Conte (record di durata con un’ora e mezza) in alcuni passaggi è diventato un copione da teatrino con frasi da far sbellicare dalle risa qualsiasi osservatore esterno e arrampicate sugli specchi per cercare di non scontentare né il Pd né i 5Stelle. Nella replica alla fine del dibattito poi i toni si sono scaldati e non sono mancate contestazioni e interruzioni da parte della Lega.

In piazza la gente comune, più di diecimila persone, ben oltre le previsioni degli organizzatori, che un lunedì mattina hanno invaso il centro di Roma. Italiani di centrodestra e non solo (chiamati dalla Meloni ma a cui hanno aderito la Lega di Salvini e Cambiamo di Toti) per reclamare le elezioni, visti però dal Palazzo come “nemici” da tenere lontano con la polizia che ha bloçcato Largo Chigi e via del Corso per isolare Palazzo Chigi, come se si fosse trattato di manifestanti violenti e non di una folla pacifica di “armati” di tricolore che hanno alternato slogan (“Elezioni”, “Poltrone”, “Venduti”) all’Inno di Mameli cantato a squarciagola.

Dentro il Palazzo il governo “degli sconfitti” guidato da Conte, unico presidente del consiglio ad essere passato da una maggioranza ad un’altra di segno esattamente opposto e contrario. Un’operazione di cattiva politica (quella che genera l’antipolitica) realizzata però con il contributo fondamentale dei 5Stelle, la forza nata col V-Day di Grillo che ha sempre attaccato frontalmente un partito come il Pd (basta vedere i tantissimi post sul blog di Grillo, dichiarazioni, interrogazioni, ecc.) e che ora invece ha rinnegato la propria anima per ritrovarsi abbracciata al Pd. Per la cronaca in serata Conte, secondo le previsioni, ha ottenuto la fiducia con 343 sì, 263 no e 3 astenuti.

In piazza gli elettori delle forze che hanno vinto le politiche del 4 marzo 2018 e anche di altri movimenti compresi Casapound e Forza Nuova. Non c’erano i parlamentari di Forza Italia che hanno scelto una forma di opposizione più istituzionale, senza coinvolgere la base, ma c’erano anche elettori del partito di Berlusconi perché ormai i moderati sono sempre più decisi, determinati e soprattutto arrabbiati.

Dentro il Palazzo le divisioni nei partiti della maggioranza del governo e le preoccupazioni per il voto del Senato dove oggi si conosceranno quanti saranno i voti su cui l’esecutivo potrà contare. Certo le preoccupazioni devono essere proprio tante se il governo Conte non ha ancora nominato i sottosegretari. Una questione che potrebbe sembrare secondaria ma non lo è perché una volta contribuivano ad allargare la platea della maggioranza mentre invece ora evidentemente si teme il malumore di qualche scontento e allora meglio rimandare.

Del resto ancora non è ben chiaro il rapporto tra le due forze. Nel governo rossogiallo il Pd di fatto ha preso tutto e il Movimento 5 Stelle che è in minoranza come ministri, ha dovuto subire (esemplare al riguardo il viso di Di Maio che non era certamente sorridente, seduto fra Conte e Franceschini) perdendo ministeri di peso come le Infrastrutture, la Sanità e il Sud (gli Esteri sono quelli che contano meno, rispetto a Interni ed Economia).

Non solo ha perso la sua anima anti-politica per le poltrone, ma adesso pur avendo il doppio dei parlamentari si trova a dover dire di sì a tutto quello che vuole il Pd (si vedrà sulla questione immigrazione e sul sistema Bibbiano). Così fa uno strano effetto Zingaretti che chiede lealtà ai M5s e dice che il Pd sarà leale, ma intanto la De Micheli con poche frasi ha già provocato malumori dei grillini, dove si teme possano crescere i critici dopo le esplicite prese di posizione di Paragone, di consiglieri regionali e un paio di eurodeputati che non vogliono “morire piddini”. E il vero enigma è quello di capire se il Movimento 5 Stelle avrà un futuro oppure se alle regionali già sarà alleato al Pd.

La piazza unita e vivace è quella degli italiani che protestano e chiedono di essere rispettati. Una piazza che spaventa, si cerca di tenere lontana dai palazzi, già si cerca di minimizzare e di criminalizzare (per il saluto romano di alcuni ragazzi di Forza Nuova e di Casapound).

Una piazza che probabilmente vedremo ancora protagonista perché, come cantava Gaber, “libertà è partecipazione” e dinanzi a certi segnali, dal governo rossogiallo alle censure di Facebook, gli italiani stanno riscoprendo la necessità di non assistere più passivamente.

Chissà anche questo potrebbe essere uno dei record del secondo governo Conte.

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