La cocaina uccide, ma Saviano vuole legalizzarla

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Ci mancava solo Roberto Saviano che chiede di legalizzare la cocaina! Sono ormai otto anni che attendiamo una campagna d’informazione del governo contro la droga e chissà quanto ancora dovremo aspettare. Intanto continuiamo a registrare interventi a favore della legalizzazione delle droghe: finora si erano limitati alle droghe leggere soprattutto sulla disputa sui negozi di prodotti a base della cosiddetta “cannabis light”, ora però si comincia ad alzare il tiro.

Lo scrittore campano ha scelto come sede della sua esternazione la Mostra del Cinema di Venezia dove ha presentato “ZeroZeroZero” la serie tv kolossal per Sky con la regia di Stefano Sollima, tratta dal suo romanzo-inchiesta uscito nel 2013. Una serie che racconta il viaggio di un singolo carico di droga, mostrando i paesi che attraversa, le realtà che tocca, sconfinando tra bene e male di continuo.

Per l’autore di “Gomorra” la cocaina «andrebbe legalizzata, solo così si bloccherebbero i pozzi di petrolio delle organizzazioni criminali. La legalizzazione trasformerebbe l’economia mondiale: il narcotraffico di cocaina attraversa il mondo legale, gli dà forza, liquidità, rendere la sostanza legale cambierebbe le cose».

«La cocaina è l’unica materia comparabile al petrolio, la facilità con cui può essere venduta non ha eguali. Se io le dessi ora un sacchetto di cocaina – ha detto Saviano rivolgendosi ad una giornalista – lei la venderebbe prima ancora di lasciare il Palazzo del Cinema, al contrario ad esempio di un sacchetto di diamanti. E perché la cocaina regna? Perché la vita è una merda, ti fa sentire sempre troppo brutto, troppo povero, troppo grasso, ti fa lavorare sempre di più e infatti la prendono operai edili, tassisti, chirurghi, la cocaina ti attiva con il mondo al contrario dell’eroina che ti disattiva. Ecco perché muove l’economia.»

Un concentrato di sciocchezze e di banalità, quasi da testimonial, per poter lanciare meglio la sua serie tv, come se a Venezia bisognasse spararla grossa, tacendo naturalmente sugli effetti dannosi al cervello di chi la consuma e sulle pesanti conseguenze sul nostro sistema sanitario, aumentando le spese e aggravando la situazione generale.

Naturalmente Saviano ci ha tenuto a sottolineare che le otto puntate della fiction «non spettacolarizzano la droga, ma ne mostrano il valore assoluto in termini economici tappa dopo tappa. Un chilo di coca – ha detto Saviano – costa in Colombia all’origine 2000 euro, che diventano 15mila in Messico, 27mila in America, 54mila in Italia, 70mila in Inghilterra, 45mila in Spagna. Con 10mila euro di cocaina diventi milionario: da 1 chilo ne ricavi, tagliandola, almeno 3 che diventano con 3000 dosi un guadagno di 200mila euro, che salgono a 300mila se la tagli con schifezze per le periferie del mondo».

Insomma una serie che insegna come trafficare bene e guadagnare soldi facilmente. Davvero molto discutibile.

A Saviano ha replicato la Comunità di San Patrignano ricordando le parole di Paolo Borsellino: «Legalizzare la cocaina come lotta alle mafie è una soluzione da ‘dilettanti di criminologia’.» «Una dichiarazione – dice Antonio Boschini, responsabile terapeutico della Comunità – che ci fa male perché queste parole non fanno altro che alimentare quel clima di normalizzazione dell’uso di sostanze che si respira sempre più forte nel nostro Paese. Significa minimizzare la sua pericolosità, mettendo ancor più in difficoltà, se possibile, le famiglie e tutte quelle comunità che ogni giorno lottano per il recupero e la prevenzione fra i giovani.»

«Legalizzare la vendita di cocaina significherebbe solo aumentarne il consumo e per rendersene conto è sufficiente pensare a quanto è avvenuto con il gioco d’azzardo, con schiere di ludopatici che oggi non sanno a chi chiedere aiuto. Il problema è’ già abbastanza grande così, non ci si metta anche Saviano ad aggravare la situazione.»

Protestano anche i genitori del Moige. «Non possiamo abbassare la guardia, le dichiarazioni dello scrittore Saviano a favore della legalizzazione droga – osserva il direttore Antonio Affinita – aumentano e incentivano il consumo vanificando tutte le iniziative di prevenzione verso i nostri ragazzi. Sono parole gravi ed irresponsabili che offrono un appoggio ideologico al suo consumo sociale. A nostro parere, esprimono inoltre disprezzo nei confronti di migliaia di famiglie con figli che vivono nella morsa della droga. Saviano si scusi con loro. Le dichiarazioni ‘choc’ cui fanno eco, con termini e modalità diverse nella forma ma non nella sostanza, quelle dei tanti rapper che inneggiano all’uso di droga, dovrebbero invece stimolare le istituzioni governative ad attivarsi concretamente. Purtroppo – conclude – da oltre 10 anni aspettiamo dal governo la conferenza nazionale contro le droga, che per legge va organizzata ogni tre anni.»

E’ questa la vera sfida, dalla quale però i governi sembrano tirarsi indietro, dimostrando di non voler affrontare adeguatamente un problema che interessa l’ordine pubblico, la sicurezza e anche la spesa sanitaria.

Dopo la “beatificazione” della camorra e della criminalità organizzata di “Gomorra”, adesso ci attende quella dei trafficanti, degli spacciatori e dei consumatori di cocaina. E’ la prossima sfida culturale.

Intanto aspettiamo testimonial illustri che vengano (finalmente) a dire: la droga fa male!

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