Dalla pagina Facebook di Jovanotti
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La figuraccia social del finto ambientalista Jovanotti

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Pensava col suo tour per le spiagge italiane di essere acclamato come nuovo profeta dell’ambientalismo e che per diventare un “gretino” bastasse il beneplacito del Wwf. Invece, Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti si è trovato sconfessato e attaccato sui social, così, alla fine, ha davvero perso la testa arrivando a scrivere sul suo profilo:

«Il mondo dell’ambientalismo è più inquinato dello scarico della fogna di Nuova Delhi»

Non basta, ecco come ha descritto il mondo dell’associazionismo ambientalista: «Pieno di veleni, divisioni, inimicizie, improvvisazione, cialtroneria, sgambetti tra associazioni, protagonismo narcisista, tentativi di mettersi in evidenza gettando discredito su tutto e su tutti, diffondendo notizie false, approfittando della poca abitudine al “fact checking ” di molte testate».

Non contento ha rincarato la dose: «Ci siamo presi cura di ogni aspetto legato alla tutela dell’ambiente investendo più delle risorse disponibili, e ci siamo sottratti alla spocchia pelosa di molti farabutti che dietro alla maschera dell’ambientalismo nascondono ansia di protagonismo quando non disonesta ricerca di incarichi ben pagati con denaro pubblico o donazioni di gente raggirata con false immagini a effetto, ripeto: false, taroccate, inventate, decontestualizzate, drammatizzate ad arte».


Infine, ha spiegato e fatto qualche nome: «Un delirio nei social, una miriade di cazzate sparate a vanvera da chiunque, una corsa al like facile da parte di sigle e siglette che hanno approfittato ogni giorno della visibilità offerta da un nome popolare e da un grande evento per cavalcare l’onda, mettersi in mostra, inventare palle, produrre prove false che nessuno mai verificherà perché la rete è così. Addirittura ‘Legambiente’ e ‘Ente Nazionale Protezione Animali’ recentemente sono cascate in una trappola tesa loro dai mitomani che se non fossero pericolosi farebbero anche ridere».

A Jovanotti non è andato giù che ci siano stati problemi con alcune località del suo Jova Beach Party.

Per esempio, è saltata la data di Vasto sulla quale sono state presentate interrogazioni parlamentari, tra cui quella della deputata 5Stelle Patrizia Terzoni, nella quale si chiede conto anche della spesa di 80 mila euro di soldi pubblici per un evento privato e a scopo di lucro, mentre a favore del beniamino di Renzi è intervenuto il senatore del Pd Luciano D’Alfonso.

Alla lunga filippica di Jovanotti hanno subito replicato le associazioni accusate. Netta la presidente dell’Ente Nazionale Protezione Animali: «Non ci vuole un esperto per capire che fare concerti di 40 mila persone anche nel deserto può danneggiare i serpenti. Cherubini avrà fatto una scelta di marketing, ambientale, artistica, non lo so. Ne ha diritto. Ma possiamo muovere qualche critica o dobbiamo stare zitti? Forse ha molto presunto dalla sua immagine, dalla sua buona fede. C’è rimasto male perché nelle sue canzoni parla di ambiente? La natura va rispettata realmente non si può solo cantarla».

Per il presidente di Legambiente Stefano Ciafani: «Non c’è un problema tra ambientalisti, noi con Wwf e Greenpace e altre associazioni lavoriamo continuamente. Sui grandi temi ambientali non c’è competizione, non ci sono inimicizie, né gelosie». Quindi ha spiegato: «Non abbiamo criticato il Jova Beach Party, noi abbiamo fatto rilievi puntuali su tre tappe: quella in provincia di Ferrara, quella di Policoro in Basilicata e di Roccella Jonica in Calabria. Nella prima c’era un problema sulla presenza del fratino, sulle altre due di nidificazione delle tartarughe Caretta Caretta. Così come si è trovata un’altra soluzione a Ladispoli, si poteva trovare un’altra localizzazione anche in queste altre località».

Ora si pongono due questioni: la prima riguarda il ruolo del WWF e delle associazioni ambientaliste; la seconda il rischio che possano ripetersi questi mega-concerti sulle spiagge che sarebbe il caso di vietare definitivamente.

Per fare concerti in località turistiche ci sono stadi, piazze, aree dismesse… Magari meno suggestive e più costose? Pazienza, è meglio tutelare l’ambiente, anche perché l’incasso non viene mica destinato alla natura. E che incasso. Il biglietto del Jova Beach Party costa 58 euro, moltiplicate per 30-40 mila persone e viene un giro di 2-2,5 milioni di euro per ogni concerto. Senza contare gli sponsor e gli incassi del merchandising e dell’indotto. Cifre che sorprendono soprattutto se è vero che alcune amministrazioni locali hanno pure messo dei soldi pubblici.

Se Jovanotti vuole fare davvero il paladino dell’ambiente, della raccolta differenziata, contro l’invasione della plastica lo può fare anche da uno stadio devolvendo TUTTO l’incasso ai volontari che lavorano tutti i giorni per questi obiettivi. Siamo sicuri che in tal caso non provocherebbe nessuna reazione da parte delle associazioni ambientaliste.

 

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