Bere acqua del rubinetto: l’unica scelta (sostenibile) possibile

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L’acqua del nostro rubinetto, se pur potabile, è veramente buona? Se sì, perché continuare a spendere un mucchio di soldi per l’acqua in bottiglia? Cercheremo qui di fare un po’ di chiarezza in merito al bene più prezioso che abbiamo: l’acqua potabile, appunto.

Cominciamo con il dire una cosa che non tutti sanno: in base al Decreto Ministeriale 31 del 2001 gli acquedotti e le società di gestione delle reti idriche, devono garantire la potabilità dell’acqua fino “al punto d’uso”, cioè al contatore. Per capirci, quello che accade all’acqua dal contatore fino al rubinetto sono fatti nostri.

Già, ma cosa può accadere in quel breve tratto? Può succedere che, se le tubature hanno più di qualche anno, potrebbero modificare le caratteristiche dell’acqua a causa del rilascio di metalli o della ricrescita batterica. L’acqua rimane quasi sempre assolutamente potabile, ma avrà un sapore che non piace e, forse, anche un cattivo odore.

Siamo, quindi, condannati a comprare l’acqua in bottiglia, oppure quella del rubinetto è migliorabile?

La risposta giusta è la seconda e lo dimostrano iniziative come le “Casette dell’acqua” e i vari “fontanili”, che sempre più Comuni stanno adottando con l’utilizzo di sistemi di microfiltrazione e gassatura. Quindi, se anche i Comuni, in accordo con i gestori delle reti idriche, dimostrano che trattare l’acqua erogata dagli acquedotti è la direzione giusta, allora perché non farlo direttamente a casa nostra ed avere così anche noi la nostra “casetta dell’acqua” in cucina?

Fortunatamente, grazie a internet, negli ultimi anni anche in Italia sempre più consumatori stanno cominciando ad aprire gli occhi e a capire che quello dell’acqua in bottiglia è un gigantesco quanto inutile business. L’acqua che arriva nelle nostre case è già fresca e potabile. Per renderla anche buona, il trattamento domestico è la via migliore, come peraltro già avviene da anni in moltissimi Paesi industrializzati.

Scegliere di avere un’acqua che ci piace e che ci fa sentire sicuri, direttamente dal rubinetto di casa nostra ci fa risparmiare soldi, tempo, spazio e contribuisce a salvaguardare l’ambiente

Adesso molti si staranno chiedendo: ma se le cose stanno così, perché nessuno lo dice? Per quale motivo da anni spendo soldi, perdo tempo e mi spacco la schiena per andare al supermercato, caricare le casse d’acqua nel carrello, caricarle in macchina e portarle a casa quando potrei rifornirmi di acqua fresca, buona e sana a casa mia? Basta un piccolo impianto di affinaggio, a norma e certificato, per averla.

Per capire cosa c’è dietro, vediamo subito i numeri: «oltre 38 milioni di italiani bevono acqua in bottiglia che, solo nel nostro Paese, genera un fatturato di oltre 4 miliardi di euro» (fonte: trasmissione Report). Il Censis ha rilevato che ogni italiano consuma in media 192 litri di acqua all’anno, per un totale di 7 miliardi e 680 milioni di bottiglie, solo in Italia.

Un business pazzesco, quindi, se pensiamo che, mediamente, un litro di acqua imbottigliata costa 0,40 centesimi, mentre quella del rubinetto 0,001.  Questo, tradotto in bilanci nazionali, significa che il costo dell’acqua in rubinetto sarebbe di soli 11 milioni e 520 mila euro, contro i 4 miliardi e 680 milioni che spendiamo per l’acqua in bottiglia.

Un affare enorme, attorno a cui ne ruotano altri: pensate soltanto alle centinaia di milioni di euro che ogni anno le aziende imbottigliatrici spendono in comunicazione, spesso mettendo in campo pubblicità discutibili, persino sanzionate dall’antitrust. Sembra incredibile, eppure è proprio così.

C’è, però, anche un altro aspetto, oltre a quello economico, ed è quello che riguarda la salvaguardia dell’ambiente. Ecco, allora, altre cifre paurose: 8 miliardi di bottiglie corrispondono all’emissione di 53 milioni di kg di C02 per la produzione, più altri 300 milioni di kg di C02 per il loro trasporto. Sì, perché le bottiglie d’acqua devono essere stivate su TIR che le trasportano su e giù per il Paese.

Senza contare, poi, i costi per lo smaltimento delle bottiglie stesse e quelli per far fronte ai danni ambientali causati. Non è un caso, infatti, che città come San Francisco e Amburgo abbiano già vietato l’uso dell’acqua in bottiglie di plastica e c’è da scommettere che presto molti altri seguiranno questa strada.

In fondo si tratta di una libera scelta, esattamente come quella di comprare alimenti confezionati, cari e a lunga scadenza, invece di quelli naturali, freschi, biologici e persino più economici.

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