Il vuoto “umanesimo” di Conte

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Ci sono parole simili a capienti sacchi da riempire, e puoi metterci dentro di tutto: insomma, parole vuote. Una di queste, per fare un esempio, è “libertà”. Qualcuno ricorderà il testo della nota canzone di Giorgio Gaber, in cui il cantautore elencava alcuni dei significati che comunemente si attribuiscono a questa parola e, alla fine di ogni strofa, replicava in modo solenne e un po’ melodrammatico il senso che a lui sembrava più corretto: “libertà è partecipazione”. Correvano tempi difficili, e il simpatico Giorgio era considerato un idolo dalla peggiore sinistra, che fingeva di non capire perché faceva molto chic… Lui, Gaber, da queste pastoie ideologiche si liberò sempre e senza rimpianti.

Esistono poi quelle che definirei “parole-elastico”. Queste non sono propriamente vuote: conservano infatti un nucleo semantico, il quale però si presta, per così dire, a essere tirato di qua e di là, e quindi in buona misura deformato. Quando però, a tali parole – di solito sostantivi astratti –  viene premesso l’aggettivo “nuovo” (che di per sé è emotivamente positivo, in quanto si contrappone a “vecchio”) la situazione precipita.

Ecco dunque che l’espressione “nuovo umanesimo”, che Giuseppe Conte utilizza come definizione del suo prossimo governo, significa tutto e niente.

Si badi che questo, secondo alcune teorie della comunicazione, non è per forza un difetto: tali termini privi di un significato univoco hanno efficacia proprio perché il destinatario del messaggio (la folla o la folla mediatica) provvede a “riempirli” con i contenuti che preferisce (cfr. “I modelli della tecnica ipnotica di Milton Erickson” di Bandler e Grinder, ed. Astrolabio).

Dunque questa “elasticità” rende l’espressione assai utile nel linguaggio politico, il quale, per propria natura, non deve essere troppo circostanziato, ma generico e insieme accattivante. E che cosa è più accattivante, in effetti, di un quid che è “nuovo” e insieme “umano”? Poche cose, invero.

Finora siamo rimasti su un piano teorico. Riflettendo più in concreto, e cioè considerando la storia dei partiti che sicuramente sosterranno Conte nelle sue “fatiche” (5Stelle, Partito Democratico, Liberi e Uguali), troviamo solo conferme a quanto abbiamo asserito più sopra. Se mettiamo assieme, infatti, le rispettive “ideologie”, troviamo un coacervo di elementi contraddittori, che si possono riassumere soltanto con formule neutre e astratte, quale quella di cui ci stiamo occupando.

Del resto, nel suo stesso sviluppo storico e culturale,  l’Umanesimo ha assunto significati assai diversi: è esistito un umanesimo cristiano, uno marxista, uno esistenzialista, e così via. “Nuovo umanesimo” è stato anche il titolo del programma del Gran Maestro della Massoneria italiana. È, dunque, del tutto naturale che oggi il suo significato venga esteso fino a comprendere espressioni culturali assai lontane da quella originaria, che coincide con il movimento umanistico del ’400.

Dunque l’Umanesimo “contiano” comprenderà in sé tutti gli orientamenti e le acquisizioni più distruttive del pensiero debole contemporaneo: frantumi di marxismo, succedanei di cristianesimo, cascami di radicalismo, spunti massonici, brandelli di liberalismo; mescolati con pauperismo, buonismo ed europeismo di maniera e, poi, ancora, tanto ambientalismo, immigrazionismo, gender e magari anche eutanasia… il tutto benedetto dal Vaticano 2.0 (fatto salvo qualche flebile lamento).

Insomma sarà tutto come prima, come sempre. Sarà tutto un niente… tranne gli interessi di chi manovra e non vuol essere disturbato. D’altra parte il “niente” è proprio la cifra distintiva di quell’elegante ologramma chiamato Giuseppe Conte.

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