Tra politicanti e “inciuci”, sul web spunta anche il Savoia

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Naturalmente (e giustamente) in questi giorni l’attenzione della maggior parte delle persone è riservata alle parole dei leader politici: da Renzi a Di Maio, da Zingaretti a Salvini. Gli “inciuci” vari tengono banco. Se avanza un po’ di attenzione (siamo pur sempre in Italia) essa è riservata al calciomercato e alla telenovela Icardi-Inter.

A noi, invece, non è sfuggito l’intervento di alcuni giorni fa di Sua Altezza Reale, Emanuele Filiberto di Savoia, (ultimo Principe della Dinastia sabauda) e, quindi, desideriamo aprire un piccolo “focus”, serio, su questa vicenda. Anche perché, al suo intervento, sono seguiti post “entusiastici” di molti monarchici… Davvero questi (per quanto sinceri) pensano che Emanuele Filiberto potrebbe fare il bene dell’Italia?

Premettiamo che, chi scrive, è monarchico, fedele a Casa Savoia e, a vario titolo, è sempre stato vicino alla famiglia reale.

Dunque, il Principe ha dichiarato alla ADN, il giorno prima di Ferragosto, che gli Italiani lo “chiamano” e di essere quindi pronto a scendere in campo. «Sto ricevendo milioni di messaggi di italiani stufi di questa Repubblica delle banane e del comportamento ridicolo dei suoi politici… Che facciamo?».

Sicuramente, e lo affermano importanti studi internazionali, la presenza di teste coronate può contribuire a influenzare e orientare il consenso popolare; soprattutto in periodi confusi come quello attuale. Un nome storico, al di là delle simpatie, se sostiene un partito già esistente, può incrementarne il consenso sin dal primo endorsement.

Ora, però, stante che ciò che interessa a noi è davvero il bene dell’Italia e, pur senza addentrarci in analisi storiche, desideriamo riassumere in alcuni punti l’assurdità di una eventuale discesa in campo di Emanuele Filiberto di Savoia.

Iniziamo con il dire che, i Savoia, in età repubblicana, non si sono mai circondati di persone di alto livello, anzi; solo di personaggini di livello mediocre o incapaci di avere anche solo una minima visione prospettica delle situazioni quotidiane; figuriamoci di quelle politiche. Questo già è grave. Un leader deve avere consiglieri, esperti di comunicazione e un gruppo di persone valide che lo affianchi e che lo informi quotidianamente.

La dimostrazione di quanto sopra è che non vi è più un solo nome di politico o di economista o di imprenditore che sia emerso dal variopinto “mondo monarchico”, fin di tempi di Achille Lauro.

Con il rientro in Italia dei Savoia, nel marzo 2003, si pensava a un buon impegno (almeno sociale) del Principe ereditario, Emanuele Filiberto, così da poter scrivere qualche pagina positiva. Nulla. Già in quei giorni, dopo 57 anni di sofferto esilio, nulla di degno d’essere riportato, neppure dalle cronache, è stato fatto. Ad eccezione dell’attività benefica degli Ordini Dinastici, che peraltro già esisteva.

Il Principino era desideroso solo di “piacere”, così ha scelto la strada più facile, quella del consenso mondano, delle comparsate televisive (da Ballando con le Stelle ad Amici), piuttosto di quella dell’affermazione delle idee e della personalità.
Non faro, quindi, ma fanalino di coda.

Non c’è bisogno di leggere Francisco Elías de Tajada (1); né Pedro de Ribadeneyra (2); né José Maria Péman (3), né Enrico E. Clerici (4) per capire che Emanuele (come si fa “semplicemente” chiamare il Principe dal suo codazzo di accompagnatori), ha inanellato una serie di scelte a dir poco discutibili. Tra queste certamente la peggiore è stata l’imperdonabile esibizione del 2013, quando accettò di cantare e ballare vestito da donna, impersonando l’artista Dalida, in un programma (“Un air de star”) della tv francese M6. Un episodio talmente sgradevole (e non è una questione di moralismo), da suscitare anche l’imbarazzo di uno dei “giudici” dell’esibizione.

Non è andata meglio con la politica. Quando il Principe ha tentato di presentarsi in consultazioni elettorali non si trovò uno straccio di giovane disposto ad aprire i gazebo per lui. Senza consiglieri, senza squadra e… senza manovalanza. Anche perché i monarchici avevano già dilapidato in passato il loro patrimonio di voti.

Eppure, le occasioni di riscatto per il pensiero monarchico, più che altro grazie alla crisi di credibilità del sistema repubblicano italiano, ci sono state. Pensiamo a Tangentopoli, alla fine della Prima Repubblica, al malcontento del Sud (intercettato dal Movimento 5 Stelle) e all’onda sovranista (interpretata dalla Lega). Però ci vorrebbe un salto di qualità, una persona che si dedicasse all’Italia e ai problemi degli italiani quotidianamente; che scendesse in campo ogni giorno, che avesse idee, proposte, programmi e uomini fidati con cui realizzarle.

Allora e solo allora, forse, potrebbe dire “gli Italiani mi chiamano”.

Emanuele Filberto “Dalida” visto da Renato Santin

 

note
(1) LA MONARCHIA TRADIZIONALE
(2) IL PRINCIPE CRISTIANO
(3) LETTERE A UNO SCETTICO DI FRONTE ALLA MONARCHIA
(4) LA REGALITÀ

 

 

 

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