80 anni fa: l’Europa moriva “per Danzica”

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Con le dichiarazioni di guerra al Terzo Reich tedesco da parte degli imperi francese e britannico del 3 settembre 1939, l’Europa, prima, e il mondo intero di conseguenza, sprofondavano in quella che passò alla storia come la Seconda Guerra mondiale.

Non andremo a impelagarci in analisi e ricostruzioni storiche complesse. Ci limitiamo ad alcune considerazioni, diciamo così, di carattere “comunicativo”. La prima riguarda proprio la data. Il 3 settembre è stato praticamente rimosso dai manuali di storia, sostituito dal 1 settembre (giorno di ingresso delle truppe tedesche in territorio polacco). L’intento è chiaro: attribuire al solo Reich ogni responsabilità nell’inizio della guerra planetaria.

Ogni attuale ricostruzione verte, infatti, sull’ineluttabilità della guerra a seguito dell’aggressione tedesca alla Polonia. Varrebbe la pena, invece, di ricostruire seriamente i motivi di quella azione, ma non vogliamo tediare il lettore. Ci limitiamo a dire che, spesso, la guerra è frutto di una pace sbagliata. Nel nostro caso la Pace di Versaglia, con la quale Francia e Gran Bretagna decisero di punire la Germania sconfitta (nel primo Conflitto mondiale) con varie iniziative tra cui, appunto, la concessione di uno sbocco al mare per la Polonia, a Danzica.

Brillante idea, che spezzava in due la continuità geografica della Germania (come spiega la cartina) e ne isolava la popolazione (al 95 per cento tedesca). Nel 1938, un referendum condotto sotto controllo di osservatori neutrali confermò in maniera schiacciante il desidero della città di riunirsi al Reich.

Come sappiamo, poi, il 23 agosto 1939, il Reich concluse un trattato di non aggressione con l’Unione Sovietica (il cosiddetto patto Molotov-Ribbentrop) con il quale l’URSS, si assicurava il possesso di 2/3 dell’intero territorio polacco.

Che la difesa della Polonia fosse solo un pretesto per scatenare la guerra in funzione anti-germanica è dimostrato dal fatto che, nel febbraio 1945, quando l’URSS chiese agli Alleati di inghiottire nella sua zona di influenza tutta l’Europa orientale – compresa la Polonia – Francia, Gran Bretagna e la nuova potenza USA accondiscesero a tale progetto, tradendo così anche i soldati dell’Armata polacca che avevano combattuto (anche in Italia) nella speranza di tornare un giorno nella loro Patria, libera.

Eccoci, allora, alla fatidica frase: valeva la pena di “morire per Danzica?”. Quest’ultima espressione è, ormai, entrata nel linguaggio politico di molti Paesi per riflettere sul rapporto costi-benefici di un intervento. In origine era il titolo di un editoriale, apparso il 4 maggio 1939, sul quotidiano francese l’Oeuvre, a firma del direttore, Marcel Déat, che si interrogava, appunto, sul valore reale della posta in gioco:

«Combattere a fianco dei nostri amici polacchi per la difesa comune dei nostri territori, dei nostri beni, delle nostre libertà, è una prospettiva che si può coraggiosamente immaginare, se deve contribuire al mantenimento della pace. Ma morire per Danzica, no!»

Tuttavia, allora come oggi (come sempre) i ragionamenti servono a poco quando una cosa è decisa da tempo nelle segrete stanze dei potentati politici ed economici. Francia e Gran Bretagna volevano la guerra e se non fosse stata Danzica sarebbe stato un altro pretesto.

Come è andata a finire, purtroppo, lo sappiamo tutti: a “morire per Danzica” sono andate quasi 55 milioni di persone, di cui il 60% civili, in tutto il mondo.

Forse oggi i ricatti internazionali hanno aspetti meno drammatici o, più semplicemente, le Danzica di oggi sono più lontane. Si chiamano Kabul o Damasco, Gaza o Bagdad… e mille altri luoghi dove in troppi sono morti per interessi ben diversi da quelli dichiarati. Oppure, forse, basterebbe chiederlo ai greci se valeva la pena di… “morire per la Troika”.

 

 

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