Valutare attitudini e soft skills non è difficile se a farlo è un videogioco

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Sapevate che per la selezione professionale possono essere usati anche i virtual games? Per scoprire questa nuova dimensione abbiamo incontrato Maurizio Gamberini, 57 anni, laureato in Economia e Commercio all’Università di Bologna, MBM all’Erasmus University di Rotterdam. Una carriera professionale sviluppata negli anni ’90 nell’IT in IBM e poi, dal 2001 nei servizi al mercato del lavoro, al vertice di agenzie per il lavoro e di portali di annunci di lavoro come Stepstone e Trovolavoro del Corriere della sera. Dal 2013 fondatore e Presidente di Atti2de srl.

Maurizio Gamberini

Giochi virtuali per il lavoro: ma è una cosa seria?
«“Il lavoro non è un gioco”, “quando si lavora non si gioca”,sono frasi ascoltate cento voltenell’infanzia di quelli che, come me, appartengono alla cosiddetta Generazione X. Ma oggi, all’alba della nuova “rivoluzione delle macchine”, proprio un gioco può aiutare le aziende a trovare i collaboratori più adatti e le persone a trovare la professione più adatta per loro. Un’attività maledettamente seria!».

Come è nata l’idea di utilizzare i virtual games per migliorare la conoscenza delle proprie caratteristiche?
«Nel 2013,conclusa la mia esperienza in Trovolavoro mi resi conto che, dopo oltre 10 anni dall’avvio dell’utilizzo di internet per incrociare domanda e offerta di lavoro, non si sfruttavanominimamente le possibilità offerte dalla nuova tecnologia. Anzi, internetaveva generato enormi problemi e un candidato doveva inviare oltre 100 candidature per effettuare un colloquio, mentrele aziende avevano solo 8 secondi per valutare una candidatura. Ho quindi pensato fosse giunto il momento per permettere ai computer di supportare meglio questo processo. Per attivare questo processo, però, occorreva aggiungere alla comprensione delle competenze, già possibile con la lettura dei CV, la misurazione delle attitudini, o soft skills, attraverso un metodo che superasse i vecchi test incompatibili con la velocità di internet».

Come ha reso concreta questa idea?
«I test attitudinali ci distraggono per scoprire le caratteristiche della nostra personalità. Però, oggi non abbiamo bisogno di 100 e più domande per “distrarci”… basta farci giocare.  Ecco allora cheil coinvolgimento e la distrazione di un videogioco, possonopermettere al computer, se adeguatamente istruito, di intercettare comportamenti e di elaborarli per tracciare, in pochi minuti,un profilo completo che individui se siamo: ascoltatori o decisori, ottimisti o pessimisti, distaccati, empatici o amichevoli, e tanto altro ancora».

Però, l’orientamento delle doti personali verso una professione è ancora un argomento troppo sottovalutato?
«La parola chiave è proprio “ancora”. Perché sempre di più sia le persone che le aziende, si stanno rendendo conto di come il successo, o anche solo la soddisfazione o la realizzazione in una professione, dipendano sempre meno dalle competenze, ma sempre più dalle attitudini che, oltretutto, tendono a essere piuttosto difficili da modificare dopo una certa età».

Bravi professionisti inseriti in posti sbagliati, quante volte ci è capitato…
«Esattamente: professionisti che non si spiegano o, se si tratta di aziende che non sanno spiegarsi, passando da un’azienda all’altra, da un ruolo all’altro, o semplicemente, da un manager all’altro».

La scuola italiana tende a standardizzare la formazione e fornire molto spesso solo nozioni tecniche, qualcosa da correggere o da rivedere drasticamente?
«La scuola italiana tende a non valorizzare le attitudini dello studente. Così i nostri ragazzi conoscono la storia o la geografia meglio dei ragazzi inglesi ma hanno molto meno chiaro cosa gli piace o cosa non gli piace, cioè le loro attitudini, e intraprendono percorsi professionali per cui non sono adatti, con tutte le conseguenze che questo comporta. Del resto, già 2500 anni fa, Socrate insegnava che bisognava, prima di tutto, “conoscere sé stessi”».

Con questo metodo, quali sono i target?
«Innovazione è una tecnologia che diviene prodotto. Atti2de è una realtà commerciale che sta introducendo una tecnologia che permetta di conoscere più caratteristiche possibili di un candidato prima di contattarlo o di incontrarlo. E di confrontarle con quelle ideali richieste dall’azienda per automatizzare così, digitalizzandole, le prime fasi del processo di selezione,con riduzioni significativedei loro costi».

Su cosa si basa il vostro virtual games?
«Sul modello MASPI utilizzato anche dall’Università Bocconi che, in 20 minuti, raccoglie e elabora oltre 220 comportamenti e e restituisce automaticamente, e in tempo reale, un profilo che può essere confrontato con quello ideale di oltre 400 professioni per identificare la propria affinità».

Avete già dei risultati tangibili?
«Da quando,nel settembre 2016 abbiamo rilasciato il videogioco e la piattaforma Atti2de, abbiamo avuto oltre 5000 persone che hanno effettuato il test, riconoscendosi nei risultati calcolati in oltre il 93% dei casi».

Ci sono aziende che si sono interessate al vostro metodo e alla selezione del personale secondo i vostri criteri?
«Da un anno abbiamo finalizzato la nostra piattaforma per l’erogazione di servizi Saas B2B e, da allora, stiamo collaborando con importanti realtà, come l’Università di Bologna, e con alcune aziende che utilizzano le nostre tecnologie nelle loro selezioni o valutazioni del personale interno».

Ci sono esperienze come la vostra in altri Paesi?
«Ovviamente negli Stati Unitici sono due realtà che hanno intrapreso, anche se con significative differenze, un percorso simile al nostro. Si tratta di Knack e di Scoutible. Realtà che possono vantare il supporto rispettivamente dell’MIT e dell’Università di Standford. Questo significa che siamo sulla strada giusta e che stiamo lavorando su un’innovazione che è tale anche al di fuori dei confini dell’Italia e dell’Europa».

L’aula formativa di “Atti2de”

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