Fonte: pagina Facebook Meeting RImini

Meeting di Rimini: alla ricerca di una via etica per l’innovazione

tempo di lettura: 7 minuti

Uno dei grandi meriti che vanno riconosciuti all’edizione numero 40 del Meeting di Rimini appena passata in archivio – assieme alla “solita” straordinaria presenza dei volontari e a un programma culturale di assoluto rispetto (a iniziare dalle mostre visitate da decine di migliaia di persone) – è quello di aver messo in secondo piano le beghe politiche di questi tempi, che rischiavano di far capolino tra gli stand della fiera, a causa della crisi di governo in atto.

Così la kermesse riminese ha potuto offrire palcoscenici per ben altre attività, a iniziare dall’impegno eccezionale messo in campo dalla Compagnia delle Opere con lo spazio “Cdo for innovation”.

La riflessione proposta dall’associazione imprenditoriale legata a Comunione e Liberazione ha abbracciato il rapporto tra «Genio umano e intelligenza artificiale», secondo l’orientamento indicato dal suo direttore, Bernhard Scholz e ben illustrato in un editoriale comparso su Quotidiano Meeting, il foglio interno distribuito ogni mattina alle centinaia di migliaia di visitatori (alla fine si sono contati circa 1 milione di ingressi: altro record da sottolineare).
Ne riportiamo un brano:

«Il fatto che i sistemi di intelligenza artificiale si diffonderanno in modo esponenziale non è in discussione. Combattere questo fenomeno in modo ideologico significa lottare contro i mulini a vento. Ma, come per ogni strumento, tutto dipende dalle intenzioni di chi lo costruisce e dallo scopo per cui viene utilizzato. È qui che il genio umano trova la sua sfida più grande e coinvolgente: quella della responsabilità.»

Gli spazi della Cdo hanno dunque tracciato una mappa degli effetti che i nuovi strumenti dotati di intelligenza artificiale hanno sul nostro lavoro, nella ricerca, nelle relazioni interpersonali, a scuola.

Il programma di “Cdo for innovation” ha consentito ai visitatori del Meeting di confrontarsi «con tanti protagonisti ogni giorno, gli amici di sempre e nuovi volti e storie da incontrare, conoscere e raccontare».

Tra questi nuovi “compagni di strada”, anche Orwell ha fatto la sua parte, grazie all’invito rivolto al fondatore, Alessandro Nardone, a partecipare all’incontro del giorno 20 sul tema “Con quale coscienza creiamo algoritmi”, assieme al francescano don Paolo Benanti, docente di Teologia morale e Bioetica alla Gregoriana di Roma, e a Carlo Bagnoli, docente di Innovazione strategica alla Ca’ Foscari di Venezia . Nella sua presentazione, il direttore generale di CdO, Gigi Gianola, ha definito Nardone «una persona sempre attenta e pronta rispetto alle sfide».

Il fondatore di Orwell ha così sviluppato il suo intervento (qui il video completo) inquadrando lo scenario odierno offendo soluzioni innovative per non diventare soggetti passivi rispetto alle sfide tecnologiche.

Il giorno successivo l’interesse del pubblico si è centrato sull’incontro, introdotto da Scholtz e con l’intervento, tra gli altri, ancora di don Paolo Benanti che ha affrontato il tema «A cosa penserà l’uomo? Creatività umana e intelligenza artificiale.»

Vale la pena di riportare un brano dall’intervento di don Benanti, uno dei protagonisti più apprezzati di questo Meeting:

«nella relazione homo + machina sapiens dobbiamo chiederci qual è la specificità dell’uomo e quale il posto della specificità della macchina. Abbiamo bisogno di una risposta etica per capire quali decisione umane possiamo surrogare alla macchina e qual è il ruolo della macchina all’interno di questa decisione. Il modo di dire alla macchina quali sono le norme importanti per l’uomo l’ho chiamato “algoretica”. Il bene deve diventare un valore numerico che la macchina può computare. Abbiamo nuove realtà alle quali ci associamo in modo realmente etico nel chiedere risposte, che sono degli oracoli che parlano della nostra vita. L’oracolo che è in Delfi, diceva Eraclito, non parla e significa. L’oracolo che è nel vostro motore di ricerca non parla e non tace, ma significa la correlazione che c’è tra i dati. L’approccio data driven believe è perciò di tipo religioso, e fa della macchina un oracolo che dà delle verità sulla mia vita. Se poi pensiamo che una delle maggiori ditte di database si chiama Oracle…»

Musica per le orecchie di chi ragiona controcorrente. In questo senso “Cdo for innovation” è stato uno spazio decisamente fuori dal “politicamente corretto” dove, per esempio, si è parlato del rapporto famiglia e impresa; del futuro dei figli difronte alla Rete, ai suoi rischi e alle sue opportunità. Così, Gigi Gianola ha moderato anche l’incontro con Lorenzo Maternini, fondatore di Talent Garden, Bruno Mastroianni, filosofo e giornalista, e Gigi De Palo, presidente del Forum delle associazioni familiari. «I nostri figli – ha chiosato quest’ultimo – oltre che nativi digitali sono anche nativi precari, ma il futuro non può essere vissuto con angoscia, come una minaccia. La differenza la fa il lavoro educativo dei genitori».

In questo quadro non è stato certo un caso che una delle aree più affollate del Meeting, come ha rilevato il giornalista e scrittore Alessandro Zaccuri in una delle sue corrispondenze per Avvenire, sia stata l’esposizione denominata “What’s in our brain?” sulle meraviglie del cervello umano e i nuovi orizzonti dell’intelligenza artificiale.

Tutte queste suggestioni rappresentano un patrimonio che non non va disperso, ma ulteriormente approfondito e coltivato. Perfino “coccolato”, se ci è concesso il termine. Da questo punto di vista abbiamo ragione di credere che anche il Meeting 2020 costituirà un’altra bella sorpresa. Tanto più che nel titolo scelto «Privi di meraviglia, restiamo sordi al sublime» c’è già un riferimento alle “nuove realtà”. E anche qualcosa di più.

Lascia un commento

Orwell.live vorrebbe inviarti notifiche push per tenerti aggiornato sugli ultimi articoli