Tecno-sfide (1): il digital divide

in Innovazione

Iniziamo oggi una serie di articoli che prenderanno in esame i rischi, i pericoli, le minacce della rivoluzione digitale ma, anche, le opportunità che da essi ne possono derivare.

Uno dei primi problemi che l’introduzione delle tecnologie digitali ha creato è stato quello del “divario” che esiste tra chi ha accesso facile e immediato a queste tecnologie e chi ne è, in quale modo, escluso in maniera parziale o totale. Le ragioni che producono il digital divide possono essere molteplici; esaminiamole insieme.

1) Generazionale
È stato il primo gap osservato ed è ancora il più sentito. I mutamenti tecnologici hanno creato, immediatamente, molte difficoltà in chi era abituato a usare strumenti, metodi o apparecchiature diverse. Viceversa, sono stati subito accettati con facilità dai più giovani. Con il tempo, però, il digital divide è diventato una sorta di malattia cronica. I cambiamenti, infatti, sono talmente rapidi che si “invecchia” (professionalmente e mentalmente) molto prima. La “sfida”, quindi, si rinnova ogni giorno. Come esempio, basterebbe pensare alle difficoltà create quest’anno con l’introduzione della fattura elettronica. Per chi inizia oggi un’attività, tutto questo sarà normale e semplice, ma aziende, professionisti e commercialisti di ogni età si sono trovati a dover studiare, capire, provare, chiedere aiuto e consulenza. Ogni nuova tecnologia sposta ulteriormente il divario a favore dei più giovani e dei neofiti a scapito di chi ha esperienza e professionalità acquisite.

2) Tecnologico
Tutte le tecnologie digitali hanno delle necessità comuni: quella di avere sempre più spazio di memoria e sempre più banda di connessione. Questo scava un solco tra chi può accedere a queste dotazioni liberamente e chi, invece, deve pagarle oppure non le può avere. Significa che per essere sempre connessi ma, soprattutto, per poter lavorare, commerciare con il mondo, tenere alta la “reputation” di un brand o di un prodotto bisogna avere computer sempre più potenti, telefoni sempre più performanti, server e sistemi sempre aggiornati. Chi non ha la possibilità, la capacità, il tempo o… la voglia, di aggiornarsi continuamente rimane inevitabilmente escluso nel giro di pochissimo tempo.

3) Economico
Tutte le nuove tecnologie costano, come costano i software di gestione o i pacchetti di programmi. Costano le app più performanti, le connessioni. Costano ovviamente anche i nuovi computer, le memorie esterne, gli accessori. Infine, costano i tecnici, l’assistenza, la manutenzione.
Il moltiplicarsi delle attività digitali (pensiamo solo alla gestione dei social) comporta, inoltre, per tutte le aziende, la necessità di gestire, rinnovare e alimentare ciò che si è faticosamente costruito sul web. Anche questi sono altri costi. Pensiamo a un giovane che si avvicina al mondo del lavoro nel settore dei servizi. Ormai, deve essere dotato non solo di capacità ma anche di strumenti. Non si può fare affidamento solo sul computer dell’ufficio, anzi, bisogna avere la possibilità di operare anche da casa, in auto, in trasferta… da remoto. Questo significa che tutti i costi sopra indicati diventano personali non più aziendali. Infine, aggiungiamo la formazione continua, con la partecipazione a corsi che permettano di conoscere quanto di nuovo viene proposto, inventato o commercializzato.

Insomma, il mondo digitale non aiuta i meno abbienti, anzi, con gli anni richiede sempre più investimenti e questo ha scavato e continua a scavare un “divario” tra chi può permettersi di rimanere aggiornato e competitivo e chi no.

4) Geografico
Qui i problemi sono due. Uno strettamente connesso con quanto abbiamo appena scritto ma in una chiave ancora più ampia. Alludiamo al divario economico – potenzialmente sempre maggiore – tra Nord e Sud del mondo… tra Paesi in via di sviluppo, poveri, in guerra oppure oppressi da regimi tirannici e quelli in cui queste nuove tecnologie sono nate, si stanno sviluppando e diffondendo.
Poi, però, i motivi geografici che possono limitare o impedire l’accesso alle tecnologie digitali sono, a volte, anche più banalmente fisici. Anche l’Italia, che è un Paese orograficamente molto complesso, ha sempre avuto disparità di potenzialità tra le aree urbane o le zone di pianura, rispetto alle zone interne, montuose o alle isole minori. Portare banda larga in Pianura padana non è un problema, ci si riesce con ogni mezzo: fibra, cavo, etere telefonico o televisivo. Arrivare a portarla in alcune valli interne o in località alpine è, invece, un’impresa che solo l’uso dell’etere satellitare può risolvere. Per questo, però, occorrono adeguati investimenti in tecnologie di connessione (oltre ai costi vivi di banda) che il limitato numero di utenti spesso non giustifica.
Così il divario tecnologico, anche qui, va a colpire le zone che, già di per sé, sono a rischio spopolamento e ne impedisce (o rallenta) anche una fruizione turistica, ambientale o commerciale.

Da questo punto di vista, quindi, la rivoluzione digitale continua – nel solco di quella industriale – un’opera di deleterio sconvolgimento sociale spingendo a una sempre maggiore fuga dai luoghi dove l’accesso alla tecnologia è più difficile o più costoso.

D’altra parte, però, è anche vero che, al crescere esponenziale delle potenzialità tecniche corrisponde, in genere, una riduzione dei costi e che molti dei problemi che, vent’anni fa, parevano insormontabili sono oggi stati risolti, così come molte spese un tempo considerate altissime (si pensi ai cablaggi) sono oggi inutili. Superare i diversi divari digitali, infatti, dovrebbe essere interesse di tutti, in primis proprio di chi produce tecnologie.

(1 – continua tra 2 giorni)

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