Un santo dubbio: ma il patriottismo è odio?

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Questa che vi raccontiamo è una storia “antica”, risale a ben 37 anni fa. In quel 1982 l’Argentina aveva attaccato militarmente le isole Falkland (per loro Malvinas): gli inglesi non sarebbero stati a guardare. Inutili i molteplici appelli per giungere ad accordi pacifici. A quei tempi era papa Giovanni Paolo II, uomo di intelligenza e coraggio straordinari che della diplomazia aveva fatto una sua potente arma (la fine del comunismo lo racconta bene).

Si presentò un grave problema: da tempo era prevista, per venerdì 28 maggio, una visita apostolica proprio in Inghilterra e, il 21, i soldati inglesi erano sbarcati in armi nella Baia di San Carlos (Malvinas orientale). Come ovvio, ogni gesto compiuto da un pontefice assume un significato: se il Santo Padre avesse annullato la visita in Inghilterra, ciò sarebbe stato interpretato come una chiara posizione a favore dell’Argentina; al contrario, se avesse mantenuto fede al proprio impegno, vi sarebbe stata una profonda delusione da parte di un popolo (quello argentino) profondamente cattolico (al contrario degli inglesi che sono anglicani protestanti). Un bel guaio, considerando la tradizionale neutralità della Chiesa.

Papa Wojtila risolse il problema annunziando, il 26 maggio (cioè due giorni prima della partenza per il Regno Unito), che avrebbe compiuto una visita in Argentina, dall’11 al 13 giugno, cioè, immediatamente dopo. Senza remore spiegò: «Il Romano Pontefice (…) ha una responsabilità diretta nei confronti di tutta la Chiesa. L’aspettativa creatasi in Inghilterra era tale da indurre il papa ad affermare: «non posso fare a meno di compiere questa visita». La cancellazione o anche il solo rinvio del viaggio sarebbero stati: «una delusione non soltanto per i cattolici, ma anche per i moltissimi non cattolici».

La successiva visita di Giovanni Paolo II in Argentina fu un trionfo; mai una moltitudine di persone così s’era vista a Buenos Aires: oltre 300.000 fedeli assistettero alla Messa nel Santuario di Lujan. Tutta l’Argentina seguì l’evento in televisione. Ed eccoci al momento, ancora oggi importante, di quella visita. Nell’incontro del 12 giugno con la Curia metropolitana di Buenos Aires, i vescovi dell’Argentina e i presidenti delle Conferenze episcopali dell’America Latina, Giovanni Paolo II si soffermò sull’importanza del significato del patriottismo nell’ambito del cattolicesimo.

Chiarì che l’universalità del magistero cattolico «non si oppone al patriottismo, né entra in conflitto con esso. Al contrario lo integra».

Aggiunse che «rafforza il valore di amore per la Patria, portato, se necessario, fino al sacrificio». Giovanni Paolo II affermò, inoltre, il diritto e il dovere di difendere con forza le proprie tradizioni e la propria Patria, anche con la forza. Non solo, ma invitò i vescovi a farsi carico di questi principi con: «l’obbligo e il privilegio (…) di farsi promotori della irrinunciabile identità» del proprio popolo.

L’intervento del pontefice fu sicuramente seguito anche dal rettore del Collegio San Giuseppe e parroco a San Miguel, Jorge Mario Bergoglio, che, dieci anni dopo, lo stesso Giovanni Paolo II nominò vescovo di Auca e ausiliare di Buenos Aires.

Sono passati altri 27 anni, Giovanni Paolo II è stato proclamato santo (“a furor di popolo”) mentre l’oscuro rettore argentino di allora è diventato a sua volta papa e, in evidente contraddizione con il magistero di san Giovanni Paolo II, il 2 maggio scorso, è nuovamente intervenuto per condannare proprio l’amor di Patria.

Secondo Bergoglio, quella che per Wojtyla era una “irrinunciabile identità” si trasforma, invece, in «esclusione e odio altrui, quando diventa nazionalismo conflittuale che alza muri, anzi addirittura razzismo o antisemitismo».

In duemila anni di storia della Chiesa, certo, ci sono state molte altre contraddizioni e mutamenti di linea apostolica, ma in tempi di palese dualità tra mondialismo e sovranismo popolare, certe prese di posizione sono inquietanti. Ci verrebbe voglia di concludere parafrasando il detto popolare: “Scherza con Soros, ma lascia stare il Santo”.

 

 

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