/

Politica e social (5): gli opposti silenzi di Lgbt e Vaticano

tempo di lettura: 9 minuti

“Un bel tacer non fu mai scritto” si diceva una volta e che il silenzio sia d’oro, nell’era del chiasso digitale, potremmo crederlo ma, a volte, ci sono silenzi che si notano più ancora delle urla. Nella vicenda di Bibbiano ci sono dei silenzi che parlano molto chiaramente di imbarazzo, seppure per opposte ragioni.

Il primo è quello della potente lobby Lgbt (che raggruppa omosessuali, transessuali e c.), in genere sempre pronta a intervenire, a protestare anche rumorosamente, a rivendicare diritti e visibilità. Ma non sulla vicenda di Bibbiano che, pure, la vede coinvolta, in quanto solleva anche il caso degli affidi di bambini a coppie omosessuali. La maggiore indagata è, infatti, Federica Anghinolfi, dirigente dei servizi sociali della Val d’Enza, paladina di tali affidi. Inoltre – ed è ben più grave – una coppia affidataria composta da due donne (Fadia Bassmaji e Daniela Bedogni) risulta indagata per maltrattamenti a una bambina.

Anghinolfi, Bassmaji e Bedogni sono personaggi certamente non secondari per la comunità Lgbt e non solo in Emilia Romagna. Il 18 maggio 2018, a Mantova, per esempio, si tenne un seminario dal titolo “AffidarSI. Uno sguardo accogliente verso l’affido LGBT” e, tra i relatori, vi erano, appunto, sia la Anghinolfi sia la Bassmaji, quest’ultima in qualità di “promotrice del progetto AffidarSI e affidataria”.

Di cosa è accusa la Bassmaji? Il capo di imputazione più lieve è quello di abuso d’ufficio, perché: «in concorso con la Anghinolfi e un altro dirigente, in violazione delle linee guida del servizio affido ed accoglienza, omettevano di astenersi in presenza del rapporto amicale, garantendosi un ingiusto profitto derivante dal versamento in loro favore di una retta di affido doppia rispetto al contributo». Quindi le due donne, oltre ad avere in affido una bambina strappata alla famiglia, percepivano pure un contributo illecito.

Non è finita. L’accusa più grave è quella di maltrattamenti nei confronti della minore affidata. L’Ordinanza inchioda Bassmaji e Bedogni chiarendo le pressioni e le violenze perpetrate. «La bambina viene convinta ad indicare la madre come una prostituta, le vengono instillate paure inesistenti e la convinzione di essere stata vittima di comportamenti gravi da parte dei genitori naturali in modo da convincerla della necessità di essere mantenuta in affido. In relazione a una concezione di comportamento discutibile (ed ideologicamente orientata), le viene imposto di tenere legati i capelli per non risultare interessante o appetibile per i compagni di classe di sesso maschile (si ricorda che entrambe le affidatarie sono dichiaratamente omosessuali). Si tratta di comportamenti che, da quanto emerge dalle intercettazioni, sono ripetuti ossessivamente, dunque possono integrare vessazioni psicologiche abituali».

Dinanzi a queste pesanti accuse, cosa hanno da dire i sempre loquaci esponenti della lobby Lgbt? Abbiamo cercato ma abbiamo trovato molto poco. C’è il presidente dell’Arcigay di Bologna che, il 20 luglio, rende noto di aver ricevuto una telefonata minatoria con insulti e minacce di morte. Il 22 luglio esce un articolo su gay.it firmato dalla redazione, dal titolo: “Così la politica e il populismo stanno strumentalizzando i bambini di Bibbiano” in cui non si fa minimamente cenno né all’Anghinolfi né alla coppia omosessuale. Ecco cosa scrivono: Bibbiano è «la nuova ossessione della destra italiana, che ha preso a farne non solo uno strumento di propaganda e fake news ma addirittura uno spauracchio terroristico, per fare leva su una delle paure più profonde dell’essere umano – vedersi strappare i figli – per colpire un avversario politico».

Invece, i militanti Lgbt sono tornati a parlare e ad esultare, in occasione dell’approvazione, in Emilia-Romagna, della legge regionale sull’omotransfobia, una legge che in molti ritengono sia un “bavaglio” alla libertà di giudizio.

Consentiteci qui una digressione. Proprio per documentare questa nostra inchiesta, chi scrive stava seguendo un dibattito su Facebook. Essendo da sempre abituati al confronto (non amiamo la categoria dei fanatici) siamo intervenuti ponendo un semplice quesito a un militante “arcobaleno”. Questo lo scambio di battute:
– Dici che non è una legge bavaglio. Quindi si può non essere d’accordo col matrimonio gay? Si può sostenere che ogni bambino ha diritto a un papà e a una mamma? Si possono contestare gli affidi alle coppie omosessuali? Si può essere contrari alle adozioni per le coppie omosessuali?
Si può essere in disaccordo, assolutamente sì. Basta non scadere nell’offesa (ma già da prima di questa legge). Che poi si dimostri inciviltà è un’altra questione. 
– Scusa, per te cosa dimostra inciviltà?
Il cattobigottismo che vede come unica opzione naturale il rapporto uomo-donna.
– Scusa, ma allora sei tu che offendi: se ritieni incivile uno che non la pensa come te.
Non riconoscere i diritti degli altri e discriminare è incivile. Nessuna persona si sognerebbe di usare come aggravante un orientamento sessuale. Attaccarsi all’omosessualità della Aghinolfi per poi estendere il discorso alla “lobbi ghei” è assurdo e malevolo.
– Quindi è incivile non riconoscere a ogni bambino il diritto ad avere un padre e una madre…

A questo punto, però, è scattata la censura di Facebook e sul nostro computer è apparsa la scritta: “Impossibile pubblicare il commento”. Evidentemente qualche militante Lgbt ci ha segnalato alla psicopolizia come pericolosi “omofobi” e ci ha bloccati. Tutti i nostri post sono stati rimossi da Facebook (ma ne abbiamo documentazione perché salvati in screenshot).

A proposito del “cattobigottismo” citato dal militante gay passiamo ora al silenzio, per certi versi ancora più assordante, della Chiesa e di papa Francesco in particolare. Lo stesso pontefice che non perde occasione per commuoversi e indignarsi per i migranti «e tra essi tanti bambini» che muoiono nel tentativo di attraversare il Mediterraneo o il confine con il Messico, non è mai intervenuto sul caso Bibbiano. Silenzio anche dalla Curia romana e solo algide cronache dal giornale dei vescovi (Avvenire): «Reggio Emilia: bimbi sottratti, metodi sospetti» l’8 luglio; poi una intervista a Giovanardi (!) «I figli innocenti “rubati”, ho denunciato invano» e, infine, ieri «Bibbiano diventi occasione di riforma del sistema minorile».

L’unico a parlare chiaro è stato il vescovo di Reggio Emilia, monsignor Massimo Camisasca, cresciuto alla scuola di don Giussani. Sia Avvenire (il 9 luglio) che Radio Vaticana (il 25 ) hanno dovuto dare spazio alla sua ferma presa di posizione:  «Tutti dobbiamo farci carico di questa situazione grave, una situazione provocata dalle ideologie anti-familistiche che sono il retroterra di tutto ciò che è avvenuto… Dobbiamo preoccuparci dei trend culturali e dei trend ideologici, che naturalmente attraversano anche i partiti, ma che determinano direttamente questa visione sbagliata della famiglia, dei rapporti fra genitori e figli e della necessità di “punire” la famiglia quando invece andrebbe sostenuta, aiutata e appoggiata».

Esattamente le parole che tutti i cattolici si sarebbero attese dal papa.

(5 – fine)

Lascia un commento

Orwell.live vorrebbe inviarti notifiche push per tenerti aggiornato sugli ultimi articoli