Politica e social (4): in Piemonte la guerra dei post, in Emilia la Commissione beffa

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Il vero “capolavoro” di suicidio comunicativo del Pd riguarda alcuni comportamenti dei gruppi regionali in Friuli Venezia Giulia e in Piemonte il giorno 25 luglio. In Friuli, durante l’esame dell’assestamento di bilancio, viene presentato un emendamento che introduce, in via sperimentale, la videoregistrazione di colloqui o audizioni di minori nell’ambito dei procedimenti giudiziali, stragiudiziali e amministrativi. L’emendamento viene approvato con i voti della maggioranza di centrodestra e dei 5Stelle, il Pd si astiene o vota contro. Gioco facile per il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, postare sui social: «…un emendamento … per tutelare bambini e famiglie. Il #PD invece che votare a favore SI ASTIENE: non è uno scherzo!».

Ma il vero dramma comunicativo è la risposta del capogruppo Sergio Bolzonello che scrive: «Proposta fatta senza alcun confronto né con l’Aula, né con famiglie, servizi sociali e istituzioni giudiziarie, e che con Bibbiano non c’entrava nulla se non per montare una sporca operazione mediatica. Si sono inventati qualcosa per metterci un’etichetta, per fare dirette fb e tweet da dare in pasto a media e social. Fedriga è indegno, un presidente di Regione che usa i bambini e lo fa solo per propaganda». “Coda di paglia” si diceva una volta?  Excusatio non petita?

La ciliegina sulla torta arriva poi dal Piemonte dove sulla facciata della Regione, dalla parte opposta a quella dello striscione “Verità per Giulio Regeni”, viene esposto, da un assessore leghista, uno striscione con la scritta “Verità su Bibbiano”.

Così su Facebook si scatena la controffensiva dei post del Pd. Inizia il segretario regionale Paolo Furia: «Il tentativo della Lega di impadronirsi di questo tema, come se interessasse solo a loro la scoperta della verità è a tutti gli effetti una strumentalizzazione del caso. E a questa tipologia ci sembra che appartenga anche lo striscione che campeggia oggi fuori dalla sede della Regione». Il capogruppo alla Regione Domenico Ravetti scrive: «FATTO GRAVE L’ESPOSIZIONE SULLA FACCIATA DEL PALAZZO DELLA GIUNTA DELLO STRISCIONE “VERITÀ PER BIBBIANO … chiederò formalmente in aula al Presidente Cirio chi abbia autorizzato l’esposizione dello striscione. Non vorrei che una sede istituzionale fosse diventata la bacheca di Lega e Fratelli d’Italia».

Seguono i post di altri consiglieri: «VERGOGNA!» «Questo non è un assessore regionale!» «Questo è il Palazzo della Regione Piemonte!», «Questo è l’imbarbarimento della nostra società!», «Presidente Alberto Cirio le chiederemo conto di questa azione scandalosa dei suoi Assessori!», «Le istituzioni e la magistratura si rispettano sempre! VERGOGNA! #nonnelmionome».

Il più importante di tutti quelli presenti sul profilo del Pd Piemonte è però il post che riporta la nota del Gruppo Pd della Camera nella quale si legge, tra l’altro: «Sulla vicenda dei presunti affidi illeciti di minori nella val d’Enza il Partito democratico ha avuto fin da subito parole di estrema chiarezza: massima vicinanza e solidarietà alle vittime, ai bambini e alle famiglie» (sic…) 

«M5s, Lega e Fdi, invece – prosegue il lunghissimo comunicato – hanno utilizzato questo caso per una squallida campagna propagandistica giocata sulle spalle proprio delle povere vittime. Uno stillicidio quotidiano che oggi si arricchisce di un nuovo elemento, lo striscione esposto sul Palazzo della Regione Piemonte. (…) Un decadimento della lotta politica e, più in generale, dello stato di salute della nostra democrazia, a cui noi scegliamo di sottrarci. Proprio per il rispetto che portiamo ai valori della nostra Carta costituzionale».

C’è tutto: “penosa propaganda”, “speculazione a fini politici”, “decadimento della lotta politica e dello stato di salute della nostra democrazia” e l’immancabile richiamo alla Carta costituzionale. Troppo evidente, in termini comunicativi, l’imbarazzo.

Bibbiano per il Pd resta un nodo scottante perché irrisolto all’inizio e dai vertici. Qualcuno dovrà farne tesoro e capire che non basta il pedissequo aiuto di Repubblica e la sudditanza delle Tv a salvare un partito, quando monta l’onda della protesta popolare sui social.

Inoltre, il Pd dovrebbe spiegare perché nei consigli comunali e municipali di tutta Italia ha sempre votato contro le mozioni relative a Bibbiano (o si è opposto al dibattito). Altro grave errore perché – in termini comunicativi – chi si oppone vuol dire che….

Del resto il nervosismo del partito di Zingaretti lo dimostra la chicca finale, la scelta del Pd nella Regione Emilia Romagna di eleggere un proprio consigliere come presidente della Commissione d’Inchiesta (escludendo il centrodestra dall’ufficio di presidenza). Una decisione che ha scatenato battute, commenti, fotomontaggi e vignette sul web e sui social per una scelta alquanto discutibile dato che, solitamente, la presidenza di una commissioni d’inchiesta viene affidata a un esponente dell’opposizione. Sorge spontanea la domanda: il Pd vuole davvero fare chiarezza? O saranno ancora i social ad aprire la strada alla verità?

(4- continua)

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