Criptovalute, Maurizio Possega ci spiega cosa sono e come funzionano

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Maurizio Possega è un triestino di 42 anni, innamorato della sua città, dove ancora attualmente vive e lavora. Inizia l’attività di trader finanziario nel 1999 e negli anni, grazie al prezioso apporto di altri professionisti, si evolve sempre più verso una attività di trading automatico al fine di intercettare le inefficienze del mercato. Nel 2014 ha co-fondato la start-up Chefbooking. Nel 2015 ha fondato Algebrica, società specializzata in HFT e algo trading, di cui ricopre la figura di CEO. Nel 2018 co-fonda Crypto360 società di riferimento in Italia per la conversione da euro a crypto, per la consulenza e i sistemi di trading.  Vincitore di vari premi tra cui il “Most Money Made” nella  Trading League 2018. Essendo uno dei massimi esperti italiani di criptovalute, gli abbiamo rivolto alcune domande sull’evoluzione di questo settore della finanza.

Le criptovalute, dopo l’esordio dei Bitcoin nel 2009, stanno prendendo sempre più mercato, potrebbe spiegarci la loro particolarità?

«Le criptovalute sono nate dall’esigenza di pagare su internet svincolati dalle istituzioni. Bitcoin ha introdotto il concetto di decentralizzazione nel denaro grazie alle tecnologie criptografiche degli anni ’80/90, alle innovazioni informatiche e a quelle sociali ed economiche, che hanno portato alla blockchain. Questa non è altro che un database distribuito crittografato che certifica l’unicità dei dati immutabilmente. Bitcoin non è altro che un libro mastro, in cui ogni transazione è unica e verificabile matematicamente. Non esistono più intermediari e si aprono le porte alla cosiddetta Decentralized Finance (DeFi), la nuova finanza basata sull’internet del valore».

Nonostante il loro successo c’è ancora molta diffidenza, c’è chi le vede come una grande bolla speculativa che ad un certo punto esploderà, c’è chi le indica prive di qualsiasi stabilità e sicurezza, chi come una scommessa illusoria?

«Le grandi innovazioni sono precedute da diffidenza. Le bolle speculative hanno spesso accompagnato l’introduzione delle nuove tecnologie, internet ne ha accelerato la percezione. Bitcoin ha fatto notizia per le variazioni di prezzo, anche se in realtà pochi conoscono quello che c’è veramente dietro. Le criptovalute cambiano la fiducia che passa dalle istituzioni ai singoli investitori. Questa è nuova finanza: rischio in cambio di grandi opportunità è una cosa a cui gli investitori non sono abituati, che spaventa».

Investire in criptovalute, quanto può convenire?

«Sicuramente un investimento su questo mercato può portare a rendimenti più alti che sul mercato tradizionale. Le criptovalute sono strumenti ad alto rischio ma con potenzialità di crescita enormi, basti pensare che attualmente la capitalizzazione totale del mercato cripto è pari a 260 miliardi di dollari, la sola Amazon capitalizza 980 miliardi di dollari. Investire in criptovalute può convenire, sì, ma resta fondamentale il timing e una profonda conoscenza del mercato, al momento ci sono più di 2000 criptovalute ma, a mio avviso, il 90% è spazzatura».

A cosa bisogna prestare la massima attenzione?

«Al progetto sottostante; nel 2017 sull’onda del rialzo del mercato e della possibilità di finanziare con facilità un’idea tramite una ICO (l’equivalente di una IPO ma senza il bisogno di autorizzazioni dai controllori, tipo Banca d’Italia o Consob) sono nati centinaia di nuovi progetti/cripto, molti di questi sono risultati delle “scatole vuote”».

Investimenti a medio/lungo termine o anche trading su questi prodotti?

«In un mercato con altissima volatilità e ricco di inefficienze il trading può essere estremamente proficuo, resta però consigliabile a trader con esperienze consolidate».

Cosa pensa della Libra, la prossima moneta digitale di Facebook?

«E’ sicuramente un progetto ambizioso che non troverà strada facile, come già stiamo vedendo. Questo progetto è uno dei pochi che fino ad ora, dimostra concrete possibilità di fare della criptovaluta uno strumento mainstream rendendola usufruibile senza il bisogno di capirne il funzionamento tecnico. Vorrei però anche evidenziare il fatto che inizialmente non si tratterebbe di una cripto decentralizzata, possiamo quindi chiamarla criptovaluta?».

Cos’è allora?

«È una criptovaluta controllata da un unico soggetto al pari di una qualunque valuta fiat (la moneta fiat è una valuta nazionale non ancorata al prezzo di una materia prima come oro o argento), il vantaggio rispetto alla valuta fiat è l’indipendenza da sistemi bancari, la sicurezza e la velocità nelle transazioni».

Su Ethereum e Ripple qual è la sua opinione?

«Ethereum è stato un progetto innovativo, ha introdotto gli smart contract e il concetto di ICO alimentando l’ondata speculativa del 2017. Nonostante alcune problematiche attualmente rimane un progetto a mio avviso valido, con una grande community di sviluppatori attivi  e capaci. Ripple ha invece un protocollo efficiente, il suo lavoro lo fa bene, ma non è decentralizzata!».

Gli esperti ipotizzano un futuro prossimo in cui ogni Faang (acronimo di Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google) avrà la propria moneta, all’orizzonte è già apparsa Googlecoin…

«L’affacciarsi di Libra a questo nuovo mercato impone agli altri FAANG di scendere in campo per non lasciare il vantaggio della prima mossa a Facebook. I grandi colossi di internet hanno già fatto ricerca o creato sistemi di pagamento centralizzati, si pensi ad Apple o Google pay. I giganti tecnologici, si stanno preparando allo scontro per la definizione di quello che sarà la nuova internet, essendo di fatto superato il modello economico del web 2.0».

Le reazioni dei grandi gruppi bancari non si è fatta attendere, il G7 ha chiesto misure severe, alcune banche inglesi e americane hanno bloccato gli acquisti…

«Le criptomonete per loro natura sono decentralizzate e quindi globali e de-regolamentate. Ciò va bene per internet, ma non per il mondo off-line, che continua ad esistere ed è formato da frontiere e regole. La sfida principale sia di Libra che delle criptovalute vere e proprie, sarà capire come mediare questi aspetti senza perdere i vantaggi dei due mondi. Forse non si chiamerà Bitcoin o Libra, ma comunque il fenomeno è in atto. Questo significa opportunità…».

Di che tipo?

«Cisco ha pubblicato un report che mette in evidenza il possibile scenario futuro dell’utilizzo della tecnologia blockchain orientata alle imprese. Nel rapporto, Cisco ha fatto notare come la blockchain abbia il potenziale per “contenere” fino al 10% del PIL mondiale nel 2027. Scenari simili sono stati confermati anche da Deloitte».

Le istituzioni in generale, sembrano in grande affanno di fronte alle continue evoluzioni del mondo digitale, sembrano arrancare soprattutto legislativamente…

«Siamo in un periodo di transizione tecnologica che viaggia più velocemente della capacità adattiva legislativa. Come quando si è passati dal cavallo all’auto e si è dovuto costruire un nuovo codice stradale, ci vorrà del tempo per capire come mediare fra leggi e tecnica. A più di 30 anni dall’avvento dell’internet “commerciale”, molte criticità rimangono irrisolte e altre sono superate grazie alla blockchain. Ho fiducia che si arriverà ad un punto di equilibrio».

Le criptovalute, sono considerate anche “oro 2.0”, condivide questa prospettiva?

«Penso che sia una considerazione troppo generalista. Su più di 2000 criptovalute sul mercato probabilmente solo Bitcoin merita l’analogia, gran parte avranno vita breve. Ci sono sicuramente progetti molto validi, ma a differenza di Bitcoin il loro valore risiede nel protocollo di funzionamento, non nella coin».

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