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Bibbiano: le “camere dell’eco” e i media sordi

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Speriamo che la vicenda di Bibbiano segni un punto di svolta sulla sempre controversa questione degli affidi e dell’operato “deviato” di alcuni assistenti sociali, affinché tutti i bambini tolti arbitrariamente alle famiglie tornino dai propri genitori. Speriamo anche che mai più la povertà sia considerata un motivo per sottrarre i figli, bensì uno stimolo ad aiutare le famiglie.

Per quanto riguarda la comunicazione, il caso Bibbiano entra nella storia perché i social network sono riusciti a imporre ai media mainstream un tema che loro avevano arbitrariamente relegato al silenzio considerandolo “scomodo”. E tale davvero rimane, sia sul piano politico (poiché avviene in Emilia Romagna e coinvolge un sindaco del Pd), sia su quello ideologico (i servizi sociali che costruiscono false accuse e poi assegnano i bambini anche a coppie omosessuali), infine, soprattutto perché è un’inchiesta basata sulle intercettazioni e quindi non su fragili indizi.

Come sa chi ha seguito i nostri commenti, alla prima strategia del silenzio è seguita, il 17-18 luglio, quella della “demonizzazione” dei social con le solite accuse di fake.news e di estremismo politico. Solo il 21 luglio, dopo gli interventi di Laura Pausini e Nek, hanno capito che stavano facendo una figuraccia, così per Corriere della Sera, La Stampa e Repubblica Bibbiano è tornata tra le notizie di prima pagina, seguiti poi anche da Il Fatto Quotidiano e – buon ultimo – da Avvenire (giornale dei vescovi!).

Quando a Repubblica, naturalmente, il taglio è rimasto “politico”: prima per minimizzare, poi per difendere l’attuale sistema degli affidi. Fino all’attacco di questa mattina (26 luglio) con il titolo in prima pagina:

Con Bibbiano la strategia della distrazione”. accompagnato da cinque righe: «Negli ultimi dieci giorni l’onda social sovranista ha oscurato Moscopoli con migliaia di post e tweet sul caso di Bibbiano. Ecco come e chi ci ha lavorato».

All’interno due pagine a firma di Giuliano Foschini e Beniamino Pagliaro che riprendono uno studio pubblicato su “Open” da David Puente. Secondo questi “studiosi” tutto sarebbe partito dalla trasmissione di Retequattro del 12 luglio “Fuori dal coro”, con Mario Giordano, il cui monologo è considerato il punto di svolta, in quanto afferma: «Vogliono distruggere la famiglia! Cosa ce ne frega di tutto il resto?».

Il suo grido di allarme è stato rilanciato da migliaia di spettatori e, secondo Repubblica: «I primi a farlo sono i gruppi Facebook a “carattere sovranista”. Sono quelli che abitualmente si scagliano contro i vaccini.. Sono gli abitanti delle “camere dell’eco”, dove – è stato dimostrato scientificamente – è più facile aumentare un pregiudizio che cambiare idea. “Sono gruppi virtuali formati da persone che hanno più o meno la medesima opinione” aveva spiegato a Repubblica Walter Quattrociocchi, docente di scienze informatiche all’Università di Venezia. “più vengono lasciati commenti su un argomento più tali commenti diventano aggressivi e negativi. E più crescono i like, più aumentano gli amici che faranno la stessa cosa”. Decine di migliaia di cittadini cercano così le stesse parole chiave negli stessi minuti. Pur non essendo accaduto alcun fatto di cronaca, le ricerche su Google su Bibbiano aumentano in maniera esponenziale. Contemporaneamente, quelle su Savoini cominciano a diminuire».

Tanto per cominciare bisogna dire che, invece, lo spazio dedicato al caso Savoini sui giornali dell’11 e del 12 è, quello sì, cresciuto in maniera esponenziale. È in prima pagina su tutti i giornali, sviscerato in ogni dettaglio, per cui non deve sorprendere che le ricerche su Google non siano tante, dato che le notizie si trovavano facilmente su qualsiasi sito di informazione.

Tuttavia “il bello” deve ancora arrivare. Continuiamo con la “ricostruzione” di Repubblica. Il 17 luglio, alle ore 9:08, su Twitter viene lanciato da Wuolli87 «l’hashtag che diventerà uragano: #ParlatecidiBibbiano … Per la prima volta si attacca direttamente il Pd, accusandolo di voler coprire lo scandalo, dove il sindaco di centrosinistra è finito ai domiciliari per aver concesso locali comunali all’associazione accusata di aver manipolato i bambini. Non Lega e fondi russi, dunque. Ma il Pd che coprirebbe chi allontana i bambini dai propri genitori».

Vogliamo ricordare che le accuse del sindaco sono ben più gravi di quanto dica Repubblica che, da giorni, continua a ripetere questa autentica fake news e non cita mai l’ordinanza del magistrato che consta di ben 277 pagine.

Torniamo al terribile Wuolli87. Per Repubblica «Di quel tweet se ne dovrebbero accorgere in pochi. Ha un centinaio di followers ma una coerenza nei messaggi: è il classico profilo della destra sovranista, rilancia materiale pro Putin, attacca migranti… è un soffio quello di Wuolli87. Eppure non finisce nel vuoto… Poche ore dopo viene rilanciato dall’influencer sovranista Francesca Totolo, ventimila followers, icona della destra on line. Poi tocca a Davide Barillari, consigliere regionale dei 5Stelle, antivaccinista convinto. Si alza la tempesta: secondo uno studio di Alex Orlowski, migliaia di tweet uguali partono contemporaneamente da account che normalmente rilanciano i contenuti di ‘Salvini premier’. Centinaia di migliaia di profili rilanciano il messaggio, compresi personaggi famosi (Nek, Laura Pausini, Ornella Vanoni)… L’onda è altissima, impossibile da fermare. #ParlatecidiBibbiano chiedono tutti, mentre Savoini, il suo amico Salvini e il Russiagate restano in superficie, sbalzati lontano».

L’articolo di Repubblica è accompagnato da una tabella sulle ricerche di Google che segnalano i valori con Bibbiano in crescita da 19 (del 17 luglio) a 34, poi 45, quindi 61 e il picco di 100, il 21 luglio, per scendere poi a 67 il 22 luglio; mentre nel frattempo le ricerche su Savoini erano all’1-2.

Un dato che non sorprende, perché, come abbiamo già accennato, su Google si cerca qualche cosa che non trovi normalmente facilmente. Esemplare, al riguardo, l’affermazione di Laura Pausini: «Ho deciso di cercare questa storia perché una mia fan mi ha scritto pregandomi di informarmi. Non ne sapevo nulla. Non posso credere che abbia dovuto cercare questa vicenda (…) questa notizia è uno scandalo per il nostro Paese e dovrebbe essere la notizia vera di cui tutti parlano».

Quindi non deve sorprendere se una notizia, ignorata dal circuito dei media mainstream, trova poi spazio sui social che sono, a tutti i livelli, una fonte alternativa di informazione. Ma c’è chi preferisce ancor credere ai complotti e alla manipolazione. Perché non è capace di ascoltare la “vox populi”.

 

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