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Bibbiano ha rivelato i “punti oscuri” della questione affidi

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Per capire cosa si cela dietro la vicenda di Bibbiano basta una scena del programma andato in onda l’altra sera su La7. Uno dei conduttori chiede allo psicologo Paolo Crepet: “Ma è davvero così facile togliere i bambini alle famiglie?” Il tono è quello di chi intende che le questioni sono molto complesse e di chi si aspetta una risposta negativa, quasi scandalizzata da parte di un professionista come Crepet.

Invece lo psicologo non solo gela i conduttori Luca Telese e David Parenzo affermando: “Diciamo che non è difficile”, ma poi cita l’esempio di una madre al quale è stato sottratto il figlio perché a casa non aveva il televisore.

Ecco dietro Bibbiano c’è tutto questo: la facilità con cui i servizi sociali tolgono i figli alle famiglie; le false accuse addotte per poterlo fare; il tribunale che asseconda le richieste di affido; i forti interessi economici perché ogni anno lo Stato spende 4,5 miliardi di euro (sì avete letto bene miliardi di euro) per mantenere i bambini tra affidi e case famiglia; le assegnazioni agli amici degli amici o alle amiche delle amiche e per finire le vere violenze subite da alcuni bambini nella famiglia affidataria e nella casa famiglia.

Questa è la vicenda Bibbiano che sembra rappresentare la punta dell’iceberg, una punta emersa con tutta la sua forza e la sua dirompenza perché l’indagine sembra sia partita quando dal tribunale dei minori di Bologna hanno chiesto informazioni sui procedimenti a carico dei genitori accusati di violenze e hanno scoperto che i procedimenti erano stati archiviati e quindi quelle violenze non si erano verificate. Un’indagine diversa dalle altre perché basata su intercettazioni telefoniche e ambientali che documentano quanto avvenuto e quindi non siamo più alla parola dei genitori contro quella dei periti. Un’indagine che ha svelato come funzionava il meccanismo di cui il sindaco di Bibbiano sul piano politico-amministrativo era una pedina importante (non sarebbe ancora agli arresti domiciliari e non sarebbe stato sospeso dall’incarico se si fosse trattato di un semplice abuso d’ufficio per aver assegnato dei locali).

Un meccanismo che ora si cercherà di capire se è in vigore anche nel resto d’Italia oppure è solo una specialità emiliana.

Non a caso è già cominciato il confronto nel merito tra gli psicologi perché un ruolo chiave nell’inchiesta di Bibbiano (ma presente anche nell’inchiesta Veleno e nel caso di Biella) è svolto dal centro Hansel e Gretel di Claudio Foti che contesta le linee guida nazionali prodotte dalle sei maggiori società scientifiche, allineate a quelle internazionali. Non a caso c’è chi si è schierato dalla parte di Foti come Luigi Cancrini o Fabio Folgheraiter, uno dei fondatori del Centro Studi Erickson, la casa editrice specializzata in testi riguardanti l’infanzia.

Quindi, come osserva il neuropsichiatra Giovanni Battista Camerini «c’è chi si attiene a criteri scientificamente validati per le procedure di valutazione e di intervento sui minori e c’è chi invece si attiene a posizioni ideologiche. Foti si attiene a posizioni ideologiche… Fa breccia su chi ritiene che l’esperto e i servizi sociali abbiano il compito di scoprire gli abusi, di scovarli».

Del resto lo stesso Foti in un’intervista a “Repubblica” appena ottenuta la revoca degli arresti domiciliari ha riconosciuto: «Nella comunità scientifica c’è conflitto e sono stato accusato, soprattutto dagli psicologi forensi, di costruire falsi ricordi di abusi in modo aprioristico». Ha poi spiegato: «Il nostro compito è di far emergere i “falsi negativi”, ovvero quei casi i cui i bambini non riescono a dare voce ad abusi davvero subiti e non li esternano. Se poi i magistrati abdicano al loro ruolo e si fanno suggestionare dagli psicologi, non è un problema mio».

Parole che fanno alquanto preoccupare soprattutto alla luce dell’inchiesta Veleno, emersa grazie a Pablo Trincia de “Le iene”, dove ci sono bambine divenute adulte ma ancora convinte di aver partecipato ad uccisioni di altri minori.

Dure le accuse di Alessandro Meluzzi, psichiatra e criminologo ribadite in questi giorni sui giornali e in convegni: “Vengono portati via bambini di basso livello sociale per darli a comunità, a case famiglia e pagare fino a 400 euro al giorno per ogni minore, oppure sono dirottati verso coppie benestanti, se possibile omogenitoriali”. Meluzzi ricorda che «Basta il decreto di un giudice e una relazione negativa degli assistenti sociali. Strappare un piccolo a padre e madre dovrebbe essere l’ultima ratio da applicare in situazioni gravissime, non può essere un percorso così semplice. I minori vengono allontanati pretestuosamente dal nucleo familiare, talvolta ricorrendo anche alla menzogna come a Bibbiano… Questo succede per un fattore ideologico sbagliato e perché ci sono troppi interessi dietro».

Occorre quindi arrivare a cambiare la legge anche perché come spiega la senatrice Licia Ronzulli, presidente della Commissione Bicamerale per l’infanzia «le norme che regolano il sistema degli affidi sono vecchie, risalgono spesso agli anni ’50 e assolutamente inadeguate. Garanzie inesistenti, costi incontrollati: il groviglio da dipanare è enorme… Non esiste un registro degli affidi, né una contabilità certificata: lo Stato paga, ma non sa quanto. Secondo le stime ci sono almeno 50 mila bambini allontanati dalle famiglie e 100 mila affidati ai servizi sociali. Il costo collettivo è di 4,5 miliardi l’anno, mentre ogni giorno gli enti locali spendono circa 12 milioni. Le rette delle case-famiglia variano enormemente, e il giro d’affari aumenta».

Questa è la situazione scoperchiata dall’inchiesta “Angeli e demoni”.

Tornando a Bibbiano ci sembra doveroso riportare due brevi testimonianze riportate da “Repubblica” in un articolo di Matteo Pucciarelli, perché non è vero che sono tutti schierati con il sindaco. Riconosce Michele Bonfante di Sinistra Italiana: «Che ci sia stato un atteggiamento di onnipotenza dei servizi sociali, quasi sganciato dal potere politico, è oggettivo»; mentre Valeria Bigi un ex giovane comunista nella Fgci oggi leghista afferma: «Guardi che è un bene che ci sia questo polverone, quei servizi sociali avevano un controllo coercitivo, si comportavano da dio in terra, bastava una segnalazione anonima per metterti nei guai».

L’inchiesta di Bibbiano ha scoperchiato tutto questo.

La posta in gioco è molto alta. Vale da una parte la serietà e la credibilità di tutti coloro che lavorano nei servizi sociali e nelle case-famiglia (oltre alle famiglie affidatarie) che non bisogna demonizzare come categorie perché vi sono persone e strutture serie che lavorano per supportare le famiglie in difficoltà. Dall’altra parte la serietà di uno Stato che deve avviare tutti i controlli per capire quante Bibbiano vi siano in Italia e per far sì che non vi siano più bambini strappati ingiustamente alla propria famiglia.

E’ questo quello che chiede il popolo dei social e che ha costretto i media mainstream ad occuparsi della vicenda (per la cronaca sono tre giorni che i maggiori quotidiani dedicano due pagine a Bibbiano a dimostrazione che di materiale per occuparsene, al di là delle visite di Salvini e di certe sterili polemiche politiche).

Chissà ora se anche Telese e Parenzo hanno capito cosa si cela dietro l’inchiesta di Bibbiano (in trasmissione Trincia ha annunciato che prossimamente ci saranno nuovi importanti sviluppi, ma non ha specificato se sull’inchiesta Veleno, su Bibbiano o su altri casi) e perché il popolo dei social si è mobilitato. Non per motivi politici ma per far sì che non si ripetano più vicende come quella del Forteto, di Veleno e di Bibbiano dando garanzie alle famiglie, sia ai genitori ma soprattutto ai bambini.

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