Bibbiano: tecniche di disinformazione

in Editoriali

Una notizia incredibile: dopo tanto silenzio i grandi giornali tornano a occuparsi della vicenda di Bibbiano. Sul sito del quotidiano torinese “La Stampa”, infatti, appare un ampio articolo dedicato alla vicenda.

Quando però si va a leggere il titolo

“Allora Bibbiano?” è il nuovo tormentone della “guerriglia culturale” di Vox&Co

si capisce subito che il suo intento non è quello di occuparsi dell’inchiesta “Angeli e demoni” o di rispondere all’indignazione popolare montata su tutti i social. Se avete ancora un minimo dubbio il sommario lo fuga:

Sui social centinaia di meme e post costruiti ad arte accusano media, Partito Democratico e movimento Lgbt di aver oscurato l’inchiesta di Reggio Emilia sui presunti abusi.

Un simile articolo ha almeno un pregio, quello di rivelare cosa pensano e come agiscono i “negazionisti”. Un articolo esemplare per questo che, tuttavia, dal punto di vista comunicativo, fa letteralmente cascare le braccia e dimostra la disperazione di chi vuole mettere a tacere questa gravissima vicenda di “ladri di bambini”, minori sottratti ingiustamente alle famiglie

La tecnica è quella di citare solo chi estremizza i commenti. Esemplare, in questo senso, il punto di partenza. Sulla vicenda di Bibbiano c’è un quotidiano, La Verità, che ogni giorno pubblica un articolo in prima pagina e dedica spazio all’interno. Articoli in questo periodo sono stati dedicati anche da Il Giornale, Libero, Il Fatto Quotidiano e, poi, tutta una serie di giornali locali. Qui, volendo, ogni giorno si possono leggere articoli sull’inchiesta che offrono approfondimenti e novità.

L’articolista de “La Stampa”, Nadia Ferrigo però non parte da questi articoli, spesso ripresi da altri siti e da tantissimi post su Facebook dove sono sorti anche gruppi dedicati alla vicenda, per non parlare di quanti hanno modificato l’immagine del proprio profilo aggiungendo il rettangolo giallo con la scritta “Verità su Bibbiano”. No, il suo obiettivo è cercare di far credere che siano tutte “strumentalizzazioni” e fake news di estremisti.

Così scrive Nadia Ferrigo: «VoxNews.info, l’autodefinitosi “quotidiano sovranista” Il Primato Nazionale e… una nebulosa galassia di decine di pagine Facebook dai nomi più o meno evocativi… Ne parlano centinaia di post e articoli, condivisi e commentati migliaia di volte sui social: nulla aggiungono, se non notizie false e un minestrone di pregiudizi e luoghi comuni».

Poi rincara la dose: «Una squallida speculazione, con argomenti che nulla hanno a che fare con l’inchiesta di Reggio Emilia. Cosa c’entrano per esempio Luciana Littizzetto, Fabio Volo, Roberto Saviano e Laura Boldrini? Assolutamente nulla. Ma sono decine i meme che accostano le loro fotografie al “connivente silenzio dei media” sull’indagine. Lo stesso accade sugli account Facebook e Twitter dei media nazionali. Le notizie di politica sono bersagliate dallo stesso, squallido ritornello: “Parlate dei rubli, per non parlare di Bibbiano”. Nella lettura complottista di una galassia di siti specializzati nella produzione di bufale e fake news virali, i media sono complici di Pd e movimento Lgbt: l’obiettivo di tutti sarebbe nascondere la realtà».

Peccato però che, poi, l’articolo dimostri esattamente questo, ovvero di come i grandi giornali tendono a nascondere o minimizzare la vicenda. Leggiamo, infatti, come la Ferrigo sintetizza l’inchiesta: «Ecco i fatti. Giovedì 27 giugno i carabinieri di Reggio Emilia hanno messo agli arresti domiciliari sei persone al termine di un’indagine su un’organizzazione criminale che da una parte aveva lo scopo di togliere bambini a famiglie in difficoltà e affidarli a famiglie di amici o conoscenti, mentre dall’altra gestiva illecitamente fondi pubblici. L’indagine si concentra sull’affidamento di sei bambini legati ai servizi sociali dell’Unione Val d’Enza, un consorzio di sette comuni che condividono la gestione di molti servizi. La notizia è stata riportata da tutti i principali media italiani, che continuano a seguirne gli sviluppi».

Una “notiziola” per un’indagine come tante ne sono capitate, ma “Angeli e demoni” non è un’inchiesta come le altre perché riguarda quello che era considerato un modello, un progetto additato ad esempio per tutta la regione Emilia Romagna e anche oltre. Sono coinvolti politici, dirigenti dei servizi sociali e psicoterapeuti.

Ci sono tantissime intercettazioni, sono stati alterati i disegni dei bambini, è stata usata una macchina a impulsi elettrici per “pilotare” i ricordi dei bambini e poterli così togliere ai genitori. Si sono registrati casi di violenze ai danni di almeno due bambini affidati. Ci sono quasi trenta indagati: c’è il sindaco di Bibbiano accusato di abuso d’ufficio e falso (e si sono aggiunti anche un paio di ex sindaci di altri comuni della Val d’Enza). L’ordinanza del magistrato è di ben 277 pagine.

Insomma tanto materiale, altro che bufale o fake news, però, ovviamente, all’articolista interessa solo chi “estremizza” in quanto l’obiettivo è di far credere che tutti coloro che mantengono l’attenzione sulla vicenda “Angeli e demoni” siano estremisti, fanatici, bugiardi e simili.

Naturalmente su Facebook ci sono anche questi e più di qualcuno incappa in errori, ma per la giornalista “mantenere l’attenzione” diventa una «campagna d’odio». Così prosegue, infatti: «la campagna d’odio, anche in assenza di notizie, va alimentata: online le varianti morbose sono infinite, per forza ripetitive. Spesso ricostruzioni assolutamente false… Tra i più attivi su Facebook, gli account legati all’estrema destra. Un esempio, il «Gruppo Gnazio». I post con riferimenti a Bibbiano sono decine, i commenti assolutamente irripetibili. Tra quelli che senza vergogna si possono riprendere c’è: «Vauro ha la matita rotta, nessun commento sui bambini di Bibbiano?».

Esemplare poi la chiusura del pezzo che fa capire perché dovrebbe esserci silenzio su Bibbiano. «Questa squallida campagna di speculazione su una vicenda giudiziaria ancora agli esordi, cui prodest? A chi giova? Non certo ai bambini. Né a quelli vittime degli abusi – che per oltre il 70% avvengono in famiglia – né ai bambini presunte vittime degli errori del sistema di affidamento. A decidere non saranno né i social né le invocate “indagini giornalistiche”, ma la magistratura».

Da notare la ciliegina “per oltre il 70% degli abusi avvengono in famiglia” che non è certo il caso dell’inchiesta di Bibbiano dove gli unici abusi documentati sono quelli avvenuti dopo l’affido.

Ovviamente sulla vicenda deciderà la magistratura, però l’obiettivo di quanti puntamo l’attenzione su Bibbiano è quello di far sì che vicende simili non si ripetano più e quindi caldeggiare commissioni di inchiesta e modifiche legislative per evitare che i “ladri di bambini” possano agire impunemente e per dare più tutele sia alle famiglie, sia ai bambini, in quanto l’obiettivo dei servizi sociali e dei tribunali per i minori non deve essere quello di togliere i figli alle famiglie in difficoltà, ma aiutare le famiglie e consentire ai bambini di crescere con i propri genitori.

Evidentemente, però, a questo i giornalisti dei media mainstream non ci arrivano.

Lascia un commento

Gli ultimi articoli di Editoriali

Vai a In alto