Gli orrori di Bibbiano e il silenzio dei media

in Editoriali

Si “combatte” solo sui social la battaglia tra “Angeli e Demoni”, ovvero l’inchiesta sullo scandalo di Bibbiano (Reggio Emilia) che riguarda l’affidamento illecito di minori strappati dai servizi sociali alle proprie famiglie con accuse inventate per essere affidati a “case-famiglie” e a nuove coppie, spesso anche omosessuali, dove sono stati maltrattati anche con violenze sessuali.

Una vicenda davvero incredibile e orribile che ha visto l’arresto di 18 tra medici, assistenti sociali, liberi professionisti, psicologi e psicoterapeuti della Onlus Hansel e Gretel oltre al sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, del Pd, da poco rieletto con il 79% dei voti, accusato di abuso d’ufficio e di falso in atto pubblico per favorire questo sistema offrendogli, di fatto, copertura politica. Del resto, solo qualche mese prima, si era tenuto un grande convegno per “glorificare” il sistema dei servizi sociali adottato in provincia di Reggio Emilia.

Dalla mattina del 27 giugno è iniziata così una battaglia sui social che ha messo sul banco degli accusati il Pd e la sua gestione dei servizi sociali. Quanto ai principali quotidiani (Corriere della Sera, La Stampa, Repubblica), essi se ne sono occupati prudentemente solo i primi giorni, mentre poi sembra essere scattato l’obbligo del silenzio, come pure sui principali telegiornali e questo, nonostante che, di materiale, ce ne sia in abbondanza per approfondire e tenere alta l’attenzione, a partire dalle 277 pagine dell’Ordinanza dei magistrati, dalle interviste ai genitori che si sono visti strappare i figli e accusare di violenza, fino alle inquietanti connessioni e legami tra i coinvolti di oggi e vicende di alcuni anni fa.

Questo vergognoso silenzio è stato registrato anche dai lettori del Corriere della Sera, al punto che l’8 luglio scorso, nella rubrica “Italians” di Beppe Severgnini è stata pubblicata una lettera di Luca Neri in cui si afferma: «Indipendentemente dagli esiti di questa vicenda giudiziaria, non possiamo far finta di nulla. È l’occasione per discutere pubblicamente sul funzionamento della Giustizia, su come il nostro Paese gestisce i servizi di tutela, e sugli inopportuni intrecci tra servizi sociali, organizzazioni private e sistema giudiziario. Mi chiedo chi debba animare questo dibattito se non i principali giornali nazionali. Eppure il caso è seguito solo dai giornali di destra e dai giornali locali. Sono stati scritti fiumi di inchiostro sui mondiali femminili di calcio e pochissimo su questo argomento. Perché?».

Lettera rimasta senza risposta, ovviamente, ma il perché è chiaro: c’è il coinvolgimento di un sindaco del Pd (al quale sono stati confermati gli arresti domiciliari) e di esponenti della potentissima lobby LGBT. Emblematico, al riguardo, il silenzio del segretario del Pd, Nicola Zingaretti, in genere sempre pronto a esternare su tutto, ma silenzioso sull’inchiesta “Angeli e demoni”.

Il Partito Democratico, dinanzi alle accuse e a tanti messaggi denigratori che appaiono sui social ha, invece, deciso di reagire anche perché, non bisogna dimenticare che, prima della fine dell’anno, si voterà per le regionali in Emilia-Romagna. Lo scorso 4 luglio il vicesegretario, Andrea Orlando, e il responsabile per l’iniziativa politica della segreteria, Marco Miccoli, hanno quindi tenuto una conferenza stampa per annunciare di aver dato mandato a un pool di avvocati per presentare denuncia contro una «macchinazione a base di diffamazioni» che – a loro dire – sarebbe in corso sui social e che «dalle modalità con cui si presenta appare frutto di una organizzazione e non spontanea».

Secondo gli esponenti del Pd questa campagna si basa sull’hashtag “#Pdofili” e sue varianti. Quindi, al pool di avvocati sono stati dati due mandati: il primo è quello di una denuncia contro questa campagna diffamatoria «con cui in poche ore sono state rilanciate queste affermazioni e l’hashtag» e, in secondo luogo, di denunciare tutte le singole persone che rilanceranno l’hashtag e le affermazioni ritenute diffamatorie. Miccoli ha, quindi, mostrato ai cronisti un fascicolo di post apparsi sui social di account di militanti o politici di M5S, Lega e movimenti di destra come Casapound che rilanciano l’hashtag “#Pdofili”. «In gioco – ha detto Miccoli – c’è la qualità della nostra democrazia. Qui si può ripetere quello che è accaduto in Gran Bretagna con la Brexit e negli Usa, con campagne orchestrate in grado di cambiare i risultati elettorali; ma di più c’è un tentativo di far chiudere un partito, il Pd, perché l’accusa di pedofilia può ingenerare nel Paese una reazione scomposta. Per questo reagiremo denunciando ogni singola persona che rilancia queste diffamazioni».

Ecco il punto: ripetendo una strategia che già era costato il ridicolo (quando fu denunciato l’hastag #Mattarelladimettiti mobilitando la Magistratura per un complotto che sarebbe partito niente meno che… dalla Russia; denuncia poi sbugiardata da una puntuale inchiesta di Marco Travaglio su Il Fatto quotidiano) si accusano i social di essere manovrati solo perché sono la vera “vox populi”, sapendo benissimo che, invece, sui media mainstream ci sarà solo silenzio e tentativi di minimizzare la questione.

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